GRIBALDI, MATTEO. - Giurista e riformatore italiano, n. a Chieri, in Piemonte, dalla famiglia dei Gribaldi Mofa, agli inizi del sec. XVI e m. a Farges (Svizzera) nel sett. 1564. Insegnò diritto nelle Università di Perugia, Tolosa, Valenza e Grenoble. Quando sia avvenuta precisamente la sua completa adesione alla Riforma non è dato conoscere con sicurezza; è certo però che i suoi sentimenti dovettero vacillare ben presto, se si pensa che in quel tempo il protestantesimo era molto diffuso in Piemonte. Ma fu forse durante il periodo del suo insegnamento a Padova (1548-55), ove conobbe Pier P. Vergerio, con il quale fu poi in rapporti di intima amicizia, che si decise senz'altro per la Riforma.
Ebbe relazioni epistolari e personali con Calvino, di cui fu in seguito tenace avversario nel campo dottrinale e che ne lo ripagò con continue contumelie, denigrazioni ed accuse di eresia, soprattutto per aver egli pubblicamente riprovato il processo e SEGRETO (v.).

Grenoble, diocesi di - Interno della Cattedrale (sec. xi) con molti restauri posteriori.
Lascia una definitivamente Padova il 22 apr. 1555 per le ingiunzioni dei reggenti veneti, il G. si rit.ò in Svizzera, da dove poi si diresse a Tubinga, essendo stato chiamato dal duca Cristoforo del Württemberg ad insegnare in quell'Università. Recatosi tuttavia, prima di raggiungere Tubinga, a Ginevra, fu da Calvino convocato inutilmente a colloquio il 29 giugno. Ma presto anche la residenza di Tubinga non fu più sicura per lui, avendolo Calvino ed il suo fedele Beza posto con ogni mezzo in cattiva luce agli occhi del Duca; invitato perciò a difendersi dalle accuse, che si abbandonamente gli erano piovute addosso, ed a chiarire esplicitamente il suo pensiero, il G. richieste tre settimane di tempo per rispondere; nel frattempo, però, stimò più opportuno riparare a Farges, da dove tuttavia si giustificò per iscritto in una lettera inviata al senato accademico dell'Università. Accusato nondimeno dal Duca, la Signoria di Berna intentò a suo carico un processo, per cui dovette comparire davanti ai predicatori bernesi che lo costrinsero a firmare il 20 sett. 1557 una confessione di fede. Bandito da Berna, dopo un periodo di esilio a Friburgo, tornò ad insegnare a Grenoble, ove fu richiamato nel 1559; ma l'anno seguente dovette lasciar nuovamente la città, perché lo Studio non poteva più disporre dei fondi necessari per il suo stipendio. Da questa data si perdono le tracce del G. e di lui si saprà solo che per vittima della peste quattro anni più tardi a Farges.
Il G. è considerato il corifeo dell'antiritinitarismo italiano, le cui teorie furono da lui esposte una prima volta (1554) nella chiesa italiana di Ginevra e quindi in una lettera indirizzata successivamente ai capi di questa.
Di tutta la sua produzione giuridica notevole è l'opera: De methodo ac ratione studendi in iure civili (Lione 1541), ove trovasi delineato il metodo analitico dell'insegnamento del diritto secondo la pratica delle scuole italiane, e noto come mos italicus ius docendi.