VITTRICIÒ (Victricius), vescovo di ROUEN, santo. - N. ca. il 330 sugli estremi confini dell'Impero (Britannia o Gallia?), vescovo di Rouen dal 385 ca. al 407-409 ca. Festa il 7 ag.
Abbracciò la carriera militare, ma convertitosi al cristianesimo abbandonò clamorosamente le armi mettendo a repentaglio la sua vita; sfuggì miracolosamente la pena di morte, graziato dal cesare Giuliano (361) o dall'imperatore Valentiniano (366-67), in occasione di uno dei loro soggiorni in Gallia. Godette dell'amicizia di s. Ambrogio, di s. Martino di Tours e di s. Paolino di Nola, con cui si incontrò a Vienne ca. il 386. La comunità cristiana di Rouen lo scelse per vescovo ca. il 385, e V. divenne uno dei più celebri prelati della Gallia sia per il suo zelo apostolico per la conversione dei pagani (spinse la sua azione missionaria fino alla Morinia e probabilmente alla Menapia e alla Nervia nella Belgica II), sia per la lotta contro Irianesimo. Nel 396 fu chiamato in Britannia dai vescovi della regione per mettere la pace tra loro. Introdusse nella sua diocesi la vita monastica, per uomini e donne, fondò parecchie chiese rurali e ricostruì la sua Cattedrale che dotò di un numero rilevante di reliquie che ricevette a due riprese. Il solenne ricevimento del secondo gruppo di reliquie (15 tra Apostoli e martiri; 8 la prima volta) gli offrì nel 396 ca. il destro per la composizione del De laude sanctorum (PL 20, 443-58; l'ed. di E.-P. Sauvage-A. Tougard, Parigi 1895, non dà un testo migliore; da tener presenti le varianti segnalate da A. Wilmart, Un ms. oublié de l'opuscule de s. Victrice, in Rev. bénéd., 31 [1914-19], pp. 333-42). V. vi espone con eleganza di stile e sicura dottrina, soprattutto la questione del culto dei santi e delle reliquie. Del suo epistolario nulla è rimasto. Nel 403 dovette presentarsi a Roma per discolparsi di una accusa di carattere dottrinale; papa Innocenzo I. pienamente soddisfatto della sua giustificazione, gli indirizzò poco dopo l'importante decretale del 15 febbr. 404 (PL 20, 470-81; Jaffé-Wattenbach, 286) che V. diffuse largamente. Si è fatto anche il nome di V. per l'autore del simbolo Quicunque (v.), di cui concetti ed espressioni riscontrarsi nella bella professione di fede posta all'inizio del De laude sanctorum (PL 20, 446-47).
Episodi della vita di V., oltre i cenni autobiografici del De laude sanctorum, sono noti dalle lettere: XVIII, del 399, e XXXVII, del 403, di Paolino di Nola (ed. G. V. Hartel, in CSEL, XXIX [1894], pp. 328-37, 316-23) e dal Dialogus (III, II: PL 20, 213) di Sulpicio Severo.
pp. 667-74 e passim; E. Vacandard, St Victrice évêque de Rouen, 2ª ed., Parigi 1900; L. Duchesne, Faites épiscopaux de l'ancienne Gaule, II, 2ª ed., ivi 1910, p. 206; P. Batiffol, Le Siège Apostolique, 3ª ed., ivi 1924, pp. 207-209; Moricea, III, 1 (1928), pp. 542, 549-61; H. Delchaye, Les origines du culte des martyrs, 2ª ed., Bruxelles 1933, pp. 66, 355-56; E. de Moreau, Hist. de l'Eglise en Belgique des origines aux débuts du XIIe siècle, I, ivi 1940, pp. 45-46; P. Grosjean, Notes d'hagiographie celtique, in Anal. Boll., 63 (1945), pp. 94-99 (rapporti tra s. V. s. Patrizio); E. Griffe, La Gaule chrét. à l'époque romaine, I, Parigi-Tolosa 1947, pp. 226-30; G. Bardy, s. V. in DThC, XV, II (1950), coll. 2954-56. A. Pietro Frutaz