TIEPOLO, GIOVANNI BATTISTA

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TIEPOLO, GIOVANNI BATTISTA. - Pittore, n. a Venezia il 5 marzo 1696, m. a Madrid il 27 marzo 1770. Figlio di Domenico «parcenevole di vascello», cioè comproprietario di nave mercantile, e di Orsola; padre di Gian Domenico e di Lorenzo, ugualmente pittori. È universalmente riconosciuto come il più grande pittore del Settecento.

Giovinetto, alla scuola di Gregorio Lazzarini apprese i rudimenti dell'arte. Si formò poi da sé, sull'esempio del Piazzetta, del Bencovich e del Ricci; e più avanti, liberatosi dalla corrente tenebrosa, soprattutto s'ispirò a Paolo Veronese. Ingegno precoce, esposto a vent'anni un Faraone sommerso, ch'ebbe gran successo, per la festa di s. Rocco. Nel 1716 dipinge per la chiesa dell'Ospedale di Sacrificio d'Abramo, tuttora esistente. Nel 1717 è nominato nei libri della «fraglia» pittorica; il 21 nov. 1719 sposa Cecilia Guardi, sorella dei pittori Antonio e Francesco, e ne ha nove figli. Dopo i primi saggi in pitture da cavalletto, il T. s'impone come grande effreschezza; e in oltre mezzo secolo di operosità, che ha del prodigioso, egli nobilita l'affresco, già ridotto al compito di «arte decorativa», riportandolo all'alto livello artistico dei tempi aurei di Giorgione e Tiziano. Già nel soffitto di Palazzo Sandi a Venezia, affrescato poco prima del 1725, in cui raffigurò la Forza dell'eloquenza, appare in pieno sviluppo l'impeto creativo del giovane artista. Un nuovo afflato drammatico, un attentissimo studio di movimenti, uno scattante gioco di luci-ombre, di riflessi, di scorci: questi gli elementi rivelatori del suo nuovo linguaggio pittorico. In quegli anni egli affresca la Gloria di s. Teresa per la chiesa degli Scalzi, aiutato per la parte prospettica dal quadraturista di educazione bolognese-bibienese Girolamo Menogozzi-Colonna, che rimarrà suo fedele collaboratore sino alla partenza del T. per Madrid (1760). Nel 1726 è chiamato a decorare, nel duomo di Udine, la cappella del Sacramento, e nei documenti è già detto pittore «celebre». In Udine affresca altresì (1725-28), forse con qualche intervallo, il Palazzo Arcivescovile, raffigurando nello scalone la Caduta degli angeli ribelli, nella galleria varie Storie del Vecchio Testamento e nella «sala rossa» un Giudizio di Salomone; e questi affreschi segnano un passo decisivo nella conquista della luce, non soltanto per il T. stesso, ma per tutta la pittura dell'epoca. Nel medesimo periodo il T. fornisce per il Palazzo Dolfin a Venezia dieci grandi tele con soggetti della storia romana, ora divise tra l'Ermitage di Leningrado (s), il Kunsthistorisches Museum di Vienna (2) ed una collezione privata a Nuova-York (3).

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(fol. Agencia fotográfica industriale)
Tiepolo, Giovanni Battista - Adorazione dei Magi - Monaco, Alte Pinsitothek.

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A Milano, nel 1731, affresca cinque mirabili soffitti nel Palazzo Archinto, tutti distrutti nei bombardamenti del 1943. L'artista crea con rapidità incredibile; e nello stesso anno decora con affreschi il salone principale del Palazzo Dugnani (allora Casati). Queste pitture, limpide di colore, piene di luce, valgono all'artista nuove commissioni. Da Bergamo lo si sollecita a decorare la cappella Colleoni, dove infatti egli affresca nel 1732 quattro figure allegoriche nei peducci della volta; mentre nell'anno seguente compie le decorazioni della cappella stessa, raffigurando tre grandi scene della Vita del Battista nonché un S. Marco ed un Martirio di s. Bartolomeo. Durante questo primo soggiorno lombardo, che fu peraltro interrotto da viaggi a Venezia, il T. portò un'aria nuova nella pittura della regione. Dopo aver lavorato a Venezia a vari quadri da cavalletto, il T. va a Vicenza, e nel 1734 affresca lo scalone e la sala principale della Villa Loschi al Biron. Poi torna a Venezia, dipinge il gran fregio del Serpente di bronzo per la chiesa dei SS. Cosma e Damiano (ora all'Accademia), inizia la pala con Martirio di s. Agata (collocata appena nel 1747) per la chiesa del Santo di Padova. In questo periodo entra in rapporti col conte Algarotti, a cui rimarrà legato in stretta amicizia. La tavolozza del T. si rischiara ancora, prende risonanze argentine, abbandona del tutto il senso ondulato, mira ad un raggiungimento plastico più compatto; ad una maggiore tensione della linea. Il re di Svezia, avvisato del nuovo astro pittorico veneziano, incarica il conte de Tessin, suo ministro a Venezia, di invitare il T. a recarsi a Stoccolma per dipingere il nuovo Palazzo reale, ma le trattative falliscono perché gli onorari proposti sono troppo esigui per il T.

