TOLENTINO, DIOCESI di. - In provincia di Macerata, a 217 m. sul mare, sulla sponda sinistra del Chienti.
In una superficie di oltre 105 kmq. ha una popolazione di 17.350 ab., quasi tutti cattolici, distribuiti in 15 parrocchie, servite da 27 sacerdoti diocesani e 23 regolari; ha un seminario, 2 comunità religiose maschili e 7 femminili (Ann. Pont. 1953, p. 277). La diocesi è suffraganea di Fermo ed ha per patrono s. Catervo.
Secondo l'umanista Filelfo, tolentinate, la città sarebbe stata fondata da popolazioni greche, derivando il nome da 6160c (?) che può significare rotondo, e indicare la forma della città primitiva. La località fu abitata fin dalla preistoria, ma T. molto probabilmente è di origine piccola; fu colonia e municipio romano; la sua importanza si affermò localmente nei secc. XI-XII, con l'acquisto e la sottomissione dei vicini castelli. Costituito in comune, aderì alle disposizioni del card. d'Albornoz, che riconduce all'obbedienza della Chiesa le terre delle Marche; in seguito, dopo varie vicende e signorie (i Varano, Fr. Sforza), passò definitivamente alla Chiesa, di cui seguì le sorti.
Il primo vescovo di cui si ha memoria è Basilio, che si trova tra i sottoscrittori del Concilio al tempo di Felice III (a. 487), poi del Concilio di Gelasio (a. 495), di Simmaco (a. 499 e 502). Alcuni storici considerano vescovo di T., alla fine del sec. IV, Probiano, ricordato in una delle iscrizioni del sarcofago di Catervo (fine sec. IV), come quello che avrebbe battezzato Catervo, sua moglie Settimia Severina e il fratello di questa, Basso. Dopo Basilio non si conoscono altri vescovi di T., passata alle dipendenze di quelli di Camerino, fino a Sisto V, che, con la bella Super universas del 10 dic. 1586, innalzò «oppidum Tolentini in civitatem et collegiatam ecclesiam S. Mariae in cathedralem», con il castrum Columnari e le ville Paterno, S. Angelo, S. Andrea, unendo la Macerata (v.), disponendo «che il vescovo pro tempore di Macerata sia vescovo delle due chiese unite, e benché si chiami vescovo di Macerata, tuttavia nelle lettere e nelle spedizioni relative alla città e diocesi di T. ordinariamente debba sottoscriversi vescovo di Macerata e T.».
L'attuale cattedrale di T., dedicata all'Assunta e a S. Catervo, risale al sec. VIII, rifatta nel sec. XIII (portale, campanile), completamente rinnovata nell'800; vi è unito l'oratorio di S. Catervo (affreschi del sec. XV) in cui è il celebre sarcofago con i corpi sopra ricordati, scolpito nelle quattro facce, con il coperchio originale, ordinato da «Septimia Severina C. F. Mariot dulcissimo ac sibi Sarcofagum Et Panteum Cum Tricoro disposuit Et Perfecti». Il mausoleo a tre absidi e il sarcofago furono eseguiti in quarantatre giorni. Sulla fronte del sarcofago: il Buon Pastore e i Principi degli Apostoli; nelle antefisse del coperchio, i busti di Catervo e di Settimia; nella faccia destra, i Magi ed Erode; nella sinistra l'Epifania; nella faccia posteriore, i busti dei due sposi, con le mani congiunte; monogrammi, colombe, e altri simboli ornano il sarcofago, in cui sono incise varie iscrizioni in prosa e in verso.
Veneratissimo in T. s. NICCOLÒ (v.). La basilica del Santo risale al sec. XIII; rinnovata nello stile barocco, presenta all'esterno il caratteristico portale di Nanni di Bartolo, fiorentino (sec. XV); nell'interno «Cappellone», in cui è un ciclo di affreschi con episodi della vita di Gesù Cristo e di S. Nicola, di scuola giottesca-riminese, che si riporta a G. Barozio da Rimini (sec. XIV) e alla sua scuola. Ivi pure un'arca marmorea del 1474; sotto, cripta moderna in stile gotico, ove si conserva il corpo di s. Nicola. Il chiostro adiacente è notevole per la varietà degli archi delle colonne e i pilastri di sostegno (sec. XIII).
