TEOLOGIA DIALETTICA (BARTHIANA)

TEOLOGIA DIALETTICA (BARTHIANA). - Con questa espressione si indica una corrente dottrinale manifestatasi nel protestantesimo tedesco alla fine della prima guerra mondiale.

I teologi Karl Barth, Fr. Gogarten e E. Thurneysen ne sono i fondatori: uniti più da una comune opposizione contro un liberalismo spinto che dall'elaborazione dei principi dottrinali accettati da tutti. Sembra, perciò, più logico studiare la t. d. nel suo esponente principale, osservando, una volta per sempre, che ognuno dei teologi vi fa parte, in una misura più o meno grande. Se il Römerbrief di K. Barth, apparso la prima volta nell'autunno 1918, ma conosciuto soprattutto nell'edizione totalmente riveduta del 1921, ebbe tanta risonanza, fu particolarmente perché ne era autore un giovane teologo (Barth è nato nel 1886), educato alla scuola liberale. Barth da giovane appartenne al liberalismo, fu allievo di W. Hermann a Marburgo e discepolo entusiasta di Harnack a Berlino. Alla fine dei suoi studi, Barth era stato completamente guadagnato alla causa della scuola moderna, per la quale il cristianesimo, Schleiermacher (v.) e di Kitschl (v.), era un fenomeno da studiare secondo i metodi critici e un affare di esperienza personale con tendenze prevalentemente morali. La volontà di sganciarsi da tale corrente rese celebre il Römerbrief di Barth.

I principi, che questa prima opera di Barth esponeva, furono chiaramente formulati in una conferenza del 1922, intitolata: La Parola di Dio: compito della teologia. Il principale rimprovero che Barth faceva al liberalismo era di ignorare Dio, di non considerarlo che come il prolungamento di una esperienza psicologica umana. La corrente dialettica, invece, è contrassegnata dalla volontà espressa di affermare Dio come il completamente distinto. Su Barth e sulla t. d. in genere, il pensiero di Sören Kierkegaard ha esercitato un notevole influsso. Nelle prime righe della seconda edizione di Römerbrief, Barth lo confessa senza alcuna reticenza.

L'apparato dialettico e i problemi ad esso connessi furono abbandonati da Barth verso il 1930. Egli considera come inizio di un nuovo periodo nel suo pensiero l'opera pubblicata nel 1931 sulla prova anselmiana dell'esistenza di Dio. Anche recentemente, fin dagli incontri internazionali di Ginevra del 1949, Barth ha tenuto a sottolineare l'evoluzione del suo pensiero dagli atteggiamenti anteriori. Il pensiero barthiano si organizza intorno a una decisa reazione contro la possibilità dell'intelligenza umana. Nella prefazione al primo libro della Kirchliche Dogmatik, non esita a dire che l'analogia entis è invenzione dell'anticristo e che ogni altro motivo addotto per non farsi cattolico è semplicemente futile. Nell'analogia egli

vede, in realtà, come un tentativo di realizzare una impossibile sintesi tra Dio e l'uomo. Nel 1934, polemizzando con E. Brenner, già suo discepolo, precisò maggiormente la sua posizione. Ecco come la riassume il Brenner: « Né la natura razionale, né la disposizione alla cultura, né qualsiasi altro elemento umano possono minimamente essere considerati come tracce o resti di una somiglianza di Dio smarrita in seguito al peccato. Per lo stesso motivo, non si può ammettere nell'uomo un punto di inscrizione (Anknüpfungspunkt) per l'azione salvifica di Dio. Ciò andrebbe contro la tesi dell'azione esclusiva della Grazia di Cristo, centro della teologia scritturistica dei riformatori ». L'esclusione dell'analogia entis è dunque basata su questa eterogeneità profonda fra l'uomo e Dio (nella quale è difficile scindere la parte dell'uomo come uomo e dell'uomo come peccatore), che produce un netto distacco dell'uomo da Dio.

