UDINE, DIOCESI DI

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UDINE, DIOCESI di. - Città e diocesi nella Venezia orientale ai confini con la Carniola iugoslava e la Carintia austriaca. Ha una popolazione di 534.700 ab. dei quali 534.500 cattolici, distribuiti in 488 parrocchie, servite da 816 sacerdoti diocesani e 80 regolari; ha due seminari, 12 comunità religiose maschili e 140 femminili (Ann. Pont. 1953, p. 437).

U. è ricordata la prima volta fra i castelli donati da Ottone II nel 983 al patriarca d'Aquileia Rodolando. In seguito a ciò fu governata da un gastaldo patriarcale, finché vi acquistò preminenza la famiglia dei Savorgnani di nobiltà ministeriale. Le mura del castello scesero nella sottostante pianura allargandosi sino a comprendere nel sec. XV alcuni piccoli villaggi. Il patriarca vi abitò situatamente come in altri suoi castelli e favorì il costituirsi del Comune; il patriarca Bertoldo di Andechs concesse il pubblico mercato nel 1248; ebbe anche i suoi statuti nel sec. XIV sino a divenire man mano la comunità maggiore del Friuli, quando, soprattutto con il 1420, divenne la residenza del luogotenente che governava il territorio del Friuli in nome di Venezia. Non fu dapprima che una semplice pieve della diocesi patriarcale che aveva come matrice la chiesa del castello; con il sec. XIII la pieve divenne collegata ed ebbe la sua chiesa con cimitero nel piano presso il vecchio mercato. Quando nel sec. XV il patriarcato fu dato in commenda, vi risiedette il vicario patriarcale e con la fine del sec. XVI vi ebbe la sua ordinaria residenza il patriarca. Il 19 gen. 1753, in conseguenza della divisione del patriarcato, decisa da Benedetto XIV, U. divenne la sede di un arcivescovato che comprendeva la parte veneta dell'antica diocesi patriarcale, conservando autorità di metropolita sui vescovi veneto-istriani già dipendenti dal patriarcato. Con l'ordinamento napoleonico U. fu il centro amministrativo del dipartimento di Passariano e tale rimase durante il dominio austriaco per la provincia del Friuli e poi sotto il governo nazionale. Invece in seguito al Concordato del 10 maggio 1818 fra l'Austria e la S. Sede, U. fu ridotta a semplice vescovato nella provincia ecclesiastica di Venezia, finché Pio IX il 14 marzo 1847 ne fece di nuovo un arcivescovato, ma senza suffraganei. Intanto però Gregorio XVI aveva staccato il 30 apr. 1846 il Cadore dalla diocesi per unirlo a quella di Belluno. Senza tener conto qui di altre variazioni territoriali di minor conto, basterà ricordare quella del Tarvisiano tolto alla diocesi di Gurk il 10 febbr. 1933, ed aggregato a quella di U.

Nella città, la Cattedrale romanico-gotica (iniziata nel 1236) subì un rimaneggiamento barocco nel sec. XVIII; altrettanto avvenne delle due chiese gotiche di S. Francesco (già dei Conventuali) e di S. Pietro martire (già dei Domenicani). Nel sec. XV il Comune costruì la sua loggia e palazzo gotico-veneziano e nel XVI ricostruì di fronte ad esso la chiesa di S. Giovanni con la torre dell'orologio e l'elegante loggia. Al Tiepolo sono dovute le mirabili pitture della chiesa della Purità e quelle del Palazzo arcivescovile. In questo si conserva una biblioteca ricca di opere rare, incunabuli e manoscritti. La Biblioteca comunale, oltre le opere moderne, conserva pergamene, memorie e documenti diversi, importanti-simi per la storia del paese e della città. Di grande importanza l'Archivio capitolare con le pergamene dell'antico patriarcato; cui va aggiunta la Biblioteca di S. Daniele con i suoi codici. Santuario visitatissimo da devoti di tutto il Friuli sino dal sec. XV è, in città, quello della Vergine delle Grazie.

Fra gli istituti ecclesiastici diocesani emerge la collegiatà di S. Maria Assunta di Cividale, organizzata e dotata dal patriarca Giovanni nel 1015 con l'unione delle due precedenti canoniche di S. Maria e di S. Stefano; essa ebbe poi sempre grande importanza nella vita culturale e religiosa del paese (v. CIVIDALE). Da essa dipende la chiesa di S. Maria del Monte, posta su di un antico castello e dal sec. XIII meta di pellegrinaggi da tutto il paese.

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UDINE, DIOCESI di - Facciata della Cattedrale (sec. XIII) - Udine

Oltre l'abbazia di Sesto, di origine longobarda, ebbero grande importanza nel medioevo feudale le due abbazie benedettine di Moggio e di Rosazzo; ambedue erano soggette al patriarca e, come Sesto, avevano voce nel Parlamento della Patria fra gli ecclesiastici. S. Gallo di Moggio sorse su un colle in Valle del Fella a cavaliere della via che conduceva in Carintia, sul finire del sec. XI, grazie alla donazione di un signore locale. Passò in commenda sul principio del sec. XV e per breve tempo ne fu commendatario. Carlo Borromeo. Fu soppressa dal Senato veneto il 2 genn. 1773 ed il feudo fu venduto all'incanto (cf. A. Battistella, L'abbazia di Moggio, Udine 1903). S. Pietro di Rosazzo fu costruita su un colle selvaggio non lungi da Cormons per largizioni degli Eppestonei ducili di Carintia e dei conti di Gorizia che vi ebbero sepoltura; fu data da prima ai Canonici Regolari di S. Agostino, ma nel 1019 passò ai Benedettini venuti da Millstatt; ebbe alle sue dipendenze l'ospedale di S. Egidio presso Aquileia per i poveri ed i lebbrosi (cf. P. Paschini, Sulla fondazione dell'abbazia di Rosazzo, Udine 1912). Fu data in commenda nel 1392 al card. PILECO (v.) di Prata, finché nel 1753 fu unita alla mensa arcivescovile di U. (cf. Memorie Storiche Foorquiliesi, 21 [1925], p. 109 sgg.; 23 [1927], p. 23 sgg.).

Venerato è il santuario di S. Antonio a Gemona del Friuli. La chiesa dedicata al Santo fu consacrata già nel 1247. Tenuto dai Conventuali fino al 1769, nel 1845, dopo asser rimasto per lungo periodo in mano al clero secolare, passava ai Frati Minori che lo ufficiano attualmente. Vedi tav. LXVI.

BIBL.: E. Carusi - P. Sella, Statuti di U. del sec. XIV. Udine 1930 (gli Statuti del 1425 erano stati pubblicati a Udine nel 1898); P. Paschini, Storia del Friuli, I, Udine 1934, p. 205; II e III, 1936, passim. V. anche A. Battistella, U. nel sec. XVI, in Memorie Storiche Foorquiliesi, 17 (1921), p. 83 sgg.; 18 (1922).