Enciclopedia Cattolica vol. XI, 1953 Storia, storici e biografie varie Storici, biografie varie

TEODOSIO I, IMPERATORE ROMANO

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Noto anche come: tedesco: Theodosius der Große; inglese: Theodosius the Great; spagnolo: Teodosio el Grande; francese: Théodose le Grand; latino: Flavius Theodosius

TEODOSIO I, IMPERATORE ROMANO. - N. a Cauca l'11 genn. 347, m. a Milano il 17 genn. 395. Entrato nell'esercito seguì il padre nelle campagne di Britannia e d'Africa, ma dopo la sua tragica morte (376) si ritirò a vita privata. Fu richiamato in servizio da Graziano dopo la battaglia di Adrianopoli (378) con il grado di magister equitum; poco dopo fu nominato Augusto (genn. 379) e gli fu affidato l'Impero d'Oriente. Si adoperò subito con avveduta azione militare e diplomatica a pacificare quelle province stroncando le velleità dei barbari che predavano ai confini.

Nell'ag. 383 Magno Massimo fu proclamato imperatore dai soldati della Britannia, e scese in Gallia; Graziano abbandonato dalle truppe si rifugiò a Lione, ma fu tradito ed ucciso dal governatore della città. T. costretto dagli eventi incalzanti accettò il fatto compiuto e riconobbe a Massimo il governo della Britannia, della Gallia e della Spagna. Nel 387 però l'usurpatore scese in Italia con l'evidente scopo d'impadronirsene; Valentiniano II insieme con la madre Giovina fuggirono a Tessalonica. T. non poteva tollerare oltre e, pacificati i confini orientali dell'Impero mediante un accordo con la Persia, marciò contro Massimo; questi fu sconfitto a Petovio e, rifugiatosi ad Aquileia, fu tradito dagli stessi suoi soldati e ucciso (ag. 388). Mentre il generale Arbogaste pacificava la Gallia sconfiggendo il figlio di Massimo, Flavio Vittore, T. si trattenne in Italia fino al 391. In questo periodo ebbe i due famosi conflitti con s. Ambrogio nei quali il Santo riuscì, in nome della sua autorità spirituale, ad imporre la sua volontà al focoso Imperatore. A Callinico (Cappadocia) i cristiani avevano bruciato la sinagoga; T. dispose che fosse edificata a spese del vescovo della città, ma Ambrogio ottenne che l'ordine fosse revocato (s. Ambrogio, Epist., 40 sg.: PL 16, 1148-69). Più importante e clamorosa la questione di Tessalonica; quivi i cittadini, che non avevano potuto ottenere la liberazione di un auriga, si erano sollevati ed avevano ucciso le autorità. T. ordinò una rappresaglia nella quale furono massacrate alcune migliaia di persone. S. Ambrogio protestò energicamente contro l'atto brutale e scrisse una lettera all'Imperatore minacciandolo di scomunica, se non facesse penitenza; dopo tergiversazioni T. si sottomise umilmente alle ingiunzioni del vescovo e nel Natale del 390 fu riammesso alla Comunione (s. Ambrogio, Epist., 51: De obitu Theodosis: PL 16, 1209-14, 1447-68).

TEODOSIO I, IMPERATORE ROMANO - Missorium di T. I con Valentiniano II e Arcadio. Clipeo argenteo del 388 con l'iscrizione IN THEODOSIVA PERFET. AUG. OR DIEM FELICISSIMVM X. - Madrid, Accademia reale.
TEODOSIO I, IMPERATORE ROMANO - Missorium di T. I con Valentiniano II e Arcadio. Clipeo argenteo del 388 con l'iscrizione IN THEODOSIVA PERFET. AUG. OR DIEM FELICISSIMVM X. - Madrid, Accademia reale.(da L. Brchier, La sculpture et les arts mineurs byzantins, Parigi 1938, rev. 51)

Ritornato in Oriente, T. dovette ancora combattere contro i barbari con i quali, dopo averli vinti, nel 392 concluse un trattato di pace. In Occidente però sorgeva un altro usurpatore; il generale Arbogaste, dopo la morte di Valentiniano II (maggio 392), forse da lui fatto assassinare, fece proclamare imperatore il retore Flavio Eugenio. Appoggiandosi al partito pagano, capitano dal prefetto del pretorio Nicomaco Flaviano, Eugenio venne in Italia; T. gli mosse contro e lo sconfisse presso il fiume Frigido (Friuli): Eugenio ed Arbogaste furono uccisi in combattimento (estate 394). L'Impero romano ritornava ancora una volta nelle mani di un solo sovrano degno e capace di assicurare benessere e tranquillità per tutti, ma le speranze furono presto frustrate, poiché, ammalatosi gravemente, T. moriva a Milano nel genn. 395 lasciando eredi i due figli Arcadio ed Onorio che già nel 393 aveva nominati Augusti.

