VALENTINIANO III (FLAVIUS VALENTINIANUS AUGUSTUS), IMPERATORE ROMANO D'OCCIDENTE

VALENTINIANO III (Flavius Valentinianus Augustus), IMPERATORE ROMANO D'OCCIDENTE. - Figlio del precedente e di Gallia, n. nel 419, m. a Roma il 16 marzo 545.
VALENTINIANO III (Flavius Valentinianus Augustus), IMPERATORE ROMANO D'OCCIDENTE. - Figlio del precedente e di Gallia, n. nel 419, m. a Roma il 16 marzo 545.

Alla morte dello zio Onorio (423) la corte bizantina, dove si era rifugiata Placidia con il figlio, per eliminare l'usurpatore Giovanni inviò in Italia V. e la madre con un esercito; Giovanni fu sconfitto e V. poté essere incoronato a Roma (425). Fissò la sua residenza a Ravenna e, data la sua tenere età, il governo effettivo fu nelle mani della madre. Placidia seppe dare grande impulso all'arte abbellendo la città di splendidi monumenti, e si giovò della forte e geniale opera del generale Ezio per tenere a freno i barbari che premevano nelle Gallie e nella Spagna. Nel 429 i Vandali sbarcavano in Africa, e, nonostante l'accordo del 435, pochi anni dopo (439) erano padroni di quelle regioni e minacciavano la stessa Italia. Nel 451 Attila invadeva la Gallia ma fu sconfitto da Ezio ai Campi Catalaunici presso Châlons; venne in Italia l'anno successivo e V. si rifugiò a Roma donde inviò al barbaro un'ambasceria della quale faceva parte il papa s. Leone: Attila, che già aveva occupato e distrutto parecchie città, inaspettatamente si ritirò. A Roma intanto V., rimasto solo arbitro del governo dopo la morte della madre (450), si mostrò libertino ed inetto, inimicandosi tutti e specialmente i nobili che offendeva nell'onore. Una congiura capitanata da Petronio Massimo, per vendicare anche la morte di Ezio (sett. 454), lo eliminò mentre si trovava sulla Via Labicana.

La politica religiosa di V. fu diretta a reprimere sempre più il paganesimo, a tutelare la fede cattolica e combattere gli eretici. Nel 451 proibì sotto pena di morte e confisca dei beni che si riaprissero i templi già chiusi o si facessero sacrifici (Cod. Iustin., I, 11, 7). Scrisse insieme con la madre e la moglie a Teodosio II perché si procedesse contro Eutiche (PL 54, 858 sgg.), e nel 452 decretava che fosse riabilitata la memoria del patriarca Flaviano (Cod. Iustin., I, 3, 23); nel 451 confermava tutti i privilegi concessi alla Chiesa cattolica e abrogava i decreti contrari (ibid., I, 2, 12). Decreti contro gli eretici e specialmente contro i nestoriani pubblicò nel 428 e nel 435 (ibid., I, 1, 3; I, 5, 6); nel 445 emanò una costituzione contro i manichei, con la quale erano dichiarati nemici dello Stato, era ordinato di cacciarli dalle città, era loro vietato di accedere alle cariche civili e militari ed erano privati di ogni diritto civile (PL 54, 622-24).

BIBL.: C. Bugiani, Storia di Ezio generale dell'Impero sotto V. III, Firenze 1905; G. Lizerand, Attius, Parigi 1910; R. Cessi, La crisi imper. degli anni 454-55 e l'incurs. vand. a Roma, in Arch. Soc. rom. di st. patr., 40 (1917), pp. 161-204; G. A. Balducci, La polit. di V. III, Bologna 1934; A. Solari, La crisi dell'Impero rom., IV, Roma 1936; R. Paribeni, Da Dioclez. alla caduta dell'Imp. d'Occid., Bologna [1941], pp. 255-59, 271-74 e passim (v. indice). Agostino Amore