VALFRÉ, SEBASTIANO, beato. - Oratoriano, apostolo di Torino, n. a Verduno (Alba) il 9 marzo 1629, m. a Torino il 30 genn. 1710.
Nato da umile famiglia, compì con successo, pur tra stenti e disagi, i suoi studi ad Alba, Bra e Torino; in quest'ultima città provvide al suo sostentamento facendo l'amanuense. Il 26 maggio 1651 fu ammesso all'Oratorio di Torino, fondato due anni prima, e il 24 febbr. 1652 ricevette il presbiterato dal vescovo di Alba. Nel 1656 si addottorò in teologia. Esercitò, tra il 1653 e il 1671, per oltre 15 anni non consecutivi la carica di prefetto del

Valeriano Bolzan, Glampietro - Ritratto. Incisione su ramo, premessa all'opera Hieroglyphica, sive de sacris Aegyptiorum literis commentarii, Basilea 1256 - Esemplare della Biblioteca Vaticana.
l'Oratorio e tra il 1671 e il 1710, per 20 anni, quella di preposito della Congregazione, portandoli ad una notevole floridezza. Nel 1689 rifiutò per umiltà l'arcivescovo di Torino. Perfetto imitatore di s. Filippo Neri, spese tutta la sua lunga vita sacerdotale nell'apostolato: fu missionario e catechista popolare instancabile; confessore, direttore d'anime e consigliere ricercatissimo per dottrina e prudenza (a lui ricorrevano vescovi, sacerdoti e quasi tutta la Corte ducale, e lo stesso duca Vittorio Amedeo II lo ebbe per confessore [1676-90] e consigliere); soccorritore di tutti i bisognosi che a lui ricorrevano o che egli visitava nelle carceri, negli ospedali o nei loro tuguri. Si occupò in modo speciale dei miseri prigionieri valdesi (1685-86) e visitò nel 1687 la loro valle Luserna, ottenendo numerose conversioni. Notevole fu pure la sua opera per l'assistenza ai feriti e alle truppe durante le campagne militari del 1690-96 e del 1703-1708, specie nei lunghi mesi d'assedio di Torino (1705-1706); a lui devesi l'iniziativa del voto a Maria S.ma che Vittorio Amedeo II compì con l'erezione della Basilica di Superga. Al Duca che lo visitò nell'ultima malattia con franchezza raccomandò di «sollevare le miserie dei suoi afflitti popoli, tanto oppressi dalle lunghe guerre» e di «sempre ben intendersela col Sommo Pontefice». Gli scritti e l'epistolario sono tutte introdotti, ad eccezione di pochi opuscoli pubblicati dal Beato o dati alle stampe nel secolo scorso, tra i quali si ricordano: le Lettere inedite, pubblicate da G. Calenzio (Torino 1869, 29 intere e 8 frammentarie), e i Sunti di ascetica (ivi 1911). Nell'Archivio dell'Oratorio di Torino sono tuttora conservati 21 volli di scritti del Beato.
Fu beatificato il 31 ag. 1834 da Gregorio XVI (Acta Gregoriù papae XVI, I, I, Roma 1901, pp. 441-44) e il suo corpo riposa nella chiesa di S. Filippo in Torino. Festa il 30 genn.
BISL.: fonte di prim'ordine sono i Processi, ordinario (1725-1730) e apostolico (1750-53), conservati nell'Arch. Segr. Vat. (fondo S. Congr. dei Riti, nn. 2974-79; altra copia dei Processi in 16 voll. è conservata nell'Arch. dell'Orat. di Torino); P. Capello, Della vita del b. S. V., confondat. della torin. Congr. dell'Orator. di S. F. Neri, 2 voll., Torino 1872; C. M. De Vecchi, Vitt. Amedeo II e il b. S. V., in Rass. stor. del Risorg., 22 (1935), pp. 799-815 (due lettere di Vitt. Am. al Beato del 1694, 1695); N. Cuniberti, S. V. Piemonte, Torino 1950 (biog. popolare). A. Pietro Frutaz