Se l'attività di T. fu benefica verso l'Impero non meno importante fu la sua politica religiosa nei riguardi del cattolicesimo e del paganesimo; sancì infatti il trionfo definitivo del primo sulle varie sette eretiche ed accelerò la scomparsa del secondo che aveva ancora fanatici sostenitori nel ceto senatoriale. T. non inferì direttamente contro le persone, ma continuando la politica di Costanzo II e di Graziano riuscì a raggiungere pienamente lo scopo. Nel 381 e 383 privava dei diritti civili gli apostati (Cod. Theod., XVI, 7, 1-2). Dopo la morte di Graziano inviò in Egitto il prefetto Cinegio con l'ordine esplicito di vietare l'idolatria e chiudere i templi. Trovandosi a Roma, dopo la vittoria su Massimo, respinse le iterate istanze del Senato che chiedeva il ripristinamento dell'ara della Vittoria, ed anzi in un discorso esortò gli stessi senatori ad abbandonare le loro superstizioni pagane ed abbracciare il cattolicesimo. Poco dopo tolse ogni contributo statale per il culto dei templi e vietò per Roma ogni cerimonia pubblica pagana, minacciando gravi pene contro le autorità che le tollerassero (ibid., XVI, 10, 10); lo stesso decreto fu esteso all'Egitto (ibid., XVI, 10, 11) e nel 392 per tutto l'Impero stabilendo multe e confische contro i trasgressori (ibid., XVI, 10, 12). Finalmente dopo la vittoria sull'usurpatore Eugenio applicò con più rigore tutte le leggi precedentemente emanate contro il paganesimo.

Questa azione svolta da T. contro l'idolatria oltre che ispirata dal suo sentimento di cristiano convinto scaturiva anche dalla constatazione che il paganesimo non poteva più sorreggere il vecchio Impero da ogni parte minacciato dai barbari; solo il cristianesimo poteva infondergli una nuova linfa e permeandolo della sua cattolicità ne avrebbe potuto salvare e conservare la perennità. Il vero ed unico cristianesimo di T. perciò non poteva essere che quello cattolico, lo stesso che Pietro aveva predicato a Roma e che insegnava il suo successore Damaso (ibid., XVI, 1, 2). Da ciò deriva tutta la sua politica religiosa nel combattere le eresie ed in modo particolare quella che nel sec. IV più di tutte aveva attentato all'ortodossia cattolica: l'arianesimo. Già fin dall'inizio del suo governo, essendosi ammalato a Tessalonica, chiese il Battesimo dal vescovo locale, ma prima di riceverlo volle accertarsi che egli fosse ortodosso. Stabilitosi a Costantinopoli nel 380, prima sua cura fu quella di indurre l'ariano patriarca Demofilo ad aderire alla fede cattolica, e poiché questi si rifiutò riconobbe il cattolico s. Gregorio al quale restituì tutte le chiese della città (ibid., XVI, 5, 6). Partecipò al Concilio del 381 e ne confermò le decisioni contro gli eretici (ibid., XVI, 1, 3). Nel 383 volle tentare una pacificazione tra le varie sette, e convocò a Costantinopoli i capi per esaminare le rispettive professioni di fede; le discussioni non approdarono a nulla ed allora T., accettata quella cattolica, fece bruciare tutte le altre, e promulgò diversi editti vietando ogni adunanza di eretici (ibid., XVI, 5, 11-13).

La molteplice attività legislativa di T. condusse così presto alla totale scomparsa dell'arianesimo nell'Impero.

Bibliografia10 opere
BIBL.: A. Guldenpennung, Kaiser Theodosius der Graue, Halle 1878; A. Marpurgo, Arbogaste e l'Impero rom. dal 379 al 394, Trieste 1883; U. Benigni, Stor. sociale della Chiesa, II, Milano 1912, pp. 285-330; H. von Campenhausen, Ambrosius von Mailand als Kircherspolitiker, Berlino 1920; J.-R. Palanque, St. Ambroise et l'Empire romain, Parigi 1933; B. Biondi, L'influenza di s. Ambrogio sulla legidax. relig. del suo tempo, in S. Ambrogio nel XVI centenario della nascita, Milano 1940, pp. 339-420; A. Saba, L'opera politica di s. Ambrogio, ibid., pp. 535-60; A. Paredi, S. Ambrogio e la sua età, Milano 1941; Fliche-Martin-Frutz, III, p. 513 sgg.; W. Ensslin, La politica eccles. dell'imperatore T. agli inizi del suo governo, in Nuovo Didakhoion, 2 (1948), pp. 5-35.

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Di Agostino Amore

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Testo originale: Enciclopedia Cattolica, vol. XI (1953), coll. 1942–1944.

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Amore, Agostino. “Teodosio I, imperatore romano.” In Enciclopedia Cattolica, vol. XI, coll. 1942–1944. Città del Vaticano: Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1953. https://azioneromana.com/it/article/teodosio-i-imperatore-romano.

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Amore, Agostino. “Teodosio I, imperatore romano.” Enciclopedia Cattolica, vol. XI, Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1953, coll. 1942–1944. Azione Romana, https://azioneromana.com/it/article/teodosio-i-imperatore-romano.

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