VIATORE DA COCCAGLIO

VIATORE da COCCAGLIO. — Teologo cappuccino dell'antica provincia di Brescia, di cognome Bianchi, n. a Coccaglio il 20 apr. 1706, m. a Cologne il 18 genn. 1792.

Entrato nel noviziato di Vestone nel dic. 1724, ebbe successivamente vari uffici nell'Ordine e dal 1771 al 1774 fu ministro provinciale. Frutto dei suoi 40 anni d'insegnamento sono: Tentamina theologico-scholastica (6 voll., Bergamo 1768-71) nei quali dà un posto rilevante alla teologia positiva; l'opera fu compendiata per uso delle scuole; Tentaminum scholasticorum synopsis (2 voll., Venezia 1782); Tentamina theologico-moralia (6 voll., Lucca 1778-80), ove segue e difende il probabiliorismo; Tentaminum theologicorum in moralibus synopsis (2 voll., Venezia 1791). Per questa rilevante attività ebbe una particolare lode da Clemente XIV.

V. da C. occupa un posto di prim'ordine nelle controversie dottrinali di quell'epoca. Difensore deciso dell'agostinianismo nelle questioni allora dibattute della Grazia, scienza di Dio, predestinazione, ecc., approfondì la dottrina agostiniana studiando e divulgando in parecchie monografie la posizione dottrinale di S. AQUITANIA (v.). Si difese brillantemente dall'absoluta disquisizione nella lunga e aspra controversia sulla bolla Unigenitus (v.), condotta contro gli ex-gesuiti L. Mozzi e A. Zaccaria. Gli fu anche falsamente attribuito un opuscolo contro la devozione al S. Cuore. Sostenere con molta erudizione e validi argomenti i diritti della Chiesa e del sommo pontefice contro gli errori e i fautori del febbronianismo.

BIBL.: sulle opere: Ilarino da Milano, Biblio. dei Frati Mino. Catp. di Lombardia, Firenze 1937, pp. 291-99. Letteratura: V. BONAGRAZIA DA BERGAMO, Biogr. e bibliogr. del p.V.B. da C., in Mise, France, 3 (1888), pp. 139-43; id., I conventi ed i Cappuccini bresciani, Milano 1891, pp. 418-36; Hurter, V. 1, coll. 258-59; P. Go-

Nell'iscrizione di Vincenzo, all'esterno dell'arco, le espressioni manduca Vibe, lude, vennero interpretate da F. Cumont (Les mystères de Sabazius et le judaïsme, in Comptes rendus de l'Acad. des insér. et belles lettres, 1906, pp. 63-79), in senso morale, mentre M. P. Nilson dette di recente ad esse un senso più materialistico (A propos du tombeau de Vincentius, in Mélanges Charles Picard, II, Parigi 1949, pp. 764-69). E. Stevenson mise in rilievo che poco lontano da questo arco solido aveva rinvenuto iscrizioni cristiane e un cubicolo avente nel centro della volta la figura di Cristo tra quattro oranti; cubicolo veduto poi da Wilpert e ritrovato recentemente. Forse a questa regione cimiteriale dovrebbe collegarsi anche l'ipogeo rinvenuto poco lontano nel 1915, detto «dei cacciatori» per le scene di caccia di pante in esso e pure con iscrizioni cristiane.

BIBL.: R. Garrucci, Tre sepolcri pagani in un ipogeo della Via Appia, Napoli 1823; id., Les mystères du syncretisme phrygien, Parigi 1856; id., Storia dell'arte cristiana..., VI, Prato 1881, p. 171, tav. 493 sg.; Wilpert, Pitture, pp. 134 sg., 362 sg., tav. 132; K. Wunbrandt Stupr, Die Jagerkatakombie an der Via Appia, in Belvedere, 1926, pp. 289-94.