TIEPOLO, GIAN DOMENICO - Pagliacci sotto l'ombrello - Venezia, Ca' Rezzonico.
razione di Palazzo Labia, in cui, collaborando col Mengozzi-Colonna, affrescò mirabilmente l'Incontro di Antonio e Cleopatra ed il Banchetto di Cleopatra, con altre scene minori nella sala centrale: esempio insuperabile di gioioso e solare illusionismo pittorico. In questo periodo, il T. si allontanò da Venezia solo nel 1743, per affrescare la Villa Cordellina a Montecchio Maggiore presso Vicenza con scene della Generosità di Scipione e la Famiglia di Dario; purtroppo malandate e lasciate dai proprietari della villa in completo abbandono (il soffitto fu trasportato nel 1919 al Museo di Vicenza per le pessime condizioni della Villa).
Ripetutamente sollecitato a decorare la Residenza di Würzburg, il T. giunse con i figli Domenico (ventitreenne) e Lorenzo (quattordicenne) il 12 dic. 1750 nella capitale della Franconia, accolto splendidamente dal principe vescovo Carlo Filippo di Greifenklau. Nei tre anni del soggiorno tedesco, il T., colmato di onori, creò con i suoi affreschi del salone imperiale (Kaisersaal), dove raffigurò nel soffitto Apollo che conduce al Barbarossa la sposa ed alle pareti le Nozze di Barbarossa e l'Investitura del vescovo Aroldo, nonché nel soffitto dell'immenso scalone una sbalorditiva Apoteosi dell'Olimpo, il più monumentale complesso di affreschi esistente, e forse il suo capolavoro assoluto: certo una delle più solenni creazioni artistiche dell'epoca. Dipinse ancora le due grandi pale di altare per la cappella della Residenza stessa (1752) e l'Epifania (1753) per la chiesa di Schwarzach (ora nella Pinacoteca di Monaco di B.). Ritornato a Venezia sul finire del 1753, il T., ora avendo a grande aiuto l'opera dei figli, riprese la sua attività febbrile; e certo in questo periodo, e forse poco prima, affrescò la Villa Soderini a Nervesa (distrutta nella guerra nel 1917).
Nel giugno 1754 venivano iniziati, e nell'ag. 1755 finiti gli affreschi al soffitto della Chiesa della Pietà: creazione tra le più auree, luminose e musicali dell'artista. Nell'autunno del 1755 o nella primavera del '56, affrescò la Villa Contarini alla Mira, raffigurandovi, tra l'altro, un Ricevimento di Enrico III, ora al Museo Jacquemart-André a Parigi. Nel 1757 è a Vicenza, dove affresca, aiutato dal figlio Domenico, il delizioso complesso della Villa Valmarana (affreschi già ritenuti erroneamente tutti di mano del T., e di vent'anni più antichi); nonché il soffitto

(per cortesia del dott. R. Aserini)
Un ricchissimo corredo di disegni fiancheggia l'attività pittorica del T. Quasi ogni tappa della sua carriera è documentata da studi preparatori a sanguigna come a carboncino, a penna come a seppia acquerellata; oltre un migliaio di fogli conosciuti; una piccola parte di quanto il vulcanico artista produsse. Ne possiedono gruppi sostanziosi il Museo Correr a Venezia, il Museo Horne a Firenze, il Victoria and Albert Museum di Londra, la Morgan Library ed il Metropolitan Museum
di Nuova-York; mentre il gruppo più cospicuo è quello già del barone Sartorio, ora al Museo civico di Trieste. Al T. si debbono anche alcune serie d'incisioni, che sono tra le cose più squisite dell'epoca, sia per la freschezza e luminosità del segno, sia per lo spirito delle invenzioni; in tutto dieci Capricci, ventitré scherzi di fantasia, una Epifania, un S. Giuseppe ed altri due o tre pezzi controversi, oltre a poche illustrazioni e vignette per libri.