Nel 1737 è di nuovo a Milano, dove affresca nella cappella di S. Vittore in S. Ambrogio una Decollazione di s. Vittore ed un Naufragio di s. Satiro (opere molto malandate); e certo in quel tempo decora il soffitto della sagrestia delle Messe, nella Basilica medesima, con una Gloria di s. Bernardo, pur questa distrutta dai bombardamenti del 1943. Fra il 1735 ed il '40 l'arte del T. si avvia verso un nuovo «classicismo», è tesa nella ricerca d'un nuovo canone di bellezza. Lo si vede nelle due immense tele di Verolauova con il Sacrificio di Melchisedec e con la Caduta della manna; e soprattutto nei tre dipinti già nella Villa Girola sul Lago di Como, ed una delle quali, con il Trionfo di Anfitrite, è ora nella Galleria di Dresda. Ma in quegli anni egli crea altresì opere di profonda umanità e d'un verismo assolutamente insolito per quell'epoca, come l'impressionante Andata al Calvario, cui fanno alla una Flagellazione ed una Incoronazione di spine, a S. Alvise a Venezia. In queste tele il T., quasi angosciato dai temi sacri, lascia ogni ricerca di bellezza formale per attingere unicamente al senso drammatico dell'epoca di Cristo: e s'ispira perciò a Tiziano ed a Rembrandt. Nello stesso periodo, e certo lavorando contemporaneamente a più opere, il T. condusse a termine (fra il maggio 1737, in cui s'impegnò e l'ott. 1739, in cui lo finì) l'affresco nel soffitto dei Gesuiti, a Venezia, in cui rappresentò S. Domenico che istituisce il Rosario. Invitato nuovamente a Milano, dipinse nel 1740 per il palazzo Clerici lo stupendo soffitto con l'Olimpo, che segnò una nuova tappa nella conquista della pittura dei «cieli».

Un lavoro intensissimo svolse il T. nel quinto decennio del secolo, nella sua Venezia. Per la Scuola del Carmine esegui tra il 1740 ed il '43 le tele del soffitto, di cui la centrale, con la Vergine del Carmelo, nel suo argomento fluttuare della luce, rappresenta una delle sue più armonie creazioni. Per la chiesa degli Scalzi affresco (1743-44) l'immenso soffitto con il famoso Trasporto della S. Casa di Loreto, purtroppo distrutto da bomba nemica nel 1915. Molto dipinse altresì per i palazzi veneziani: forni al Palazzo Barbaro la tela di soffitto con l'Apo teosi di Francesco Barbaro (ora al Metropolitan Museum di Nuova-York), e quattro soprarpote ovali, ora disperse in varie raccolte; dipinse per il Palazzo Cornaro una bellissima Allegoria degli Sposi (ora nella raccolta Contini di Firenze); ed altro ancora.

Ma il suo capolavoro, per questo periodo, è la deco

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TiepoL, Gian Domenico - Pagliacci sotto l'ombrello - Venezia, Ca' Rezzonico.

