TORCELLO (TURRICELLUM)

TORCELLO (Turricellum). - Antica sede vescovile, isola nel Comune di Venezia, da cui dista 10 km.,

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Torcello - Cattedrale (secc. viI e xi) e chiesa di S. Fosca (sec. xit).

a settentrione della laguna, con poche case e qualche palazzetto interessante sotto l'aspetto architettonico: vi abita un nucleo ( 100 persone) di ortolani, vignaiuoli e pescatori.
a settentrione della laguna, con poche case e qualche palazzetto interessante sotto l’aspetto architettonico; vi abita un nucleo (100 persone) di ortolani, vignaiuoli e pescatori.

I. STORIA

Dopo la discesa e le distruzioni dei Longobardi, Altino (v.) emigrò stabilmente a T., dove venne trasferita anche la sede vescovile. Sorsero presto chiese, cenobi e abitazioni, si da gareggiare con la città abbandonata che, per la sua cerchia murata e turrita, si volle ricordare almeno nel nome del nuovo sito: di qui la denominazione T. (Turricellum), indicante forse l’esistenza di qualche torre di scolta e di difesa, se pure non è la trasformazione di più antica denominazione: Dorceum (Brunetti). Le facevano corona e difesa le isole di Mazzorbo, S. Niccolò de Cavana, S. Giacomo in Palùo, Burano antica, Murano, Costanziaca, Centranica, S. Pietro di Casa Calbo, Ammiano e altre minori, cosicché il problema delle origini di Venezia è strettamente connesso alla storia di T., dove si formarono i primi lineamenti di quella che sarà poi, nello spirito e nell’azione, la grande Repubblica mariana.

La consacrazione della Basilica nel 639 è attestata dall’epigrafe che è il documento più antico della storia della consacrazione lagunare di Venezia; Costantino Porfirogenito, a metà del sec. x chiamo T. « grande emporio di traffici e di lavoro ». Di T. è quel Rustico, uno dei due naviganti che da Alessandria d’Egitto recarono nelle loro navi alle lagune venete (a. 828) il corpo di S. Marco.

Le condizioni di T., anche nel tardo medioevo, erano migliori di altre isole e borgate litorane, se nel sec. xv vi trasmigrarono alcuni dei loro conventi. T. decade a mano a mano che Venezia ne assorbì l’attività; ma causa determinante è da ritenere il graduale interramento della laguna e la conseguente diffusione della malaria. I depredatori di marmi e pietre affrettarono l’opera di distruzione anche se leggi (1441) stabilivano pene: « oltre la frusta, al rubatore che sia cavato un occhio senza remission ». La serie dei vescovi dura fin al 1792; nel 1659 la sede vescovile fu trasportata a Murano; nel 1818 annessa al patriarcato di Venezia.

II. ARTE

T. nel suo aspetto di centro lagunare conserva alcuni elementi configurabili, che la rendono simile a Venezia: il Rio Maggiore, che corrisponde al Canal Grande, altri ripi più stretti, le fondamenta selciate, campi colli, colli, la piazza centrale con la chiesa cattedrale e palazzi di governo. Nel 639 per ordine di Isacio, esarca di Ravenna, il maestro dei militi erigeva la Basilica a pianta longitudinale, preceduta da portico (nel sec. xv sostituito da nartec), a tre navate divise da colonne con un’unica abside centrale, affiancata da prothesis e diaconicon; strut-

tura e tipo che richiama le consimili costruzioni di Ravenna, Parenzo e Grado; il battistero antistante era a pianta circolare con due nicchioni ai lati (sec. VII: sussistono tracce sicure). Nel sec. IX furono aperte le due absidiole sulle pareti piane di fondo; sotto l'abside centrale (che il Bettini ritiene del sec. IX), si ricavò la cripta a sviluppo semianulare e sopra vi si riadattarono l'altra cattedra e i gradoni presbiteriali con rivestimento di marmi preziosi. Il vescovo Orso Orseolo (1008) rimaneggiò la costruzione innalzando le pareti, aprendo finestre, rimettendo in opera colonne, sui cui capitelli di varie epoche s'imposta direttamente l'arco dall'alto piediritto, rinnovando l'iconostasi, l'ambone (rimaneggiato nel sec. XI) il pavimento a tarsie marmoree; le arceggiature, che ritmicamente scandiscono la facciata, sopraelevata nel sec. XI, sono di gusto e derivazione ravennate.