Impossibile elencare qui tutte le opere dipinte dal T.; si ricordano, oltre a quelle indicate più sopra, le principali: Amburgo, Kunsthalle: Preghiera nell'orto e Incoronazione di spine; Angers, Museo: Bozzetto per il soffitto della Villa Pisani (1760); Arcangelo, U.R.S.S.: Incontro di Antonio e Cleopatra e Banchetto di Cleopatra; Bergamo, Duomo: Martirio di s. Giovanni Vescovo (1743); Berlino, Museo: Martirio di s. Agata; Burano, chiesa di S. Martino: Crocefissione; Castelgomberto, coll. Conte da Schio: Ulisse scopre Achille (e due laterali) già in Palazzo Sandi a Venezia; Chicago, Art Institute: quattro tele con storie di Rinaldo e Armida; Dresda, Galleria: Maria bambina presentata al Padraterno, 1759, già a Cividale; Bolzano, chiesa parr.: Battesimo dell'imperatore Costantino, 1759; Francoforte, Istituto Staedel: I santi della famiglia Crotta, 1754; Leningrado, Ermitage: Mecenate presenta le Arti ad Augusto; Londra, National Gallery: S. Massimo e s. Osvaldo; S. Agostino e altri santi; Le nozze di Barbarossa; Conte Seilern: quattro bozzetti per le pale di Aranjuez; Lugano, coll. Thyssen: Morte di Giacinto; Madrid, Prado: Immacolata; Melbourne (Australia), National Gallery: Convito di Cleopatra, già all'Ermitage; Milano, Brera: La Madonna del Carmelo; coll. M. Crespi: La famiglia di Dario davanti ad Alessandro, bozzetto per la Villa Cordellina, 1743; coll. Rasini: Ripudio di Agar (1717 o '19, prima opera conosciuta firmata e datata); coll. Treccani: Predica del Battista; Mirano, chiesa parrocchiale: Miracolo di s. Antonio da Padova; Monaco, Pinacoteca: Rinaldo e Armida e Rinaldo abbandona Armida; Montréal (Canadà), Museo: Alessandro e Campaspe nello studio di Apelle; Nuova York, Metropolitan Museum: S. Tecla (bozzetto per Este); Apoteosi della Monarchia spagnuola (bozzetto per Madrid); Oranienbaum (U.R.S.S.), Castello: Marte con le Grazie, soffitto; Padova, Basilica del Santo: Martirio di s. Agata, 1737; Parigi, Louvre: Ultima cena; Apollo e Dafne; Museo Cognacq-Jay: Convito di Nabal e Abigail; Parma, Pinacoteca: S. Fedele di Sigmaringen; Filadelfia (U.S.A.), Johnson Coll.: Venere e Vulcano; Rovetta, chiesa parr.: Pala d'Ognissanti, 1734; Stoccarda, Galleria: Apollo, bozzetto per Würzburg; Stoccolma, Museo: Magnumità di Scipione, bozzetto per la Villa Cordellina, 1743; Museo dell'Università: Danae; Torino, Pinacoteca: Trionfo di Aureliano; Udine, Museo: Consilium in arena (in collaborazione con Domenico), 1748-50; Venezia, Accademia: quattro tele con soggetti mitologici, ca. 1720-22; Trasporto della S. Casa di Loreto, bozzetto per gli Scalzi, 1743; Invenzione della Croce, già nella chiesa delle Cappuccine; Galleria Querini-Stampalia: Ritratto del procuratore Querini; chiesa dei Gesuati: Madonna e tre Sante; chiesa di S. Stae: Martirio di s. Bartolomeo, ca. 1721; Palazzo Ducale; Nettuno offre a Venezia i doni del mare; Vicenza, Pinacoteca: Immacolata, Allegoria della fama (dalla Villa Cordellina), il Tempo che scopre la Verità; Vienna, Accademia: Fetonte ed Apollo, bozzetto per il Palazzo Clerici di Milano, 1731; Washington, National Gallery: Timoclea e il comandante (già nel Palazzo Barbaro a Venezia), Apollo e Dafne; Apoteosi della Spagna, 1762, bozzetto per Madrid; Würzburg, Università: Famiglia di Dario e Muzio Scovola.
