UNIONE ELETTORALE CATTOLICA ITALIANA. - Organizzazione costituita Congressi (v.) in base all'encic. Il fermo proposito (II giugno 1905) Non expedit (v.), allo scopo di coordinare e dirigere le forze cattoliche italiane, nelle competizioni elettorali, in cui erano chiamate a prendere viva parte.
Queste finalità erano illustrate nella prima circolare programmatica del 15 ag. 1906, la quale di conseguenza raccomandò con intensa propaganda le iscrizioni elettorali tra i cattolici (1907).
L'U.E.C.I., che nel 1911 contava 177 associazioni ed aveva propri rappresentanti in ogni diocesi, oltre le diverse elezioni amministrative, diesse anche quelle politiche, ove fu data la dispensa dal voto, vigendo ancora il Non expedit, nel 1906, 1909, 1913. Nelle elezioni generali politiche del 1909 diede i punti programmatici, a cui doveva essere subordinata la licenza ai cattolici di accedere alle urne ed il loro voto ai candidati; punti programmatici perfezionati nelle elezioni del 1913 e portati a sette postulati: GENTILI (v.). Inoltre nel 1912 l'U.E.C.I. si dichiarò per il suffragio universale. La sua opera ebbe un successo
Note: La traduzione è in inglese e non è in italiano.
è detto, nel loro isolazionismo, sconfessando Wilson, che era stato il maggiore propulsore ed autore del Patto. La iniziativa, però, secondo Briand, andava inquadrata nel Patto, il quale consentiva la creazione di intese regionali, onde l'organizzazione di una u. e. tendeva a far agire più efficacemente la maggiore organizzazione, nella quale veniva ad inserirsi concentricamente, tentando così di ridare unità di spiriti all'Europa, divisa, dopo il fallimento del Patto di Locarno e del Patto a quattro. Il progetto di Briand era meno avanzato di quelli che auspicavano una federazione europea, non toccava la sovranità degli Stati. Gli Stati europei, allo scopo di esaminare periodicamente in comune i loro particolari interessi, avrebbero formato una Conferenza europea, e, come organo esecutivo, un Comitato permanente ed un Segretariato, sempre nel quadro della Società delle Nazioni. Nel memorandum inviato ai vari Governi, Briand, quando dovette esemplificare, si fermò alle questioni economiche e sociali (dogane, unioni e cartelli industriali, lavori pubblici, comunicazioni, lavoro, igiene, finanze, cooperazione intellettuale) accennando, nel campo politico, soltanto a rapporti interparlamentari che avevano già qualche tradizione. Quindi, si può dire che la proposta Briand tendesse ad arrivare alla costruzione politica attraverso una coalizione economica, onde superava le osservazioni fatte da alcuni Stati, nelle loro risposte, sulla necessità di cominciare dalle questioni economiche. Un rilievo di carattere territoriale venne sollevato dall'Italia e dalla Germania: ossia non era ammissibile l'esclusione dall'Europa della Russia e della Turchia. La stessa Germania e l'Ungheria rilevavano che per arrivare all'U. e. occorreva eliminare le disuguaglianze create dai trattati di pace. Obiezioni più gravi e addirittura preclusive venivano dalla Gran Bretagna, dalla Svizzera, da altri Stati, i quali osservavano che si veniva a creare un inutile doppione degli organi societari, ed anzi la Gran Bretagna insinuava che l'U. e. anziché far operare di unione degli spiriti, poteva accettare, se non suscitare addirittura, nuove ostilità. Quando il progetto Briand, eloquentemente difeso dall'autore, fu discusso a Ginevra (sett. 1930), Scialoja fece rilevare le difficoltà di una realizzazione immediata, sicché conveniva cominciare con una commissione di studio. Più radicale fu Motta, mentre Brüning (Germania) e Schober (Austria) insistevano perché la nuova Unione si occupasse soltanto di problemi economici. L'Assemblea accettò il punto di vista di Scialoja e nominò una Commissione di studio per l'U. e. Questa si riunì nel gen. del 1931 sotto la presidenza di Briand, con la partecipazione di 27 Stati, e nelle sue riunioni convenne sulla necessità di invitare l'URSS e la Turchia, ma parlò sempre della crisi economica. Quando nell'Assemblea della Società della Nazionalità del sett. 1931 si affrontò il problema della organizzazione dell'U. e., fu stabilito di creare solo una Commissione di studio con la partecipazione anche di Stati non europei, e con questa decisione l'Unione fu sepp. l'Italia.
Èra quindi evidente l'immaturità del problema in un'Europa che si sentiva moralmente divisa. Il nuovo tentativo di egemonia germanica fu schiacciato col corso di due forze extraeuropee: quella eurasiatica dell'URSS e quella degli USA, costretti ad uscire nuovamente dall'isolazionismo dalla politica di Roosevelt. Quando si venne a stringere i conti della vittoria, Roosevelt e Churchill accettarono la tesi di Stalin della divisione dell'Europa in due zone, lasciando all'influenza dell'URSS quella di Oriente della linea Stettino-Trieste.
