UGO DI BONNEVAUX, SANTO

UGO di BONNEVAUX, santo - Abate, nipote di
s. Ugo, vescovo di Grenoble (m. 1132), figlio di
Raimondo di Châteauneuf, n. a Châteauneuf d'Isère,
presso Valence, verso il 1120, m. abate di Bonne-
vaux nel 1194.

Chierico della Chiesa di Lione, entrò nell'Ordine di
Citeaux probabilmente nell'abbazia di Miroir nella dio-
cesi di Lione. Tentato di ritornare al secolo, fu rifran-
cato nella sua vocazione da una lettera di s. Bernardo (PL
182, 527-28). Abate di Léoncel presso Valence nel 1162 o
1163, ne ricevette la benedizione da Alessandro III a
Montpellier; poi abate di Bonnevaux, abbazia-madre, nel
1166, U. prese cura degli interessi delle sue case che s'ar-
ricchirono di donazioni, di privilegi e dell'esenzione. Fra
le altre mediazioni di pace, intervenne con Ponzio, ve-
scovo di Clermont, nel conflitto fra il Barbarossa e Ales-
sandro III, negoziando la Pace di Venezia (1177) che mise

UG

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O di CUNY, santo. - Figlio del conte Dal-

mazio di Semur, n. a Semur (Borgogna) nel 1024,
m. a Cluny il 28 apr. 1109. A 14 anni benedettino a
Cluny, a 20 sacerdote, a 25 già succedeva ad Odilone
nella carica di abate. Sotto il suo governo, durato
6 anni, Cluny (v.) toccò l'apogeo, grazie alla sua
prudenza energica, al saggio equilibrio nell'interpre-
tazione della Regola benedettina.

Egli esercitò un influsso moderatore presso papi, im-
peratori e re, che visitò frequenti volte: presente a Ca-
nossa, piegò Gregorio VII alla misericordia, cercò di
temperare il rigore del legato Ugo di Die, cui fu com-
pagno qualche tempo; e a lui viene attribuita la disten-
sione, che si osserva nel governo della Chiesa, sotto Ur-
bano II; nota è anche la parte avuta da Cluny negli
inizi della Crociata. La redazione, nel 1068, delle Con-
suetudines, spiega l'irradiazione degli Statuti cluniacensi;
l'Ordo Cluniacensis non indica più soltanto un modo di
interpretare la Regola di s. Benedetto, ma una confede-
razione di abbazie e di priorati.

Attenuando il rigorismo anteriore, le Consuetudines
partiscono equilibratamente tra i monaci, gli oblati e
i servi il lavoro manuale, intellettuale e artistico; la li-
turgia e il canto raggiungono la loro perfezione nell'am-
biente raccolto della maestosa basilica di S. Pietro di
Cluny, edificata da U. a cominciare dal 1088, diventata
poi il modello delle chiese cluniacensi sparse in tutta la
cristianità. Priorati e abbazie, con una diversità molto
flessibile, si eleggono da se stessi i loro capi, o, ricevendoli
dall'abate U., formano un'immensa famiglia, ricca e pre-
sente dappertutto, collegata dalla comunanza della Re-
gola. Nella Francia, nella Spagna, in Italia, dove contava
rispettivamente, ca. l'801, 25 e 50 monasteri, l'Ordine
cluniacense altro non aveva da fare che ampliare ed esten-
dere le sue fondazioni. Penetrò, invece, per la prima
volta in Inghilterra dopo la conquista del duca Guglielmo,
grazie a Lanfranco e alle abbazie normanne; in Fiandra,
con l'appoggio della contessa Clemenza; nella Germania,
dove l'irradiamento intorno all'abbazia di Hirsau si di-
mostrerà brillante, ma effimero, per dissensi interni pro-
vocati dalla lotta tra il sacerdozio e l'Impero; anche la
Polonia, l'Oriente latino e persino Bisanzio entrano nel-
l'orbita di Cluny. Quando U. morì, l'Ordine, libero dalle
giurisdizioni episcopali, grazie ai privilegi di esenzione,
formava a servizio del Papa, da cui dipendeva diretta-
mente, il centro e lo strumento efficace della riforma della
Chiesa. Callisto II riconobbe fin dal 1119 i meriti del-
l'abate U., collocandolo sugli altar

i. Festa il 29 apr


Vedi tav. LXX.

BIBL.: Cluny (v.) si aggiun- gono: Lettere di U. di C.; PL 159, 927-46; A. L'Huillier, Vie de st Hugues, Solennes 1888; E. Hauvillers, Ulrich von Cluny (Kirchengesch. Studien, 3), Münster 1896; T. Schieffer, Noti- ces sur les vies de st Hugues, in Le moyen âge, 3e serie, 7 (1936), pp. 81-103; A. Fliche-V. MARTINO G, Hist. de l'Eglise, VIII, Parigi 1946, pp. 427-44. Guglielmo Mollat