VALENTINIANO II (Flavius Valentinianus Augustus), IMPERATORE ROMANO D'OCCIDENTE. - Figlio del precedente e di Giustina, n. nel 371, m. in Gallia nel 392.
Alla morte del padre (375), per intervento della madre fu fatto proclamare Augusto Graziano (v.) Valente (v.); gli furono assegnate l'Italia, l'Illirico e l'Africa. Data la sua tenera età, non si può parlare di una attività politica di V., poiché il governo effettivo era nelle mani di Giustina (v.) e del magister militum, il franco Bautone. La politica filoariana dell'Imperatrice condusse nel 385-86 al drammatico scontro con s. Ambrogio per la cessione di una basilica alla setta (s. Ambrogio, Ep. 20 a Marcellina: PL 16, 1936) dal quale il Santo uscì vittorioso. Nel 387 lo stesso Ambrogio accettò di recarsi a Treviri per impedire l'imminente invasione dell'Italia da parte dell'usurpatore Massimo (v.) che aveva scritto al giovane Imperatore un'abile lettera esortandolo a desistere dal perseguitare i cattolici (PL 13, 591-94). L'anno successivo Massimo venne in Italia; V. si rifugiò presso Teodosio che lo ricondusse a Milano dopo aver sconfitto Massimo (ag. 388), ed essendo morta Giustina, gli mise accanto il generale franco Arbogaste. Da questo momento il giovane Imperatore si
Per la sua fede cattolica fu in disgrazia sotto Costanzo II e da Giuliano fu persino allontanato dall'esercito. Reintegrato da Gioviano, fu promosso tribuno e, alla morte di questi (febbr. 364), fu eletto imperatore; nel marzo Valente (v.) al quale affidò la parte orientale dell'Impero ritenendo per sé l'Occidente. Desideroso di migliorare le condizioni sociali dei sudditi emanò parecchie leggi che però rimasero inefficaci. Combatté contro i barbari che premevano da ogni
giovò anche dei consigli di s. Ambrogio, che cercava di renderlo degno del grande Teodosio. Frutto di questa amicizia sono il decreto del 391 che proscriveva ogni culto pagano ed il rifiuto di far ripristinare l'altare della Vittoria già abbattuto da Graziano. Ma la tutela di Arbogaste sul giovane V. diveniva ogni giorno più opprimente; questi fu esonerato dall'ufficio, ma qualche giorno dopo l'Imperatore fu trovato morto nel suo letto. S. Ambrogio ne pianse la morte immatura e ne tessé uno splendido elogio (Ep. 53 a Teodosio: PL 16, 1215; De obitu Valentiniani, ibid., 1418-43).