URBANIA e SANT'ANGELO IN VADO, DIOCESI di. - Città e diocesi in provincia di Pesaro (Marche) con residenza vescovile in U. : suffraganee di Urbino.
U. - La diocesi di U. ha una superficie di ca. 193 kmq. con una popolazione di 12.275 ab. quasi tutti cattolici, distribuiti in 42 parrocchie, servite da 40 sacerdoti diocesani e 6 regolari; ha un seminario, 2 comunità religiose maschili e 8 femminili (Ann. Pont. 1953, p. 438).
La diocesi di U. fu eretta il 18 febbr. 1635 e unita aeque et principaliter a S. A. in V. La città, sotto la denominazione di Castel delle Ripe, è ricordata come feudale abbazia benedettina di S. Cristoforo del Ponte (sul Metauro) sin dal sec. XIII. Nel 1225 infatti l'abate di S. Cristoforo concede Castel delle Ripe in accomodata al comune di Città di Castello, purché esso si impegni a ricostruirlo, dopo la distruzione operata dagli urbani ghibellini. Tale patto suscitò le ire di Urbino e dei Feltraschi. A nulla valse l'alleanza conclusa tra Guido da Montefeltro e Città di Castello nel 1253. Nel 1277 Galasso di Montefeltro assalì Castel delle Ripe e lo rase di nuovo al suolo. Alla sua ricostruzione pensò questa volta il rettore pontificio di Romagna, Guglielmo Durante, inviato sul posto da Martino IV ed il nuovo castello costruito non più sul colle, ma sul piano del Metauro, si chiamò dal suo fondatore Castel Durante. Su di esso esercitarono la loro sovranità i Brancaleoni, finché il card. Albornoz nel 1359 lo riconquistò alla Chiesa. Nel 1377 il Brancaleoni l'ottennero di nuovo in vicariato, mentre erano rettori pontifici della Massa Trabaria. Ad essi successero, sotto Martino V, i Montefeltro che vennero investiti della contea di Castel Durante e che la tennero poi, quali Duchi di Urbino, fino al 1631, anno della morte dell'ultimo duca, Francesco Maria II della Rovere, avvenuta in Castel Durante, che da allora divenne parte integrante dello Stato della Chiesa.
Spiritualmente la località fu, dalla sua origine, sottoposta al vescovo di Urbino. Nel 1393 Bonifacio IX, togliendo l'abbazia ai Benedettini, la diede in commenda al card. Bartolomeo de Ulariis e l'8 marzo 1402 la resse in nullius dioecesis sottraendola alla giurisdizione della dioecesi urbana e aggregandole i territori di Castel Durante, di S. A. in V. e di Sassocorvaro.
Meritano speciale ricordo tra i commendatari di Castel Durante il card. Bessarione (v.), che suscitò una vera fioritura di bene e di opere grandiosi nell'abbazia e donò ad essa la reliquia dell'omero del martire s. Cristoforo; il card. Alessandro Farnese, che salì al sommo pontificato con il nome di Paolo III; il card. Francesco Barberini, che tanto si adoperò per l'erezione della dioecesi, e che vide il suo lavoro coronato da successo il 18 febbr. 1635, giorno in cui Urbano VIII conferiva al Castel Durante l'onore di dioecesi e di città, chiamandola dal suo nome U. Alla nuova dioecesi veniva annessa l'intima arcipreteura nullius di Mercatello sul Metauro, mentre la città di S. A. in V. era anch'essa eretta in dioecesi ed unita aeque et principaliter ad U. Primo vescovo delle dioecesi unite fu Onorato Onorati di Iesi.
La città, importante per la sua antica produzione di ceramiche, presenta alcune costruzioni interessanti: la rocca medievale frammentaria; la chiesa di S. Francesco duecentesca; la chiesa dei Morti, romanica; la chiesa della de Corpus Domini con affreschi di Raffaellino del Colle; il Palazzo dei duchi di Urbino costruito dai Brancaleoni nel sec. XIII e trasformato nel sec. XVI. Sulla piazza situata all'ingresso della città verso nord sorge un'alta colonna con la statua di s. Cristoforo, protettore della città e della dioecesi.
