VERDAGUER I SANTALÓ, JACINT. - Sacerdote e poeta catalano, n. a Folgaroles il 17 maggio 1845, m. a Vallvidriera il 10 giugno 1902.
Dei suoi molti viaggi in Europa e in Africa come capellano della Compagnia transatlantica di Barcellona lasciò le sue impressioni di osservatore attento nel vol. Excursiones i viages (1884); ma, già fin dal 1877, la pubblicazione del poema L'Atlàntida l'aveva rivelato poeta d'eccezione: un altro poema, Canigó, leggenda pirenaica dell'epoca della riconquista (1886), gli meritò la corona di poeta della Catalogna.
Sacerdote pio e zelante e lirico d'istinto affidò ai versi il suo ardore mistico e il suo senso patrio: Idilis cantus misticus, Cántics, Cansons de Montserrat, Caritat, E somni de san Joan, Jesús Infant, Nazaret, S. Franco, Flors de Maria, Patria, la famosa Oda a Barcellona, ecc. Più di 1200 liriche di V. musica e cantate dalle folle. Sospeso a divinis nel 1893 per voci calunniose, ritraeva la sua pena interiore nelle raccolte poetiche Roser de tot l'any e Flors del Calvari; ma riammesso a celebrare nel 1898 ebbe affidato un benefizio nella chiesa di Betlem, in Barcellona. Ebbe vigore e sincerità d'ispirazione, vivace immaginazione, nobiltà di forma non schiva di modulazioni popolaresche. V. è uno dei massimi rappresentanti della rinascita catalana.