Alla storia di T. si legano il Trattato ivi concluso nel 1797 tra il papa Pio VI e il Direttorio della Repubblica

Tolentino, diocesi di - Reliquiarin del sec. xv - Tolentino, chiesa di S. Nicola.
France, con Napoleone; e la battaglia detta della Rancia (dal nome del castello, secc. XII-XIV), del 1815 tra gli Austriaci e G. Murat.
BIML: Plinio, Naturalis historia, III, 18; CIL, IX, nn. 5564-5572, 6368-77; C. Santini, Saggio delle memorie ecclesiastiche, e civ. di T., Macerata 1789; G. Colucci, Delle antichità di T., in Antichità Picene, V, Fermo 1794, pp. 270-77; G. B. De Rossi, Roma sott., III, Roma 1877, pp. 472-73; R. Garrucci, Stor. dell'arte crist., V, Prato 1881, pp. 13-15, tavv. 303-304; Wilpert, Sarcofagi, I, pp. 7, 90-91, tavv. 72-74, 94; II, p. 7; Moroni, LXXVI, pp. 277-328; H. Delchaye, Saints de T., in Anal. Boll., 61 (1943), pp. 5-28; Eubel, III, p. 334; IV, p. 227; V, p. 251; Ughelli, II, coll. 770-76; Cappelletti, III, pp. 687-97, 698-705; Lanzoni, I, pp. 253-55; Pastor, XVI, III, p. 618 e sgg.
Carlo Carletti
IL TRATTATO DI T. - Stipulato fra la S. Sede e la Repubblica francese il 19 febbr. 1797. Battuti gli Austro-Sardi nella primavera del 1796 e posto l'assedio a Mantova, Napoleone Buonaparte invase con le sue truppe anche le Legazioni pontificie, costringendo il papa Pio VI all'oneroso armistizio di Bologna del 23 giugno, per il quale il Pontefice - oltre al pagamento di venti milioni e alla consegna di cento opere d'arte - doveva consentire l'occupazione di Bologna e di Ferrara e della cittadella di Ancona da parte dei Francesi. Nel corso dell'estate Napoleone sollecitò la stipulazione di un regolare trattato di pace, inviando a Roma l'arcivescovo di Ferrara, card. Alessandro Mattei, ma il governo papale confidava nella riscossa austriaca ad opera dell'annunziata discesa dell'esercito del maresciallo Würmser. Tanto il Würmser, come poi l'Alvini, furono sconfitti e Mantova costretta alla resa il 2 febbr. 1797: nella stessa data i Francesi riprendevano le ostilità contro lo Stato pontificio, disperdendo a Castel Bolognese, dopo onorevole resistenza sul Senio, le esigue truppe papali poste agli ordini del gen. Colli-Marchini. Pio VI fu allora obbligato a sollecitare una nuova sospensione d'armi ed inviò a T. un'ambasciera, della quale facevano parte il card. Mattei, il duca Braschi-Onesti, il marchese Camillo Massimo e mons. Luigi Caleppi. I rappresentanti pontifici erano muniti dei prescritti poteri per la firma di un trattato; non così quelli francesi, che erano lo stesso Napoleone ed il Cacault. Contro il parere dei suoi collaboratori, il Mattei si indusse a sottoscrivere lo strumento di pace. Per esso, non solo la Sede Apostolica si impegnava a versare una ulteriore indennità di trenta milioni e a consentire l'occupazione francese di Ancona, ma cedeva alla Francia le legazioni di Bologna, di Ferrara e di Romagna da annettersi alla Repubblica cisalpina, nonché Avignone e il contado Venasino che entrarono a far parte integrante della Repubblica francese.
Nel Conclave veneziano del 1800, il S. Collegio dichiarò il Trattato di T. nullo ed irrito perché esortò con la violenza. - Vedi tav. XXIV.
BIML: A. F. Artaud, Storia di Pio VII, I, Milano 1838, pp. 10-42; A. Franchetti, St. politica d'Italia dal 1789 al 1799, ivi s. d., passim; P. Baldassari, Relaz. delle avversità e patimenti del glorioso papa Pio VI negli ultimi tre anni del suo pontificato, Modena 1840-43; J. du Teil, Rome, Naples et le Directoire: armistices et traité, Parigi 1902; Pastor, XVI, V. indice.
Renzo U. Montini