Razione di Palazzo Labia, in cui, collaborando col Men-gozzi-Colonna, affresco mirabilmente l'Incontro di An-tonio e Cleopatra ed il Banchetto di Cleopatra, con altre scene minori nella sala centrale: esempio insuperabile di gioioso e solare illusionismo pittorico. In questo periodo, il T. si allontanò da Venezia solo nel 1743, per affrescare la Villa Cordellina a Montecchio Maggiore presso Vicenza con scene della Generosità di Scipione e la Famiglia di Dario; purtroppo malandate e lasciate dai proprietari della villa in completo abbandono (il soffitto fu trasportato nel 1919 al Museo di Vicenza per le pessime condizioni della Villa).

Ripetutamente sollecitato a decorare la Residenza di Würzburg, il T. giunse con i figli Domenico (ventitreenne) e Lorenzo (quattordicenne) il 12 dic. 1750 nella capitale della Franconia, accolto splendidamente dal principe vescovo Carlo Filippo di Greiffenklau. Nei tre anni del soggiorno tedesco, il T., colmato di onori, creò con i suoi affreschi del salone imperiale (Kaisersaal), dove raffigurò nel soffitto Apolo che conduce al Barba-rosa la sposa ed alle pareti le Nozze di Barbarossa e l'Investitura del vescovo Aroldo, nonché nel soffitto del- l'immenso scalone una sbalorditiva Apoteosi dell'Olimpo, il più monumentale complesso di affreschi esistente, e forse il suo capolavoro assoluto: certo una delle più solenni creazioni artistiche dell'epoca. Dipinse ancora le due grandi pale di altare per la cappella della Residenza stessa (1752) e l'Epifania (1753) per la chiesa di Schwarzach (ora nella Pinacoteca di Monaco di B.). Ritornato a Venezia sul finire del 1753, il T., ora avendo a grande aiuto l'opera dei figli, riprese la sua attività febbrile; e certo in questo periodo, e forse poco prima, affresco la Villa Soderini a Nervesa (distrutta nella guerra nel 1917).

Nel giugno 1754 venivano iniziati, e nell'ag. 1755 finiti gli affreschi al soffitto della Chiesa della Pietà: creazione tra le più auree, luminose e musicali dell'artista. Nell'au-tuno del 1755 o nella primavera del '56, affresco la Villa Contarini alla Mira, raffigurandovi, tra l'altro, un Ricevimento di Enrico III, ora al Museo Jacquemart-André a Parigi. Nel 1757 è a Vicenza, dove affresca, aiutato dal figlio Domenico, il delizioso complesso della Villa Val-marana (affreschi già ritenuti erroneamente tutti di mano del T., e di vent'anni più antichi); nonché il soffitto

di Nuova-York; mentre il gruppo più cospicuo è quello già del barone Sartorio, ora al Museo civico di Trieste. Al T. si debbono anche alcune serie d'incisioni, che sono tra le cose più squisite dell'epoca, sia per la freschezza e luminosità del segno, sia per lo spirito delle invenzioni; in tutto dieci Capricci, ventitré scherzi di fantasia, una Epifania, un S. Giuseppe ed altri due o tre pezzi controversi, oltre a poche illustrazioni e vignette per libri.

