TEODORICO IL GRANDE, RE DEGLI OSTROGOTI

TEODORICO il Grande, re degli OSTROGOTI. - Figlio di Teodomiro, della dinastia sovrana degli

Amali, n. ca. il 454. Il padre, capo degli Ostrogoti quali foderati entro i confini dell'Impero in Pannonia e nel Norico, dovette mandarlo ancora fanciullo come ostaggio alla corte di Bisanzio, ove rimase per dieci anni. A venti anni dal padre morente fu designato a succedergli, e riconosciuto dal popolo come capo.

Interpretando a suo modo i propri doveri di federato, ora aiutò, ora ricattò il governo imperiale, riuscendo sempre, anche quando ne devastò qualche provincia, ad avvantaggiare la propria posizione. L'appoggio dato all'imperatore Zenone contro l'usurpatore Basilisco gli valse il titolo di patrizio, l'onore del consolato (a. 484) e l'ufficio di magister utriusque militiae. Dopo ciò riuscì a farsi assegnare dal debole Zenone l'incarico di restituire l'Italia occupata da Odoacre a più diretta dipendenza dell'Impero, preparando al tempo stesso ai suoi Goti nuove sedi in terre migliori. A Zenone del resto doveva sorridere l'idea, se non di riacquistare l'Italia, quella di tenere un po' lontano il turbolento magister. La spedizione non ebbe carattere semplicemente militare, ma quella non nuova di una emigrazione di masse, che dietro i soldati conduceva forme di non combattenti, donne, vecchi, bambini. La resistenza di Odoacre non fu fortunata, e in due successivi scontri sull'Isone e presso Verona fu battuto. Odoacre s'era chiuso a Ravenna, ma poi le sorti sembrarono mutarsi, e T. venne a trovarsi in gravi difficoltà presso Pavia, fino a quando non vennero a soccorrerlo schiere di Visigoti dalla Gallia. Riprese l'offensiva, e riportata una nuova vittoria sull'Adda, intraprese l'assedio di Ravenna durato quasi tre anni, durante i quali T. ebbe agito di compiere la conquista di tutta la penisola. Finalmente per intromissione del vescovo di Ravenna si venne alla pace, per la quale Odoacre e T. avrebbero dovuto dividersi il governo dell'Italia, nominalmente riconnessa all'Impero di Bisanzio. Ma pochi giorni dopo durante un banchetto Odoacre fu da T. fatto uccidere, e con lui molti dei suoi. Si proclamò che Odoacre tendeva insidie, e T., confermato re dai suoi Goti, agì come sovrano sui Goti e sui Romani. Fu per ciò per qualche anno in contrasto con la corte di Bisanzio, che impotente finì per cedere, rinviando a T. quelle insegne imperiali, che il Senato romano, acconsentendo alla deposizione di Romolo Augustolo, aveva restituito a Costantinopoli. In qualche modo era però ancora riconosciuta una supremazia morale all'Impero di Bisanzio.

Il governo di T. fu da principio moderato e saggio; la distribuzione ai suoi Goti di un terzo delle terre italiane poté compiersi forse senza troppe difficoltà, dato lo spopolamento della penisola e il fatto che si poté profittare delle terre già appartenute a Odoacre e ai suoi. Per il resto T. conservò gli antichi ordinamenti romani, dando agli Italiani le magistrature civili, e affidando ai Goti le armi e i comandi militari. Molto si adoperò, perché tra le due genti non sorgessero dissidi o intolleranze, cercò di favorire la ripresa agricola cui tanto danno avevano arrecato i precedenti avvenimenti, mostrò di tenere in alta considerazione la cultura romana, e ne volle vicini i più illustri rappresentanti: Cassiodoro, Boezio, il vescovo di Pavia Ennodo. Grandi cure rivolse alla conservazione degli edifici monumentali, specialmente a Roma e a Ravenna, dove ne eresse anche di nuovi.

T. riuscì generalmente a conservare la pace coi sovrani degli Stati barbarici d'Occidente, sui quali poté anche ottenere quasi un certo riconoscimento di primato, sia con il prestigio di patrizio romano e di generale dell'Impero, sia concludendo parentati con parecchi di essi. Assicurò i confini d'Italia, annettendovi l'Italia, la Rezia, il Norico senza attendere il beneplacito dell'Imperatore, per cui si ebbero reazioni bizantine, concretatesi in vane incursioni di flotte imperiali sulle coste adriatiche d'Italia. Più importante fu l'intervento di T. nella lotta tra il proprio cognato Clodoveo re dei Franchi e il proprio genero Alarico II re dei Visigoti. Quando quest'ultimo fu vinto e ucciso nel 507, T. inviò un esercito che vinse i Franchi presso Arles. Conseguenza della vittoria fu l'annessione della Provenza all'Italia e, poco dopo, l'assunzione del governo della parte visigotica della Spagna, quale tutore del figlio di Alarico II. L'autorità di T. venne pertanto ad estendersi dall'Illirico all'Atlantico. Anche nelle questioni religiose T. mostrò tanto ed equanimità. Ariano e re d'un popolo ariano, rispettò la religione degli Italiani, e conservò i privilegi della Chiesa cattolica.

Ma ciò nonostante era quasi impossibile per un sovrano barbaro guadagnarsi in tutto la devozione e la fedeltà degli Italiani, e impossibile accontentare sempre le avidità dei suoi Goti. Questi insuccessi, come pure l'invecchiare senza avere un erede, amareggiarono il Re. Divenne sospettoso, irascibile, ingiusto, mentre sul trono di Costantinopoli a sovrani deboli succedeva un duro soldato macedone. Giustino, che si tenne subito molto vicino il nipote Giustiniano. Fervido ortodosso, Giustino esercitò pressioni sugli eretici del suo Impero e in particolar modo sugli ariani. T. volle che il papa Giovanni I si recasse a Costantinopoli per dissuadere l'Imperatore dalla persecuzione antiariana. L'ambascerà non ebbe naturalmente successo e, al suo ritorno, il Papa fu cacciato in prigione, dove morì. Vittima di queste turbate relazioni furono pure Boezio e il suocero di lui Simmaco. Morendo T. raccomandò ai suoi Goti di riconoscere loro re il giovamento Atalarico, figlio della propria figlia Amalassunta, di osservare le leggi, di rispettare l'imperatore, di vivere in buon accordo con il senato e con il popolo romano. - Vedi tav. CXXXVIII.

Bibl.: fonti storiche antiche: Cassiodoro, Variae, in MGH, Aut. ant., XII; Ennodo, Opera, ibid., VII, IX; Jordanes, Ge-tica, ibid., V; G. Pfeilschüter, Theoderich der Grosse, Magonza 1910; E. Caspar, Theoderich der Grosse und das Papttum, Monaco 1931; R. Solmi, Le dominazioni barbariche in Italia, I, Milano 1940, pp. 163-218; W. Ensslin, Theoderich der Grosse, Monaco 1947.