VI A CRUCIS

VI A CRUCIS - La Condanna di Gesù, dipinto di G. D. Tiepolo (sec. XVIII). I stazione - Venezia, chiesa di S. Polo.
VI A CRUCIS - La Condanna di Gesù, dipinto di G. D. Tiepolo (sec. XVIII). I stazione - Venezia, chiesa di S. Polo.

pretorio di Pilato al Monte Calvario, dove tu crocifissi e morì. In senso proprio la V. C. è una pratica di pietà che consiste nella meditazione di alcuni episodi della Passione di Gesù Cristo distribuiti in un numero determinato di stazioni, per richiamare alla venerazione dei fedeli il viaggio di Cristo verso il Calvario.

L'origine di questa devozione non si conosce, ma indubbiamente essa ricevette un forte impulso nei secc. XIII- XIV all'epoca delle Crociate, quando fu possibile ricostruire idealmente quel viaggio attraverso le strade della città. Tornando i Crociati e i pellegrini alle proprie terre, ebbero cura di erigere nei loro paesi memorie del Calvario, del S. Sepolcro e degli altri luoghi della Passione per infervorare i fedeli e per eccitare maggiormente in essi la devozione alla Passione di Cristo.

Le varie stazioni al principio non erano fisse e variavano anche nell'oggetto, perché frutto di devozione privata. Fu solo nel sec. XVIII che l'autorità ecclesiastica intervenne con lo stabilire a 14 il numero delle stazioni della V. C. e l'episodio ricordato in ogni singola stazione. Di questi episodi alcuni sono esplicitamente desunti dal Vangelo, altri invece ne sono una verosimile drammatizzazione: le cadute sotto la Croce, l'incontro con Veronica (v.). Ciò provocò nel sec. XVIII una controversia letteraria da parte di qualche dottor di tendenza giansenista, come il Puiati ed il Ricci dei quali il primo osò proporre una serie di stazioni di propria invenzione.

Nel propagare questa devozione extralittorica ma sanamente popolare si distinsero maggiormente i Frati Minori, ai quali già fin dal sec. XIV era stata affidata la custodia dei Luoghi Santi della Palestina. Essi diffusero ovunque questo pio esercizio, e nelle loro chiese e presso i loro conventi eressero stazioni della V. C., esortando i fedeli a ricordare la Passione di Cristo e i Misteri della Redenzione. Principale propagatore ne fu s. Leonardo da Porto Maurizio, che nel corso delle sue missioni per l'Italia (1731-51) eresse 572 V. Clemente XII, il 3 apr. 1731, tramite la S. Congregazione delle Indulgenze, emanò speciali Monita ad recte ordinandum devotum exercitium V. C., che ancor oggi, con alcune modifiche da parte della Penitenzieria Apostolica, in data 13 marzo 1938, costituiscono la norma fondamentale che regola la eruzione della V. C. e le annesse indulgenze.

Le disposizioni che in base ai citati decreti vigono oggi, sono: 1) le stazioni della V. C. possono essere erette nelle chiese e negli oratori pubblici e semipubblici ed anche in quelli privati nei quali per indulto apostolico si celebra la Messa. Per gli oratori domestici si richiedono facoltà speciali che sono concesse dal ministro generale dei Frati Minor

i. Possono essere erette anche fuori delle chiese, nei cimiteri, nei viali, ecc

2) Le stazioni debbono essere 14 a distanza l'una dall'altra, e ad ognuna deve sovrastare una croce di legno ben visibile, anche se piccola. Croci di pietra o di metallo non sono permesse. Che le singole stazioni siano dipinte o scolpite non è strettamente necessario, ma è raccomandabile per meglio fissare nella mente dei fedeli il Mistero meditato. - 3) Affinché i fedeli possano lucrare le indulgenze conoscere, è necessario che le stazioni siano canonicamente erette da un sacerdote munito della debita facoltà. La formula della benedizione si trova nel Rituale romano. Secondo i can. 239 e 349 del CIC hanno facoltà di erigere e benedire le stazioni della V. C. i cardinali, i vescovi, i superiori degli Ordini dei Frati Minori ed i sacerdoti degli stessi Ordini a ciò delegati dai rispettivi superior

i. Gli altri sacerdoti hanno bisogno di una speciale facoltà della Penitenzieria Apostolica

