TRATTO (Tractus). - È Graduale (v.) e fa le veci dell'Alleluia, nei tempi penitenziali da Settuagesima a Pasqua, nelle Messe dei defunti e in alcuni altri giorni (vigilia, ecc.). Consta di due, tre, quattro ed anche più versetti che si cantavano nell'antichità cristiana da un solo cantore, più tardi da due all'ambone, di seguito (tractum) ossia senza interruzioni antifoniche o responsoriali da parte del coro.
Dapprima il t. i. seguiva la seconda lettura scritturale che precedeva il Vangelo, mentre il Graduale seguiva la prima; ma soppressa la prima o la seconda lettura, il t. i. venne unito immediatamente al Graduale. Introdotto poi il canto dell'Alleluia (Gregorio M.) ed esteso a tutte le feste e domeniche dell'anno, il t. i. rimasto alle domeniche dei tempi penitenziali, nei quali si omette l'Alleluia; il t. i. Domine non secundum dei lunedì, mercoledì e venerdì della Quaresima è una importazione gallicana del sec. VIII, proveniente dalla liturgia per i penitenti (Jungmann), perché le ferie con una sola lettura profetica avevano di regola un solo canto, cioè il Graduale. Le melodie del t. i. sono considerate da Wagner e antichissimi e venerandi monumenti del canto ecclesiastico latino.
Wagner spiega il termine latino tractus come l'equivalente del greco ἐπόμος = *hirmos*, cioè di una melodia tipica per intonare le varie parti di un inno; il t. sarebbe nient'altro che il Graduale primitivo, ossia salmo responsoriale proveniente dal sec. IV o V, nel quale è omesso il responsorio prima dell'abbreviazione dei testi per l'arricchimento delle melodie. Perciò il t. non è da considerarsi un canto di lutto o di penitenza; ma poiché il tempo della Quaresima ha conservato gli antichi elementi della liturgia, ha conservato anche l'antico Graduale, detto t., con le sue melodie antichissime.