TIBALDI, PELLEGRINO

TIBALDI, PELLEGRINO. - Detto anche Pellegrino de' Pellegrini, pittore e architetto, n. a Puria (Valsolda) nel 1527, m. a Milano il 27 maggio 1596.

Si avviò alla pittura a Bologna, nell'ambito del raffaellismo dominante, come provano lo Sposalizio di S. Caterina e la Vergine e santi (entrambi alla Pinacoteca di Bologna); la sua presenza è documentata a Roma dal 1549 al 1553. Del 1549 è l'Adorazione dei pastori (Roma, Galleria Borghese) ispirata a Michelangelo e a Daniele da Volterra, con il quale il T. collaborò nella cappella Rovere alla Trinità dei Monti; ma presto, decorando (1550-53 ca.) la volta della cappella di S. Dionigi a S. Luigi dei Francesi e la sala paolina in Castel S. Angelo (Storie di Alessandro, l'Arcangelo Michele, Traiano), si volse, sotto la suggestione dell'immaginosa pittura di Fr. Salviati, ad espressioni irruente, bizzarre, prettamente congeniali alla sua fantasia spregiudicata e focosa. Tale tendenza si rafforza, dopo il suo ritorno a Bologna, nella decorazione della cappella Poggi in S. Giacomo Maggiore (1555 ca., Storie del Battista) e soprattutto negli affreschi di Palazzo Poggi (1554-55, Storie di Ulisse e di S. Paolo) condotti con spirito mordace, colori vivacissimi e figure muscolose in pose involute, esagerate, caricaturali. Durante un soggiorno nelle Marche (1558 ca. e sg.), lavorò ad Ancona eseguendo a Palazzo Ferretti il fregio con le nerborute Divinità dell'Olimpo, gli affreschi della Loggia dei Mercanti (1558-61), ora malconci, e il fiacco e coloristicamente scialbo Battesimo di Cristo (1560 ca., Ancona, Pinacoteca; già in S. Agostino) la cui predella, ora smembrata, era formata dalla Visitazione (Urbino, Galleria), dalla Nascita del Battista (collezione privata emiliana) e dalla Decollazione (a Brera), dove l'estrosa fantasia del T. si associa ad espressioni di raffinata eleganza e a delicate osservazioni della realtà. Interrotta la pittura per l'architettura, il T. vi ritornò ad intervalli; prima, durante un nuovo soggiorno bolognese, con opere (la Lucrezia, 1569, Bologna, Pina-coteca; il Silenzio, affresco, ivi, Museo civico), che indicano un suo temporaneo adeguarsi al manierismo della seconda metà del secolo; ed in seguito, durante la sua dimora a Madrid (dove nel 1588, fu chiamato da Filippo II), con la decorazione dell'Escursione (Storia di Cristo, nel chiostro degli Evangelisti e Allegorie nella Biblioteca), nella quale sembra risorgere l'esuberanza dei giovanili affreschi bolognesi.

All'architettura il T. attese nel soggiorno lombardo dal 1564 al 1588 incoraggiato dall'illuminato mecenatismo di S. Carlo Borromeo che nel 1567 lo volle architetto

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(Int. Crecil)
Tiarini. Alessandro - La Madonna consegna lo scapolare a s. Simone Stock - Bologna. Pinacoteca.

della Fabbrica del Duomo. Un robusto movimento di membrature caratterizza le sue opere principali che sono a Pavia: il Collegio Borromeo, disposto intorno ad un cortile a loggiato su colonne binate, cui il Richini s'ispirerà per quello di Brera; e a Milano: la Canonica del Duomo (1565 sgg.) con il cortile a bagnato rustico; il battistero, la cripta, il coro pittoresco nella Cattedrale, nonché vari altari e il progetto per la facciata, eseguito solo in parte, che gli attirarono una accesa polemica con Martino Bassi; la chiesa di S. Fedele (iniziata nel 1569 e compiuta da M. Bassi e Fr. M. Richini) notevole per lo sviluppo in altezza accentuato dalla cupola. Dopo il secondo soggiorno bolognese attese tra l'altro ai progetti per il massiccio tempio circolare di S. Sebastiano, votato dopo la peste del 1560, di chiara ispirazione classica, per i santuari di Saronno, di Rho e di Caravaggio e per il sacello di S. Carlo al Lazzaretto, terminato nel 1591. - Vedi tav. VI.

BIBL.: H. Bodmer, in Thieme-Becker, XXXIII (1939), p. 129 sgg. con bibl. prec.; C. Baroni, Docum. per la stor. dell'architet. a Milano nel Rinasc. e nel Barocco, I. Firenze 1940, p. 113 sgg.; id., L'architet. lombarda dal Bramante al Richini, Milano 1941, p. 127 sgg.; G. Briganti, Il manierismo e P. T., Roma 1945; F. Bologna - R. Causa, Fontainebleau e la maniera ital. Firenze 1952, p. 40 sgg.