Impossibile elencare qui tutte le opere dipinte dal T.; si ricordano, oltre a quelle indicate più sopra, le principali: Amburgo, Kunsthalle; Preghiera nell'orto e Incoronazione di spine; Angers, Museo; Bozzetto per il soffitto della Villa Pisani (1760); Arcangelo, U.R.S.S.; Incontro di Antonio e Cleopatra e Banchetto di Cleopatra; Bergamo, Duomo; Martirio di S. Giovanni Vescovo (1743); Berlino, Museo; Martirio di S. Agata; Burano, chiesa di S. Martino; Crocefisione; Castelgomberto, coll. Conte da Schio; Ulisse scopre Achille (e due laterali) già in Palazzo Sandi a Venezia; Chicago, Art Institute: quattro tele con storie di Rinaldo e Armida; Dresda, Galleria: Maria bambina presentata al Padreterno, 1759, già a Cividale; Bolzano, chiesa parr.: Battesimo dell'imperatore Costantino, 1759; Francoforte, Istituto Staeidel: I santi della famiglia Crotta, 1754; Leningrado, Ermitage; Mecenate presenta le Arti ad Augusto; Londra, National Gallery: S. Massimo e s. Osvaldo; S. Agostino e altri santi; Le nozze di Barbarossa; Conte Seilern: quattro bozzetti per le pale di Aranjuez; Lugano, coll. Thyssen: Morte di Giacinto; Madrid, Prado: Immacolata; Melbourne (Australia), National Gallery: Convito di Cleopatra, già all'Ermitage; Milano, Brera: La Madonna del Carmelo; coll. M. Crespi: La famiglia di Dario davanti ad Alessandro, bozzetto per la Villa Cordellina, 1743; coll. Rasini: Ripudio di Agar (1717 o 1719, prima opera conosciuta firmata e datata); coll. Treccani: Predica del Battista; Mirano, chiesa parrocchiale: Miracolo di S. Antonio da Padova; Monaco, Pinacoteca: Rinaldo e Armida e Rinaldo abbandona Armida; Montréal (Canada), Museo: Alessandro e Campaspe nello studio di Apelle; Nuova York, Metropolitana Museum: S. Tecla (bozzetto per Este); Apoteosi della Monarchia spagnuola (bozzetto per Madrid); Oranienbaum (U.R.S.S.), Castello: Marte con le Grazie, soffitto; Padova, Basilica del Santo: Martirio di S. Agata, 1737; Parigi, Louvre: Ultima cena; Apollo e Dafne; Museo Cognacq-Jay: Convito di Nabal e Abigail; Parma, Pinacoteca: S. Fedele di Sigmaringen; Filadelfia (U.S.A.), Johnson Coll.: Venere e Vulcano; Rovetta, chiesa parr.: Pala d'Ognissanti, 1734; Stoccarda, Galleria: Apollo, bozzetto per Würzburg; Stoccolma, Museo: Magnani-mità di Scipione, bozzetto per la Villa Cordellina, 1743; Museo dell'Università: Danae; Torino, Pinacoteca: Trionfo di Aureliano; Udine, Museo: Consilium in arena (in collaborazione con Domenico), 1748-50; Venezia, Accademia: quattro tele con soggetti mitologici, ca. 1720-22; Trasporto della S. Casa di Loreto, bozzetto per gli Scalzi, 1743; Invenzione della Croce, già nella chiesa delle Cappuccine; Galleria Querini-Stampalia: Ritratto del procurare Querini; chiesa dei Gesuati: Madonna e tre Sante; chiesa di S. Stae: Martirio di S. Bartolomeo, ca. 1721; Palazzo Ducale: Nettuno offre a Venezia i doni del mare; Vicenza, Pinacoteca: Immacolata, Allegoria della fama (dalla Villa Cordellina), il Tempo che scopre la Verità; Vienna, Accademia: Fettone ed Apollo, bozzetto per il Palazzo Clerici di Milano, 1731; Washington, National Gallery: Timoclea e il comandante (già nel Palazzo Barbaro a Venezia), Apollo e Dafne; Apoteosi della Spagna, 1762, bozzetto per Madrid; Würzburg, Università: Famiglia di Dario e Muzio Scevola.

L'importanza del T. nell'arte del Settecento europeo fu grande: non soltanto in Italia egli ebbe scolari ed imitatori numerosi, ma anche nella Germania meridionale e nell'Austria, e sin nella Spagna, se si pensa al Goya, che certo vide le sue opere ed ammirò i suoi Capricci e Scherzi di fantasia. Il neoclassicismo oscurò la fama del T., ma solo per breve tempo; perché rincaque con il romanticismo di Delacroix e soprattutto con gli impressionisti che videro nelle luminosità del T., nel guizzare esteso delle sue improvvisazioni, un precedente

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(per cortesia del dott. R. Averini)
Tiepolo, Gian Domenico - Ritratto di fanciulla in bauta e tiscorno - Venezia, collezione Alessandro Brass.

tra i più vivaci e brillanti. Ed è tuttora
valido il giudizio del Berenson (1894): «il
T. non sembra l’ultimo dei grandi mac-
stri, quanto il primo dei nuovi; le opere
che lasciò in Spagna, ci spiegano largamente
la rinascita pittorica spagnola del Goya; che,
a sua volta, ebbe grande influenza su molti
tra i migliori francesi moderni».

La critica d’arte degli ultimi decenni
ha riscoperto un nuovo capitolo sulla gio-
vinezza del T., ha chiarito la cronologia
delle sue opere, ha secerato la parte avuta
dal figlio Domenico, ed ha messo in luce
l’interessantissima personalità pittorica di
quest’ultimo.

