VALVA ET SUL MON A

VALVA et sUL MON A. DI
VALVA et sUL MON A. DI

Clemente III, nonché dalle sottoscrizioni degli Atti del III Concilio Lateranense. Con il sec. XIII ha inizio la serie pressoché completa dei vescovi, i quali già da tempo avevano preso l'abitudine di risiedere per lunghi periodi a S., tanto che si ebbe una lite tra i canonici di S. Pelino e quelli di S. Panfilo, composta nel 1168 (cf. Ughelli, I, col. 1367 e Faraglia, p. 48), ma riaccesasi nel sec. XIII (cf. Faraglia, p. 63) e risolta definitivamente solo da Urbano VIII nel 1628: da allora i nomi di V. S. figurano nei titoli dei vescovi sempre uniti. Già dal sec. XV, tuttavia, la preminenza di S. si era affermata come residenza stabile dell'Ordinarie. Tra i vescovi si ricordano ancora Pompeo Zambeccarì (1547-71), che partecipò al Concilio di Trento, e Francesco Boccapaduli, che nel 1638 cresce il Seminario di S.

MONASTERI. — Completamente scomparsi sono i monasteri benedettini di S. Clemente, menzionato da Alessandro II nel 1073 (PL 146, 1401) e di S. Maria in Cartiniano, presso Bussi (cf. E. Gattula, Historia abbatica Cassinensis per saeculorum seriem distributa..., Venezia 1733, pp. 319-21). Di altri, un tempo famosissimi, non rimangono che scarsi avanzi: S. Benedetto in Perillis, tra Popoli e Acciano, priorato benedettino fondato da Trasmondo vescovo di V., soggetto alla diocesi nel 1156, in commenda dal 1443, unito a S. Maria di Collemaggio di Aquila nel 1448; S. Pietro ad Oratorium, monastero benedettino presso Capestrano, soggetto a S. Vincenzo al Volturno, le cui origini sono fantasticamente alterate da una serie di documenti falsi: conserva la magnifica chiesa del sec. XIII; S. Maria e S. Pellegrino in Bominaco (fraz. di Caporciano, attualmente nel territorio della diocesi di L'Aquila), antiche chiese soggette all'abbazia di Farfa, cui nel 1001 Odorizio, conte di V., prepose alcuni monaci benedettini sotto il governo di un unico abate, nel 1093 passate sotto la giurisdizione del vescovo di V.: nel 1222 Onorio III prese il monastero di S. Maria sotto la protezione della S. Sede, nel 1352 Clemente VI lo dichiarò esente dal vescovo aquilano, nel 1405 Innocenzo VII da quello valvense; ma lo stesso Papa, nel medesimo anno, revocò l'esenzione; in commenda dal sec. XV, fu soppresso nel 1762: rimangono oggi le due chiese. Ancora in tutta l'imponenza del suo complesso monumentale si presenta l'antica abbazia di S. Spirito ai piedi del monte Morrone, già sede dell'abate supremo della Congregazione dei Celestini: il convento trae origine dall'eredita s. Pietro Angeleri, poi papa Celestino V, che fondò il monastero presso l'antica cappella di S. Maria del Morrone. L'edificio conventuale fu ricostruito da Carlo II d'Angiò alla fine del sec. XIII, abbellito nel sec. XVI, restaurato nel XVIII dopo un terremoto: elementi barocchi e settecenteschi si fondono sia nelle strutture che nella decorazione con altri conservati dei secc. XV e XVI. Dal 1807, quando la Congregazione dei Celestini fu soppressa, l'edificio monumentale è stato adibito a vari usi e attualmente ospita un penitenziario. L'Archivio è presso l'abbazia di Montecassino.

MONUMENTI RELIGIOSI. — La basilica valvense o di S. Pelino, chiesa romanica (sec. XI-XIII), costruita sulle rovine di una più antica andata distrutta per i saccheggi dei Saraceni (sec. IX) e degli Ungari (sec. X), fu restaurata nel 1280 dopo un incendio, trasformata all'interno in stile barocco tra il sec. XVII e il XVIII; tra i monumenti, notevole un pergamo del 1168, opera di un certo Idolorico. Vi si innesta l'oratorio di S. Alessandro I papa, in cui è raccolto un museo di antichità confinesi.

A S. la Cattedrale, dedicata dal sec. IX a s. Panfilo, sorge sul luogo di un tempio pagano, poi trasformato e consacrato alla Madonna: subì vari restauri (sec. XI-XII, sec. XIII, sec. XV-XVI, sec. XIX-XX) e presenta una commistione di elementi non sempre ben fusi; notevoli la cripta, del sec. XI, e il Tesoro. Altri interessanti monumenti di S. sono: le chiese di S. Francesco della Scarpa, di origine incerta, più volte rimaneggiata, ma che conserva in un fianco dell'abside un grandioso portale romanico, e di S. Maria della Tomba, già ricordata nel 1241, anch'essa variamente deturpata, ma che si fa ammirare per il portale ogivale e il ricco rosone del 1400; l'eredio di S. Onofrio, sulle falde del Morrone, piccola chiesetta del sec. XIII, luogo di ritiro di s. Celestino V, con interessanti affreschi di Gentile da S. Il monumento più pregevole di S. è però l'edificio dell'Annunziata, che deve le sue origini (1320) alla Confraternita omonima, dedicata alla cura degli appestati. Consta del Palazzo, con una facciata in cui elementi di stili diversissimi, dal romanico, al rinascimentale, al barocco (anni 1415, 1483, 1522, 1706) sono armoniosamente fusi in un insieme mirabile, e della chiesa, rifatta al principio del '500 e poi ancora nel 1710.

SANTUARI. — S. Maria della Libera, a Pratola Peligna (festa la prima domenica di maggio); S. Domenico di Foligno a Cocullo (festa il primo giovedì di maggio); per la processione, di grande interesse folkloristico, V. ABRUZZO; S. Gemma di Goriano Sicoli (festa il 12 maggio); S. Venanzio, tra Raiano e Vittorio (festa il 18 maggio): la chiesetta, già esistente nel sec. XII, deve la sua origine alla leggenda che il Santo dalmata avrebbe sostato in questo luogo muovendo da Camerino verso Roma). — Vedi tav. XC.

BIBL.: E. de Matteis, Mem. stor. de' Peligni, ecc., ms. del sec. XVII presso la famiglia Tabassi a S.; L. Antinori, Mem. stor. delle tre prov. degli Abruzzi, Napoli 1781; I. Di Pietro, Mem. stor. della S. Chiesa di Solmona, ecc., ms. del sec. XIX in. — Processo la Biblio. G. Pansa a S.; Cappelletti, XXI, p. 441 sg.; N. F. Faraglia, Codice diplom. sulmonese, Lanciano 1888; V. BELLINI, Monum. stor. ed artist. degli Abruzzi, Napoli 1889, pp. 278 sg., 765 sg.; P. Piccirilli, L'Abruzzo monumentale, in Rass. abruzzese di storia ed arte, 3 (1899), p. 15 sg.; P. Fr. Kehr, Italia Pont., IV, Berlino 1909, pp. 251-65; G. Celidonio, La dioc. di V. S., I-III, Casalborino 1909-11, IV, Sulmona 1912; I. C. Gavini, Stor. dell'architettura in Abruzzo, I, Milano 1926, pp. 33 sg., 100 sg.; Eubel, I, pp. 513-14; II, p. 262; III, p. 326; IV, p. 358; V, p. 404; P. Sella, Rationes decimarum Italiae, Apritum, Molisium (Studi e testi, 69), Città del Vaticano 1936, V. indice.