A voler parlare propriamente, sia prima che dopo la Rivelazione, la conoscenza dell'uomo non può innalzarsi fino a Dio. Tale pessimismo profondo sulla natura e la condizione dell'uomo finisce con il compromettere l'esistenza stessa di una teologia. E. Brunner l'ha giustamente notato: « L'analogia entis non ha nulla di specificamente cattolico; essa è la base di qualsiasi teologia, tanto cattolica che pagana ». Se l'uomo è separato da Dio, non è tuttavia Dio separato dall'uomo. L'analogia fidei che viene a sostituire l'analogia entis permette così a Barth di insistere sulla nozione di Dio come soggetto operante e sui suoi attributi di sovranità e libertà. Si può fare la seguente sintesi: se l'uomo non conosce Dio, Dio tuttavia conosce l'uomo e tale conoscenza dell'uomo da parte di Dio costituisce precisamente il fatto della fede.

Nelle opere più recenti Barth adopera largamente una nuova categoria teologica, l'analogia relationis, la quale rende possibile una comprensione teologica dell'uomo, fondata sulla vita stessa di Dio. Dio, che è Trinità, è essenzialmente l'essere nella relazione. A questa prima relazione sussistente corrisponde, per modo di analogia, una seconda relazione, quella che costituisce il Cristo. Gesù, infatti, è per Barth la relazione tra l'essere di Dio e l'essere degli uomini. Egli è Dio per gli uomini. Una terza relazione, infine, analoga alle due precedenti, costituisce lo stesso essere dell'uomo. « L'uomo esiste nel suo libero incontro con l'uomo, nella relazione vissuta tra lui e il suo prossimo, tra l'Io e il Tu, tra l'uomo e la donna. L'uomo isolato non è uomo. Umanità significa co-umanità ». Perciò, soltanto nella vita trinitaria e nell'essere del Cristo noi comprendiamo l'uomo. Come hanno fatto notare parecchi teologi protestanti, tale analogia relationis contiene, in realtà, l'analogia entis. Così Barth non può conservare la sua distinzione che forzando la categoria di analogia entis, dandole un significato che nessuno, lui eccettuato, le dà. Egli attribuisce alla nozione di « essere » dei teologi cattolici un valore (praticamente univoco) che questi, invece, non le hanno mai attribuito.

Storicamente il pensiero barthiano ha avuto un notevole influsso: ha sganciato la teologia protestante dalle pastoie del liberalismo. La critica da lui fatta al liberalismo è l'elemento più vivo nella sua opera. Egli ha mostrato che la scienza di un Harnack o di Herrmann non erano teologia, ma un « umanesimo » presuntuoso. Tuttavia, su tale legittima opposizione, Barth ha tentato una teologia che, se ha indubbiamente favorito un rinnovamento degli studi biblici, non avendo, d'altra parte, rispettato il dato scritturistico, è sfociata in una dottrina della trascendenza divina senza reale comunicazione, in una cristologia che non si inserisce nel nostro tempo, e nella nostra storia, e in una antropologia con sfondo decisamente pessimista. Oltre gli influaci filosofici che Barth ha subito, occorre riconoscere nella sua opera l'eco dell'interpretazione protestante del messaggio evangelico: il peccato che, raggiungendo fin le radici dell'uomo, corrompe l'uomo in se stesso e in tutte le sue manifestazioni.

BIBL.: J. Hamer, Karl Barth. Etude sur sa méthode dogmatique, Parigi-Bruges 1949 (contiene una bibl. completa sia delle opere del Barth sia degli studi già fatti su di esse); L. Malevez, L'antropologie chrétienne de Karl Barth, in Rech. de science relig., 38 (1951), pp. 37-81.
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“TEOLOGIA DIALETTICA (BARTHIANA).” Enciclopedia Cattolica, vol. XI (1953), p. 1182. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/teologia-dialettica-barthiana.