BIBL.: P. Molmenti, *Acqueforti del T.*. Ve- nezia 1896; id., *T. e la Villa Valmarena*, 1898; id., *T. Milano 1909*; E. Sack, *G. B. und Dom. T.*, Amburgo 1910; M. Goering, s. V. in Thieme-Becker, XXXIII (1939), pp. 145-61 (con bibl. precedente); H. W. Hegeman, *G. B. T.*, Berlino 1940; M. Siebertcheva, *I dipinti del T.* di Palazzo Dolfino all’Emiagge*, Pietroburgo 1941 (in russo); G. Lorenzetti, *La pittura veneta*, *del Settecento*, Novara 1942; A. Morassi, *Novità e prestazioni sul T.*, in *Le Arti*, 1942; G. Vigni, *Disegni del T.*, Padova 1942; A. Morassi, T., Bergamo 1943 (2a ed. 1950); Th. Hetzer, *Die Fresken Tiepolo* in *der Würzburger Residenz*, Francoforte s. Meno 1943; A. Morassi, *T. e la Villa Valmarena*, Milano 1945; R. Pallucchi, *Gli affreschi di G. B. e G. Dom.*, *T. alla Villa Valmarena*, Bergamo 1945; G. Lorenzetti, *Il Quaderno dei T.* al Museo Correr di Venezia*, Venezia 1946; I. Grabar, *I quadri del T. in *Arcangeli* e *l’autoritratto del maestro*, in *L’Arte*, 2 (1947) (in russo); G. Vigni, *T.*, Firenze 1951; T. Pignatti, *Il T.*, Milano 1951.

GIAN DOMENICO. — Pittore, n. a Venezia il 30 ag.
1727 e quivi m. il 3 marzo 1804. Fu educato nell’arte
dal padre Giov. Battista, fu suo fedelissimo collabo-
ratore sino alla di lui morte.

Oggi a differenza del passato si riconosce in D. una
personalità ben individuale, che ad un certo momento
riesce a realizzare una pittura più popolare, rivolta al
mutato gusto dei tempi e, si dica pure, meno aristocra-
tica di quella del padre. Manifestò presto la sua simpatia
per la corrente illustrativa, o di genere, della pittura vene-
ziana; ma nella sua collaborazione col padre dovette as-
soggettarsi a tradurre in affresco (e più raramente, su
tela) i di lui cartoni o «modelletti». Sin dal periodo di
Würzburg, a ventiune anni, egli crea opere nelle quali
il suo pungente estro moderno è già evidente; così nella
Villa Valmarena; così nel periodo spagnolo; e so-
prattutto dopo la morte del genitore. Dotato di spirito
inventivo inesauribile, basterebbero le sue incisioni ed i
suoi cento e cento disegni, nei quali è a volte sarcastico
o drammatico, o semplicemente fantasioso, a farne una
figura di singolare risalto. Dopo i soggiorni in Germania
(1751-53) ed in Spagna (1762-70) si stabilì a Venezia;
nel 1783 fu chiamato a Genova ad affrescare il soffitto
del Palazzo Ducale; indi tornò nella sua città natale e vi
rimase sino alla morte.

Poco dopo il 1745 affresca a Brescia nella chiesa
dei SS. Faustino e Giovita e nella vicina Canonica; nel
'47 fornisce per la chiesa di S. Polo a Venezia quattro-
dici stazioni della *Via Crucis*; nel '49 dipinge nella
Villa di Zianigo (dove affrescherà ancora nel 1771, 1791
e '93); a Würzburg forni tre soprороte per la Residenza,
nel 1757 firma e data le *scene carnavalesche* nella Fore-
storia della Villa Valmarena a Vicenza, dove decora altre
sale; nel 1759 affresca in Udine il fregio monocrorno nella
chiesa della Purità; è menzionato nella Fraglia pittorica
nel 1761 e nel 1775; sposa il 20 ott. 1776 a Venezia Mar-
gherita Moscheni, da cui ha due figli; dal 1780 all'83 è
Presidente dell'Accademia.