Numerosi i monasteri della dioecesi, tra i quali quello delle Cappuccine in Mercatello, eretto nella casa ove il 27 dic. 1660 nacque s. Veronica Giuliani, che, divenuta cappuccina in Città di Castello, vi morì il 9 luglio 1727.
Sant'Angelo in Vado. - La dioecesi di S. A. in V. ha una superficie di ca. 93 kmq. con una popolazione di 5450 ab. tutti cattolici, distribuiti in 19 parrocchie, servite da 17 sacerdoti diocesani e 3 regolari; ha un seminario, 2 comunità religiose maschili e 8 femminili (Ann. Pont. 1953, p. 438).
Sorge sul luogo dell'antico Tifernum Metauense nell'Umbria transappenninica, città illustre appartenente alla tribù Crustumina, sede di un Falmine, ricordata da Plinio (Hist. natur., III, c. p. 14) e da Tolomeo Claudio (Geographia, III, cap. 1) e della quale, fin da tempi remoti, vennero in luce monumenti in gran parte epigrafici e numismatici. Fu sede vescovile, da non confondersi con Tifernum Tibrimum (Città di Castello [v.]). Infatti un suo vescovo Lucifero sottoscrive al Concilio Romano del 465, mentre rimane incerto un vescovo Mario che sottoscrive nel Concilio Romano del 499 semplicemente come vescovo «ecclesiae Tifernatis». Vescovato e città cessarono durante le guerre gotiche (540-53). Sul luogo sorse poi S. A. in V.
A Sant'Angelo si aggiunse la specificazione «in Vado», cioè di luogo nel quale il fiume Metauro può facilmente passarsi a guado. Eretta la provincia della Massa Trabaria da Ortonce IV nel 1209, come dominio della basilica di S. Pietro in Vaticano, S. A. ne divenne il «Portus, refugium et cor», prima sotto il governo dei Brancaleoni, vicari pontifici, poi dei Montefeltro, duchi di Urbino. Spiritualmente S. A. fu soggetta al vescovo urbinate ed eretta in arcipreteura con quattro curazie rionali. Quando nel 1403 i Brancaleoni ottennero da Bonifacio IX la trasformazione in abbazia nullius dell'ex monastero benedettino di S. Cristoforo in Castel Durante, anche S. A. fu ad essa incorporato e, nonostante le proteste dei vescovi urbani e la revoca del provvedimento disposto da Martino V nel 1417, la situazione rimase immutata sino al 1635. Arcipresti insigni di S. A. furono, in quel tempo, i card. Antonio e Cristoforo Del Monte. Urbano VIII, dietro preghiere dei cittadini vadesi e dopo lungo esame, il 18 febbr. 1635, con la bolla Pro excellenti praeminentia, restituiva a S. A. il titolo di città ed alla chiesa di S. Michele Arcangelo il suo vescovo. Contemporaneamente Castel Durante veniva eretta in dioecesi, chiamata dal nome del papa U. e unita aeque et principaliter alla dioecesi Vadese. Sebbene piccola per estensione territoriale e per popolazione, S. A. in V. si è nei secoli contraddistinta per fervore di vita religiosa, per arti ed industrie, quali la lavorazione in filigrana d'oro, i manufatti di lana e la concia delle pelli. Nei numerosi monasteri maschili e femminili della città vissero in santità i bb. Girolamo Ranuzzi, Bartolo Vagnarini, Tommaso, Vittorio, Vico, Vittoria, tutti da S. A. in V. Vadesi furono anche Gianfrancesco e Prospero Fagnani, insigni canonisti, i pittori Taddeo e Federico Zuccari, Francesco Nardini e Francesco Mancini; i capitani di ventura Matteo e Gianpaolo Griffoni e Niccolò Braccio della Stella.
Oriunda di S. A. in V. fu anche la famiglia Ganganelli, dalla quale, in S. Arcangelo di Romagna, nacque il futuro Clemente XIV, munificentissimo verso la dioecesi Vadese ed in onore della quale fu innalzata una statua nella Piazza comunale.