Dietro la Basilica, quadrato e robusto, si erge il campo parziale romanico (sec. XI). La decorazione musiva riveste solo alcune parti della Basilica ed assume alto valore artistico ed iconografico: nella conca d'oro dell'abside centrale domina solenne e ieratica la Madonna (probabilmente del sec. XII); nella zona inferiore dell'abside centrale, i dodici Apostoli, e sopra l'arco trionfale, l'Annunziatione; nel catino dell'absidio del Santissimo, Cristo in trono con angeli, e santi nella zona inferiore, sono opera di maestranze venete, che riflettono gusto e influsso ravennati (sec. XI, epoca della terza ricostruzione della Basilica). Alla stessa epoca è riferibile la decorazione della vòltra comprendente quattro angeli che sorreggono il cippo con il mistico Agnello: musicao ideato su schema compositivo di origine romana ravennate. Sulla parete di fondo, il grande museaico duecentesco con il Giudizio Universale, di tradizione e derivazione bizantina con infiltrazione di elementi occidentali. Nelle sue zone sovrapposte si succedono: la Staurosi o Crocifissione; l'Anastasis o discesa di Cristo al limbo e risurrezione di Adamo e dei Patriarchi dal limbo; Cristo giudice nella gloria della corte celeste, e, al centro, la Deesis cioè Cristo entro la mandorla iridata di luce tra la Vergine e il Battista, supplici per l'umanità; la Etiomasia equivalente al trono divino preparato per il Giudizio e, ai lati, scene della risurrezione della carne; i beati e i dannati, distinti secondo i diversi peccati; nell'ultimo scomparso, Adamo, con le anime dei giusti, la Vergine orante, il buon ladrone, la porta del Paradiso guardata da un cherubino, s. Pietro con le chiavi ed un angelo «psicopompo»; nel vano della lunetta, sopra la porta d'ingresso della Basilica, a mezza figura, appare la Vergine, in atteggiamento di orante, a chiedere la misericordia divina: «O Vergine – dice l'iscrizione – con la preghiera, volgi a pietà il Figlio di Dio, cancella ogni colpa».

Delle sculture, di varie età, si devono ricordare: capitelli dei secc. VI, VII e XI, la ricomposta cattedra vescovile (sec. IX), fronte di altare, ora tabernacolo degli oli santi (sec. VII), l'altare a semplice mensa su colonnine, ricostruito nella forma originaria e poggiante sopra un sarcofago romano (inizi del sec. III), che contiene il corpo di s. Eliodoro, primo vescovo di Altino; i putei dell'ocasione, della «ruota» (sec. XI); la Vergine in trono con Bambino e l'arcangelo Raffaele, appartenenti alla «pala d'oro» della Cattedrale, lavoro a sbalzo di arte veneta bizantina (sec. XI), ora nel Museo dell'isola di T., che custodisce altri cimeli, ceramiche, frammenti e opere di pittura e scultura di varie epoche; acquasantiera (sec. XI), la Vergine con Bambino di Pietro Lamberti (sec. XV); pregevolissima la tela dell'Assunzione del Tintoretto.

La ricostruzione dell'altare e il restauro della Basilica sono dovuti a F. Forlati (1929). Con la Basilica e con il battistero costituiva un complesso unitario la chiesetta di S. Fosca (probabile iniziale martyrium), a pianta centrale con un braccio più lungo che comprende l'abside e le absidiole laterali, la cupola a caffè e portico esterno; tutto, dalla pianta all'equilibrio delle membrature e degli spazi, secondo il Bettini, tradisce quel deciso e profondo intervento del gusto bizantino che divenne (ma non prima del sec. XII) una delle determinanti del gusto veneziano, innestandosi sulla precedente, e sempre viva, tradizione dell'Esarcato. - Vedi tav. XXX.

BIBL.: Fl. Cornaro, Ecclesiae Torcellanae antiquis monumentis... illustratae, Venezia 1749; N. Battaglini, T. antica e moderna, 1817; R. Cattaneo, L'archit. in Italia dal sec. VI al Mille circa, Venezia 1888; V. LAZZARO, Un'iscriz. torcellana del sec. VII, in Atti Istit. veneto sc. lett. e arti, 73 (1914), p. 2 seg.; P. La Fontaine, Il mosaico di T., in Arte cristiana, 7 (1919), p. 168 seg.; L. Conton, T. il suo estuario e i suoi monumenti, Venezia 1927; N. Callegari, Il Museo prov. di T., 1919; W. Paesler, Die römische Weltgerichtstafel im Vatikan. Ihre Stellung in der Gesch. des Weltgerichtsbildes in der römischen Malerei des 13. Jahrhunderts, in Kunst. Jahrb. d. Bibl. Hertziana, 2 (1938), p. 311 seg.; G. Lorenzetti, T., Venezia 1939; id., Venezia e il suo estuario, Milano 1944; R. Cessi, Venezia ducale, Venezia 1940; M. Brunetti, S. Bettini, F. Forlati, G. Fiocco, T. Torcellano 1940. Paolo Lino Zovatto