GRAZIANO

GRAZIANO. - Canonista e teologo italiano, il cui nome non presenta alcuna aggiunta, né patronimica, né aggettiva. Qualche volte, nei dizionari o nei commentari alla Divina Commedia, dove Dante ricorda G., si trova detto Francesco G.; ma Francesco è aggiunta del tutto arbitrario ed errore non si sa donde derivato; lo stesso si deve dire del nome Giovanni. Evidentemente G. è un nome romano. Per quanto non risulti con precisione, il luogo della sua nascita deve, conformemente alla tradizione, collocarsi in Toscana; se ne disputano l'appartenenza F. culle o Carraria, presso Orvieto, e Chiusi, nel Senese, con maggior insistenza quest'ultima. Certo l'attività di G. non sembra andare fuori od oltre la Toscana, sua patria, l'Emilia e la Romagna, particolarmente Bologna, dove egli dimorò nel monastero dei SS. Nabore e Felice, compose il suo Decretum (v. II) ed insegnò, per primo, nella più antica università, centro della cultura giuridica europea, il diritto canonico, della cui scienza è considerato il fondatore. Segna l'inizio della formazione di questa disciplina scientifica e del primo insegnamento aperto a tutti, anche laici.

La data della sua nascita, come quella della sua morte, sono ignote; soltanto si può dire che compose il Decretum tra il 1140 e il 1150. Anzi la tradizione bolognese, iscritta sul marmo di un'epigrafe a ricordo di lui nella basilica di S. Petronio in Bologna, segnala come data di formazione del Decretum il 1151.

Sembra ormai accertato che egli sia stato religioso (sebbene vi sia qualche storico che lo dica laico o religioso non sacerdote) e membro dell'Ordine camaldolese. Alcuni pensano che egli sia stato invece cluniscense, poiché non è dato sapere con certezza se al suo tempo il monastero dei SS. Nabore e Felice di Bologna fosse veramente camaldolese. Non si sa quali studi abbia fatto e dove; qualcuno dice nel monastero di Classe; ma altri vogliono che i cronisti confondano la parola Classe con Chiusi. Certo insegnò a Bologna. Non si ha traccia di cariche pubbliche da lui ricoperte, né di sue attività nel campo politico; la sua nomina a vescovo pare notizia senza fondamento. Pertanto le note biografiche che lo riguardano sono un tessuto di leggende, il che avviene del resto anche per altre personalità di questi secoli medievali.

Quando il Decretum apparve non si ebbe la sensazione che esso fosse opera di un grande giurista, lucerna iuris; però il libro o meglio i libri ebbero una fortuna immensa, nelle scuole e nel foro dei paesi cristiani d'Europa; ma anche varia attraverso i secoli; Lutero lo gettò alle fiamme, ciò che non impedi neppure ai suoi seguaci lo studio del testo. Volta a volta esaltato e disprezzato, il

Decretum è oggi considerato nel suo giusto valore. Si è disposti a riconoscere che in esso si trova lo sforzo di una sintesi, di una unificazione potente, meglio opera di più uomini che di un uomo solo; i suoi errori sono comuni alla cultura del tempo. Ma non si può non partire dall'opera di G. per tracciare le linee di ogni istituzione giuridica che dal medioevo trapassò all'età moderna.

Dante pone G. in Paradiso e dice: «Quell'altro fiammeggiare esce dal riso - di Grazian, che l'uno e l'altro foro - aiutò sì che piace in Paradiso» (X, 103-105).

BIBL.: F. Niccolai, G. da Chiusi. Notizie dell'opera sua ed onoranza nell'VIII sec. dal «Decretum», Roma 1933: una raccolta di studi in Apollinaris, 21 (1948): articoli di F. Roberti, A. Giabbani, A. Van Hove, S. Riccobono, A. Stickler, G. Le Bras, S. Kuttner, A. Vetulani, G. Battelli, anche in estratto sotto il titolo: G. Testi e studi camaldolesi, Roma 1940.

Giuseppe Forchielli

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“GRAZIANO.” Enciclopedia Cattolica, vol. VI (1951), p. 622. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/graziano.