II. La difesa dell'Occidente e la realizzazione della nuova U. e. - Caduto l'Oriente europeo sotto il dominio sovietico, tutta l'Europa ad ovest della linea di Yalta rimaneva indifendibile e più che di Europa si doveva parlare di Occidente, per cui si poneva preminente una difesa dell'Atlantico, alla quale gli USA dovettero finire per dare una marca americana, provvedendo anche a stipulare per loro conto accordi con la Spagna, esclusa dalla difesa dell'Occidente, grazie alla politica antifrancista di alcuni Stati. In queste condizioni riappare il movimento per l'unità europea, con spiccata tendenza ad una soluzione federale. Non mancano ugualmente, come nel decennio 1920-30, considerazioni in contrario di chi asserisce che le possibilità attuali sono limitate, territorialmente e moralmente. Moralmente l'Europa è al culmine delle divisioni, specialmente per colpa delle decisioni di Yalta e dei trattati di pace del 1947. Territorialmente, perché ben pochi sono gli Stati disposti a costituire un Unione, ed infatti questa sorge assai più limitata dell'Europa partecipante alla difesa atlantica, riducendosi all'Italia, Francia, Belgio, Olanda, Lussemburgo ed alla Germania occidentale (qualora questa riesca a superare le opposizioni), mentre ne restano fuori i due Stati iberici, che fanno parte integrante e fondamentale dell'Europa occidentale. Questo secondo tentativo di u. e. nasce con l'appoggio dell'America ed anche della Gran Bretagna, la quale, peraltro, si limita alla funzione di garanzia, facendo nuovamente prevalere il suo carattere di Comunità britannica a base e con interessi mondiali. Anche nelle realizzazioni pratiche l'Unione segue un metodo nuovo. Il Consiglio dell'Europa collabora con la Comunità atlantica, della quale è in sostanza un episodio specialmente nel campo della difesa. Si comincia pertanto con un accordo base di carattere economico-industriale ed un altro di carattere difensivo, nella coscienza che l'Europa si costruirà sulle realizzazioni concrete.
La Comunità europea del carbone e dell'acciaio costituita col Trattato di Parigi del 18 apr. 1951 tende a creare un mercato comune, fornito e guidato da una Comunità, persona giuridica autonoma, che è organizzata con una Alta Autorità (9 membri) assistita da un Comitato consultivo (da 30 a 51 membri), sotto il controllo di un'Assemblea (18 m. mbr. ciascuna Germania, Francia, Italia; 10 Belgio e Olanda, Lussemburgo), con un organo di mediazione fra Alta autorità e governo, rappresentato dal Consiglio dei ministri degli Esteri, ed una Corte (7 membri) che assicura il rispetto del diritto nell'interpretazione ed applicazione del trattato e dei regolamenti esecutivi.
La Comunità difensiva europea (CED) fu costituita dagli stessi Stati col Trattato di Parigi del 27 maggio 1952, nello spirito della carta dell'ONU e con finalità meramente difensive contro ogni aggressione. La CED ha carattere supernazionale, comprende istituzioni, bilancio e forze armate comuni (forze europee di difesa). I poteri di azione e di controllo sono affidati ad un Commissariato (9 membri). Agli effetti del controllo si utilizza la stessa Assemblea della Comunità del ferro, mentre l'armonizzazione dell'azione del Commissariato coi Governi è demandata ad un Consiglio di rappresentanti degli Stati aderenti. Comune con il Consorzio è la Corte di giustizia, che deve adempiere nei rapporti del patto della CED le stesse funzioni. Il patto del Consorzio finisce per divenire un patto base degli sviluppi futuri della Organizzazione ed infatti ai due organismi creati si è ritenuto opportuno di deferire anche l'elaborazione della costruzione generale d. l'Unione, che funziona attualmente in una forma provvisoria attraverso le rappresentanze dei membri degli Stati aderenti e del Consiglio dei ministri degli Esteri, per cui è inutile indulgirsi sulla situazione attuale. Si tratta pertanto di una costruzione iniziale limitata, territorialmente ed istituzionalmente, che nasce nel quadro dell'ONU, della quale fanno parte 4 degli Stati unionisti; ne sono fuori Italia e Germania.
Il rapporto di collegamento della CED con la Comunità atlantica è convenzionalmente determinato con una serie di protocolli che estendono le garanzie contro l'aggressione alla Gran Bretagna e allacciano la difesa europea a quella atlantica con un coordinamento della CED con il NATO, e che danno la netta visione della natura, del campo difensivo, episodico della difesa europea rispetto a quella atlantica, pur con la tendenza - auspicata dagli U.S.A. - di rendere autonoma la difesa dell'Europa.
I due complessi accordi di Parigi rappresentano soltanto l'inizio del regolamento dell'U. e. che dovrebbe trovare ulteriori sviluppi nel consorzio per l'agricoltura (detto «pool verde»), di cui è in discussione la struttura (Conferenza di Parigi, marzo 1953) e, soprattutto, nel Trattato per la Comunità europea, consegnato il 9 marzo al Consiglio dei ministri degli Esteri per l'esame dei seggiovani.
UNIONE GIURISTI CATTOLICI ITALIANI (U. G. C. I.): V. OPERE CATTOLICHE COORDINATE ALL'AZIONE CATTOLICA ITALIANA.