di Lerino, sulla costa provenzale. Quando, nel sec. XIII, V. soggiacque alla conquista genovese e il Comitato di V. Genova e la Provenza (Trattato di Aix del 1261), il vescovo mantenne inalterata la sua giurisdizione sul territorio di diversi Stati e signorie (Genova e Provenza fino al 1388; indi Genova e il Piemonte, oltre al Marchesato di Dolceacqua e al Principato di Monaco); il vescovo venne quindi a trovarsi in una posizione delicatissima, e fra i poteri rivali mantenne a lungo l'unità spirituale del territorio diocesano. La ripercussione più notevole delle forze centrifughe che agivano tuttavia nella diocesi si ebbe in occasione dello Scisma d'Occidente, quando, rimasta V., con le parrocchie soggette a Genova, fedele al Papa romano, fu creata dagli antipapi di Avignone una sede vescovile a Sospello, che ebbe propri vescovi dal 1360 al 1411, per il territorio di dominio angioino. Riconquistasi l'unità della diocesi, i vescovi di V. esercitarono spesso una funzione equilibratrice e pacificatrice nei rapporti fra gli Stati confinanti, non senza subire, specialmente nel sec. XVIII, le conseguenze della lotta fra Genova e i Savoia, fino alla Rivoluzione Francese.
Nel 1802 la diocesi fu smembrata, con l'attribuzione della metà occidentale del suo territorio (già appartenente ai Savoia ed ora passata alla Francia) alla diocesi di Nizza; rimase ridotta a sole 15 parrocchie e corse pericolo di soppressione; nel 1806 fu anche staccata dalla Chiesa milanese, di cui era rimasta suffraganea, ed assegnata all'arcidiocesi di Aix. Però nel 1820, caduto Napoleone, la diocesi fu riassegnata all'arcidiocesi di Genova; e fu quindi ricostituita nel 1831 in nuova forma, con la restituzione delle parrocchie della Val Nervia e con l'assegnazione di un largo territorio tolto dalla vicina diocesi di Albenga (Sanremo e Taggia, con tutta la valle Argentina e adiacenze), in compenso delle parrocchie perdute ad Occidente a definitivo vantaggio di Nizza. Tenda a Briga le furono restituite nel 1886, essendo rimaste italiane dopo l'annessione di Nizza alla Francia; ne sono state nuovamente staccate a profitto di Nizza nel 1947.
V. VESCOVI E PERSONAGGI INSIGNI
La serie dei vescovi di V. è incerta e lacunosa fino al sec. XII, per la generale penuria di documenti del primo medioevo: sono dubbi od apocrifi quelli inseriti dagli storici locali fra il 680 e il 1045. Essa diviene continua a partire dal vescovo Cornelio, che nel 1146 interviene nella lite tra il Capitolo e i monaci di S. Michele. Meritano speciale menzione: Benedetto Boccanegha (1382-1409), che lottò strenuamente per salvare il prestigio e l'unità della diocesi durante lo scisma; il milanese Carlo Visconti (1562-65), che partecipò al Concilio di Trento e fu uno dei primi vescovi ad instituire il seminario nella sua diocesi (1564); mons. Francesco Galbiati da Pontremoli (1573-1600), discepolo ed intimo del card. Borromeo, che si dedicò a restaurare il prestigio del cattolicesimo contro la Riforma, che si era particolarmente affermata nei territori montani della diocesi; mons. Mauro Promontorio (1654-85), che esplicò grande attività religiosa e al tempo stesso intervenne più volte nelle contese tra Genova e il Ducato di Savoia; mons. Domenico Clavarini (1775-97), che si oppose coraggiosamente alle soperchierie dei rivoluzionari francesi e ne morì di dolore. Tra i più recenti si citano ancora mons. Giovanni Battista De Alberts (1831-36), mons. Lorenzo Battista Biale (1837-77), mons. Tommaso Reggio (1877-93) e mons. Ambrogio Daffra (1893-1932), tutti uomini di elevata cultura e di insigni pietà, che contribuirono a rialzare le sorti della diocesi mutilata dagli eventi politici ed a ricostituire l'unità religiosa e spirituale in forma nuova.V. beati, nei secc. XV e XVI: il b. Guglielmo da V. francescano, morto a quanto pare nel 1430; il b. Serafino da Castiglione, pure francescano e pure morto nel 1430; il b. Tommaso Stridonio francescano, morto nel 1520. Sono pure da ricordare il p. Agostino da V., cappuccino, resosi famoso durante la peste in Genova del 1579, e infine il p. Angelico Aprosio, agostiniano, letterato secentista di gran fama, che nel 1647 fondò in V. la prima biblioteca della Giuria, la Biblioteca Aprosiana, tuttora legata al suo nome.

Ventimiglia, diocesi di - Facciata della Cattedrale (secc. xI-xII, xIII) con campanile barocco - Ventimiglia.
III. MONUMENTI E SANTUARI
La Cattedrale è di origine longobarda; le attuali strutture sono dei secc. XI e XII, con adattamenti posteriori (è stata restaurata all'esterno nel 1950); essa è al centro della città medievale, insieme col Battistero (sec. XI) e con la chiesa di S. Michele (sec. XI-XII), edificio romanico di grande importanza anche per la sua storia. Concattedrale è divenuta la basilica di S. Siro a Sanremo (sec. XIV, su più antiche strutture romaniche), centro della parte nuova della diocesi, staccata dal vescovato di Albenga: essa fu già sede di un «corpeiscopo», dipendente dall'arcivescovo di Genova, nei secc. VI-VIII, ed è legata ai ricordi di s. Siro e di s. Romolo vescovi genovesi.Pure nella parte di nuovo acquisto della diocesi sono i principali santuari: il Santuario basilica del S. Cuore in Bussana; il Santuario della Madonna della Costa a Sanremo, il Santuario di N. S. della Guardia, pure a Sanremo, e specialmente il Santuario di N. S. Lampedusa presso Taggia, sorto nel sec. XVII per un voto di un naufrago venuto per mare dall'isola di Lampedusa. La perdita del territorio antico a settentrione ha privato la diocesi di altri due santuari veneratissimi: N. S. del Poggio a Saorgio e N. S. del Fontan a Briga Marittima.
Il convento di S. Domenico a Taggia è il maggior centro di cultura monastica, con un notevole patrimonio artistico, tra cui le principali opere del più insigne pittore ligure del Quattrocento, Ludovico Brea.