L'importanza del T. nell'arte del Settecento europeo fu grande: non soltanto in Italia egli ebbe scolari ed imitatori numerosi, ma anche nella Germania meridionale e nell'Austria, e sin nella Spagna, se si pensa al Goya, che certo vide le sue opere ed ammirò i suoi Capricci e Scherzi di fantasia. Il neoclassicismo oscurò la fama del T., ma solo per breve tempo; perché rinacque con il romanticismo di Delacroix e soprattutto con gli impressionisti che videro nelle luminosità del T., nel guizzare estroso delle sue improvvisazioni, un precedente
tra i più vivaci e brillanti. Ed è tuttora valido il giudizio del Berenson (1894): «il T. non sembra l'ultimo dei grandi maestri, quanto il primo dei nuovi; le opere che lasciò in Spagna, ci spiegano largamente la rinascita pittorica spagnola del Goya; che, a sua volta, ebbe grande influenza su molti tra i migliori francesi moderni».
La critica d'arte degli ultimi decenni ha riscoperto un nuovo capitolo sulla giovinezza del T., ha chiarito la cronologia delle sue opere, ha sceverato la parte avuta dal figlio Domenico, ed ha messo in luce l'interessantissima personalità pittorica di quest'ultimo.
GIAN DOMENICO. - Pittore, n. a Venezia il 30 ag. 1727 e quivi m. il 3 marzo 1804. Fu educato nell'arte dal padre Giov. Battista, fu suo fedelissimo collaboratore sino alla di lui morte.
Oggi a differenza del passato si riconosce in D. una personalità ben individuabile, che ad un certo momento riesce a realizzare una pittura più popolare, rivolta al mutato gusto dei tempi e, si dica pure, meno aristocratica di quella del padre. Manifestò presto la sua simpatia per la corrente illustrativa, o di genere, della pittura veneziana; ma nella sua collaborazione col padre dovette assoggettarsi a tradurre in affresco (e più raramente, su tela) i di lui cartoni o «modelletti». Sin dal periodo di Würzburg, a ventitré anni, egli crea opere nelle quali il suo pungente estro moderno è già evidente; così nella Villa Valmarana; così nel periodo spagnolo; e soprattutto dopo la morte del genitore. Dotato di spirito inventivo inesauribile, basterebbero le sue incisioni ed i suoi cento e cento disegni, nei quali è a volte sarcastico o drammatico, o semplicemente fantasioso, a farne una figura di singolare risalto. Dopo i soggiorni in Germania (1751-53) ed in Spagna (1762-70) si stabilì a Venezia; nel 1783 fu chiamato a Genova ad affrescare il soffitto del Palazzo Ducale; indi tornò nella sua città natale e vi rimase sino alla morte.
Poco dopo il 1745 affresca a Brescia nella chiesa dei SS. Faustino e Giovita e nella vicina Canonica; nel '47 fornisce per la chiesa di S. Polo a Venezia quattordici stazioni della Via Crucis; nel '49 dipinge nella Villa di Zianigo (dove affrescherà ancora nel 1771, 1791 e '93); a Würzburg fornì tre sopraporie per la Residenza, nel 1757 firma e data le scene carnevalesche nella Foresteria della Villa Valmarana a Vicenza, dove decora altre sale; nel 1759 affresca in Udine il fregio monocromo nella chiesa della Purità; è menzionato nella Fraglia pittorica nel 1761 e nel 1775; sposa il 20 ott. 1776 a Venezia Margherita Moscheni, da cui ha due figli; dal 1780 all'83 è Presidente dell'Accademia.
Lo studio dello sviluppo artistico di G. Domenico T. è stato falsato dalla erronea lettura della data delle pitture della Villa Valmarana, ritenute del 1737 anziché 1757. Ma già nelle scene della Via Crucis appaiono identificabili le differenze di stile tra le opere sue e quelle del padre