4) I fedeli che praticano il pio esercizio della V. C. lucrano l'indulgenza plenaria ogni volta, purché adempiano le condizioni volute dalla Chiesa, e l'indulgenza parziale di 10 anni per ogni singola stazione, qualora non potessero compiere tutte. Per lucrare dette indulgenze è necessario fra una stazione e l'altra uno spostamento anche minimo del corpo come per seguire il cammino di Cristo verso il Calvario. Però quando la moltitudine di fedeli ostacolasse il loro moto per l'angustia del luogo, basta che uno a nome di tutti percorra le singole stazioni, accompagnato spiritualmente dagli altri. Speciali preghiere non sono prescritte per compiere con profitto la V. C. Si richiede soltanto di meditare durante la visita delle stazioni la Passione del Salvatore secondo le capacità di ciascuno.

Bibl.: P. Moccheggiani, Collectio indulgentiarum theologica, canon. et hist. digesta. Quaracchi 1897; D. Sleutjes-B. Kurtschied, Instructio de stationibus S. V. C., ivi 1927; D. Bildi, Enchiridion locorum Sanctorum, Gerusalemme 1935, pp. 754-83; F. M. Cappello, De Sacramantis, II, Torino-Roma 1944, pp. 705-707; S. De Angelis, De Indulgentiis. Tract. quoad earum naturam et usum, Città del Vaticano 1950, nn. 436-56; A. a. S. Elia Pianisi, De pio V. C. exercitio disquisitio historica, iuridica, ritualis, Roma 1950.

Massimiliano Brandys

ARTE. - Nelle raffigurazioni cicliche della Passione di Cristo, pervenuteci nel tardo medioevo, la presentazione

Article illustration
VI A CRUCIS - Gesù aiutato da Simone il Cireneo, dipinto di Hans Multscher (sec. XV). V stazione - Berlino, Museo di Stato.

delle diverse successive scene dipendeva dalla scelta dell'artista stesso, che le concepiva di solito come complementari della immagine principale, dove si vedeva che Cristo porta la Croce. Così è, p. es., negli affreschi trecenteschi del Barua a S. Gimignano.

Serie di raffigurazioni, che espongono in modo sempre omogeneo lo svolgersi della Passione di Cristo, appaiono per la prima volta nell'arte popolare della Germania meridionale verso la metà del sec. XV. Esse constano inizialmente solo di sette scene e solo nel sec. XVIII raggiunsero il numero di 14, chiamate ormai «stazioni».

Le singole stazioni devono raffigurare nel seguente ordine: 1) Gesù condannato a morte; 2) Gesù caricato della Croce; 3) Gesù che cade per la prima volta; 4) Gesù che incontra la sua santissima Madre; 5) Gesù aiutato da Simone il Cireneo; 6) Gesù asciugato dalla Veronica; 7) Gesù che cade la seconda volta; 8) Gesù che consola le pie donne; 9) Gesù che cade la terza volta; 10) Gesù spogliato ed abbeverato di fiele; 11) Gesù inchiodato alla Croce; 12) Gesù morto in Croce; 13) Gesù deposto dalla Croce; 14) Gesù posto nel sepolcro.

Dalla seconda metà del sec. XVIII fino ad oggi sono innumerevoli le V. pittura, in stampe, in plastica, delle quali non molte hanno vero valore artistico. Rarissime esemplare di alto valore è la V. S. Polo (Venezia) Tiepolo (v.). Buona veramente la V. C. del Poma nella cattedrale di Treviso. Fra quelle riprodotte in bronzo vanno ricordate a Roma quella della chiesa di Cristo Re e quella della chiesa di S. Eugenio dovuta a diversi scultori.

- Vedi tav. CXL.

BIBL.: K. Künstle, *Iconogr. der Christl. Kunst*, I, Fr. Burgo in Br. 1928.