VERDI, GIUSEPPE

VERDI, GIUSEPPE. - Musicista n. alle Roncole presso Busseto (Parma) il 10 ott. 1813, m. a Milano il 27 genn. 1901.

Ricevette i primi rudimenti della musica dall'organista del villaggio natio, Baistrocchi, che egli, a soli 12 anni, già validamente sostituiva all'organo. Per accondiscendere alla sua passione per la musica i genitori lo mandarono all'età di 10 anni a Busseto, dove un amico del padre, A. Barezzi, prese a benvolerlo e ad aiutarlo; colà il piccolo Giuseppe, pur seguitando a recarsi nei giorni festivi alle Roncole per suonarvi l'organo in chiesa e poter così aiutare la famiglia, studiava con ardore la musica col can. F. Provesi e il latino col can. Selleti. Bocciato all'esame di ammissione al Conservatorio di Milano, continuò a studiare privatamente col maestro V. Lavigna, dedicandosi a frequentare l'opera, a trascrivere brani per la banda e a dirigere esecuzioni orchestrali (fra le quali va ricordata quella dell'oratorio La Creazione di Haydn). Nel 1836 ottenne la carica di maestro di musica del Comune e del Monte di Pietà di Busseto, ove scrisse la prima opera Oberto conte di S. Bonifacio. Mortigli nel giro di due anni i due figli e la moglie, subì un profondo sconforto, ma il suo forte spirito si riprese e col Nabucco (che traeva ispirazione dalle pagine della Bibbia, la cui lettura fin dall'età giovanile gli aveva infuso nell'animo forti palpiti di commozione) iniziò la sua vera e gloriosa carriera teatrale.

Nella lunga ed operosa vita divise il suo tempo fra Milano (1839-42), Firenze, Londra, Parigi, Roma,

Busseto, Genova e la Villa di S. Agata (a Vidalenzo, presso Busseto). Poco dopo la morte della seconda moglie Giuseppe Strepponi (1897), recatosi a Milano per passarvi le feste natalizie, vi morì per emilografia. Oltre alla vasta ed immortale attività operistica che abbraccia una trentina di capolavori, dall' Oberto (1839) al Falstaff (1839), in cui, se non tutti lo l'argomento (come il Nabucco, l'Lombardi, Giovanni d'Arco), spiccano brani di fervido slancio religioso, come l'Ave Maria della Vergine Odelo ed altri, vanno ricordate di lui le composizioni sacre che, pur non essendo di carattere liturgico, esprimono l'anelito della sua fede. Prima fra tutte la Messa di Requiem, scritta in memoria di Alessandro Manzoni, messa di cui furono rilevate indeterminatezza psicologica ed umanità commossa d'accenti. Accanto all'accadimento troppo rigido della forma, nella ricerca troppo veristica di effetti drammaticamente espressivi, accentuati dall'uso degli strumenti a fiato, stanno tuttavia la fluente vena melodica, la dolcezza delle invocazioni e la tragica pittura del dramma del giudizio.

Dopo questo poderoso lavoro, sembreranno più deboli, forse fredde e un poco di maniera le opere sacre minori: il Pater Noster, sul testo di Dante, per 2 soprani, contralto, tenore e basso, l'Ave Maria, pure nella volgarizzazione di Dante, per soprano ed archi, eseguiti entrambi alla Scala nel 1880; lo Stabat Mater, per coro a 4 parti e orchestra, eseguito all'Opera di Parigi il 7 apr. 1877. Con lo Stabat furono raccolti l'Ave Maria su scala enigmatica armonica, a 4 voci, le Laudi alla Vergine Maria su testi presi dall'ultimo canto del Paradiso di Dante, per 4 voci bianche, un Te Deum su tema ambrosiano, per doppio coro e orchestra, tutti brani eseguiti all'Opera di Parigi nel 1898. La raccolta fu stampata col titolo di Quattro pezzi sacri.

Fra le composizioni occasionali, sarà interessante ricordare una delle ultime sue pagine, la preghiera Pietà, Signor, scritta per un numero unico a beneficio dei danneggiati dal terremoto che il 16 nov. 1894 aveva sconvolto Calabria e Sicilia. Studioso dei grandi del passato, specie del Palestrina, soleva dire... «a me pare che l'arte di Palestrina e di Marcello sia pure un'arte grande... ed è nostra». «Voi è l'arte bella, cristiana, del secolo di Palestrina... il vero principe della musica sacra ed il padre eterno della musica italiana». «Torniamo all'antico: sarà un progresso!» (v. R. Casimiri: G. V. e gli ideali eclettici, in Boll. Ceciliano, 10 [1916], pp. 81-94).

BIBL.: G. Tebaldini, Da Rossini a V., Napoli 1901; C. Belaligne, V., Parigi 1921; C. Gatti, G. V., 2a ed. Milano 1941; A. Parente, Il problema della critica verdiana, Torino 1933.

Luisa Cervelli