Lo studio dello sviluppo artistico di G. Domenico T.
è stato falsato dalla erronea lettura della data delle pitture
della Villa Valmarena, ritenute del 1737 anziché 1757. Ma
già nelle scene della *Via Crucis* appaiono identifica-
bili le differenze di stile tra le opere sue e quelle del padre

(1)

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(Int. Agenzia fotografica industriale)
Tiepolo. Lorenzo Baldissera - Lorenzo T. ritrae la madre Cecilia Guardi, il fratello sacerdote Giuseppe Maria e le tre sorelle - Londra, Collezione Rosebery.
T. Lorenzetti, *La pittura veneta*, 1898; id., *T. e la Villa Valmarena*, 1898; id., *T. Milano 1909*; E. Sack, *G. B. und Dom. T.*,
Amburgo 1910; M. Goering, s. V. in
Thieme-Becker, XXXIII (1939), pp. 145-61 (con

bibl. precedente); H. W. Hegeman, *G. B. T.*,
Berlino 1940; M. Siebertcheva, *I dipinti del T.*
di Palazzo Dolfino all’Emiagge*, Pietroburgo
1941 (in russo); G. Lorenzetti, *La pittura veneta*,
*del Settecento*, Novara 1942; A. Morassi, *Novità e
prestazioni sul T.*, in *Le Arti*, 1942; G. Vigni,
*Disegni del T.*, Padova 1942; A. Morassi, T.,
Bergamo 1943 (2a ed. 1950); Th. Hetzer, *Die
Fresken Tiepolo* in *der Würzburger Residenz*, Francoforte s. Meno
1943; A. Morassi, *T. e la Villa Valmarena*, Milano 1945; R.
Pallucchi, *Gli affreschi di G. B. e G. Dom.*, *T. alla Villa
Valmarena*, Bergamo 1945; G. Lorenzetti, *Il Quaderno dei T.*
al Museo Correr di Venezia*, Venezia 1946; I. Grabar, *I quadri
del T. in *Arcangeli* e *l’autoritratto del maestro*, in *L’Arte*,
2 (1947) (in russo); G. Vigni, *T.*, Firenze 1951; T. Pignatti,
*Il T.*, Milano 1952.

GIAN DOMENICO. — Pittore, n. a Venezia il 30 ag.
1727 e quivi m. il 3 marzo 1804. Fu educato nell’arte
dal padre Giov. Battista, fu suo fedelissimo collabo-
ratore sino alla di lui morte.

Oggi a differenza del passato si riconosce in D. una
personalità ben individuale, che ad un certo momento
riesce a realizzare una pittura più popolare, rivolta al
mutato gusto dei tempi e, si dica pure, meno aristocra-
tica di quella del padre. Manifestò presto la sua simpatia
per la corrente illustrativa, o di genere, della pittura vene-
ziana; ma nella sua collaborazione col padre dovette as-
soggettarsi a tradurre in affresco (e più raramente, su
tela) i di lui cartoni o «modelletti». Sin dal periodo di
Würzburg, a ventiune anni, egli crea opere nelle quali
il suo pungente estro moderno è già evidente; così nella
Villa Valmarena; così nel periodo spagnolo; e so-
prattutto dopo la morte del genitore. Dotato di spirito
inventivo inesauribile, basterebbero le sue incisioni ed i
suoi cento e cento disegni, nei quali è a volte sarcastico
o drammatico, o semplicemente fantasioso, a farne una
figura di singolare risalto. Dopo i soggiorni in Germania
(1751-53) ed in Spagna (1762-70) si stabilì a Venezia;
nel 1783 fu chiamato a Genova ad affrescare il soffitto
del Palazzo Ducale; indi tornò nella sua città natale e vi
rimase sino alla morte.

Poco dopo il 1745 affresca a Brescia nella chiesa
dei SS. Faustino e Giovita e nella vicina Canonica; nel
'47 fornisce per la chiesa di S. Polo a Venezia quattro-
dici stazioni della *Via Crucis*; nel '49 dipinge nella
Villa di Zianigo (dove affrescherà ancora nel 1771, 1791
e '93); a Würzburg forni tre soprороte per la Residenza,
nel 1757 firma e data le *scene carnavalesche* nella Fore-
storia della Villa Valmarena a Vicenza, dove decora altre
sale; nel 1759 affresca in Udine il fregio monocrorno nella
chiesa della Purità; è menzionato nella Fraglia pittorica
nel 1761 e nel 1775; sposa il 20 ott. 1776 a Venezia Mar-
gherita Moscheni, da cui ha due figli; dal 1780 all'83 è
Presidente dell'Accademia.

