TIEPIDEZZA. - Disposizione dell'anima che non è né fredda né calda (Apoc. 3, 15-16) e, pur non essendo in stato di peccato o di morte spirituale, manca del carità (v.).
Non bisogna confondere la t. con l'aridità dell'orazione (v. VIZI), che è la privazione di gusto o consolazione, sia sensibile che spirituale, nelle pratiche di pietà e nell'esercizio delle virtù (s. Bernardo dipinge l'anima arida « sicut terra sine aqua »; Sermo 54 in Cant., 8: PL 183, 1044), con sensazione di noia e di pesantezza, impotenza a pregare, invasione di tenebre interiori, torpore paralizzante lo slancio dell'azione. purificazione (v.) mistica, da Dio voluta per rassodare l'anima nel possesso perfetto delle virtù e renderla atta ad una vita superiore di orazione; s. Giovanni della Croce (v.) la classifica « notte passiva del senso » e la caratterizza come una ricerca ansiosa e penosa di Dio con timore di non servirlo, ma di tornare indietro (Notte oscura dell'anima, l. I, c. 9, n. 2-3). Ma talora l'aridità ha origine da anormalità psichico-fisica, o da malattia, come osserva s. Teresa.
La t. invece è un'aridità colpevole, che dipende dalla volontà, come conseguenza di atti responsabili. È un rilassamento, un torpore nelle cose dello spirito, una specie di anemia o di paralisi che assottiglia gradatamente la vita spirituale, fino a portarla sull'orlo della morte alla Grazia. La preghiera viene omessa oppure è languida, volontariamente distratta, annoiata. Il sacrificio è quasi completamente scartato, si ha paura della mortificazione, si preferisce una vita senza incomodi, magari con qualche compromesso di coscienza, che viene tranquillizzata con la persuasione che in fondo non si compie nulla di grave. Anzi la t. è caratterizzata dal peccato veniale deliberatamente e frequentemente ammesso. S. Bernardo dipinge i tiepidi come uomini pusillanimi, « quorum brevis et rara compunctio, animalis
cogitatio, tepida conversatio; quorum obedientia sine devotione, sermo sine circumspectione, oratio sine cordis intentione, lectio sine aedificatione, quosque denique vix gehennae metus inhibet, vix frenat ratio, vix disciplina coërcet » (Sermo 6 in Ascen. Dom). Il tiepido provoca « il vomito », riprovazione di Dio, come all' « angelo » di Laodicea dice il Signore: « Poichè sei tiepido e non fervente né freddo, sto per vomitarti dalla mia bocca » (Apoc. 3, 16).
Talvolta la t. tien dietro ad un periodo di fervore, per difetto di costanza nella vita spirituale. L'anima si lascia dominare da una progressiva negligenza. Compacciata della propria mediocrità, PERVERZIONE (v.). Dissipata e tutta esteriorizzata, si espone con imprudenza ai pericoli, resiste solo a metà al fuoco della tentazione.
I rimedi sono quelli imposti all' « angelo » di Laodicea (Apoc. 3, 18-19): energico, radicale ritorno all'antico fervore, iniziando una vita decisamente tesa, attraverso sforzi e rinunzie, al progresso e alla perfezione spirituale.