Lo studio dello sviluppo artistico di G. Domenico T.
è stato falsato dalla erronea lettura della data delle pitture
della Villa Valmarena, ritenute del 1737 anziché 1757. Ma
già nelle scene della *Via Crucis* appaiono identifica-
bili le differenze di stile tra le opere sue e quelle del padre

Duomo: Madonna e s. Filippo Neri, Madonna e s. Gerolamo Emiliani, 1778: Parigi, Louvre, Bossetto per soffitto; Roma, coll. Albertini: Nascita della Vergine, Presentazione al tempio; coll. Carandini-Albertini: l'Arrivo di Abramo e di Lot, La separazione di Abramo e di Lot (ca. 1752-53); Schlessheim, Galleria: Cristo nella casa di Simone, Ultima Cena, 1752; Stoccolma, Museo: Adorazione dei pastori, 1754, Presentazione al tempio; Venezia, Accademia: Abramo e gli angeli, S. Francesco da Paola, Miracolo dell'indemoniato, 1748; Ca' Rezzonico: affreschi distaccati dalla villa T.; Verona, Museo civico: I Santi Olivetani (da Murano).

BIML.: oltre alle opere capitali del Molmenti e del Sack (v. SORA), hanno cenni su Domenico anche le monografie, minori sul T. padre. In particolare: O. V. Kutschera-Woborsky, Die Fresken der Purità Kappelle in Udine u. die Kunst D. T., in Jahrb. d. Preuss. Kunstsamml., 1931; M. Goering, in Thieme-Becker, XXXIII (1939), pp. 159-61; A. Morassi, T. e la Villa Valmarana, Milano 1945; id., Dom. T., in Emporium, 1941; id., Novità e precisazioni sul T., in Le Arti, 1942; M. Pittaluga, Acqua fortisit veneziani del Settecento, Firenze 1953.

LORENZO BALDISSERA. - Pittore, n. 18 ag. 1736 a Venezia, m. poco prima dell'8 ag. 1776 a Madrid; figlio di G. Battista.

Segui il padre a Würzburg ed in Spagna. È menzionato nel 1761 nel libro della Fraglia pittorica di Venezia. Dipinse un soffitto al Palazzo Reale di Madrid nel 1768, poi numerosi ritratti della Famiglia Reale. Dal 1774 ebbe lunghe controversie per pagamenti di lavori a pastello eseguiti per la Famiglia Reale.

Poche sono le opere di L. a noi conosciute: un disegno firmato nella coll. Rasini di Milano; un ritratto di Carlo Goldoni che servì per incisione, all'Albertina di Vienna; le incisioni delle opere del padre, firmate. Probabilmente opere su sono ancora: un ritratto a pastello, detto della moglie, ma più probabilmente della madre, Ca' Rezzonico; un disegno con tre teste del Museo alla spina a Pavia; il dipinto con la famiglia T. della coll. Rosbery di Londra; un disegno preparatorio per la figura del pittore nel predetto quadro, in raccolta privata a Milano. Altre attribuzioni fatte in precedenza, hanno scarto peso; e pertanto la figura pittorica di L., che pur è da riconoscere, dalle incisioni e da codesti pochi disegni e pitture, d'un certo rilievo, resta ancora da chiarire. - Vedi tavv. IX-X.
BIML.: Sack, op. cit.; Molmenti, op. cit.; S.-Cantón, L. T. pastelista, in Arch. Español, 1 (1925), pp. 229-30; A. L. Mayer, Dipinti di L. T., in Boll. d'arte, nuova serie, 4 (1924-25), pp. 413-22; G. Fiocco, L. T., ibid., 5 (1924-25), pp. 17-28; L. Mayer, Ancora L. T., ibid., 5 (1924-25), pp. 27-41; Lorenzo Zazzaroni, Venezia 1936; M. Goering, S. V. in Thieme-Becker, XXXIII, pp. 161-62; T. Pignatti, in Le Arti, 1951, n. 4; M. Pittaluga, Acquafortisit veneziani del Settecento, Firenze 1953.