VITTORIO VENETO, DIOCESI DI

VITTORIO VENETO, DIOCESI di. - Città e diocesi in provincia di Treviso sul versante meridionale delle Prealpi bellunesi; la città è bagnata dal Meschio. Ha una superficie di 1420 kmq. con una popolazione di 286.520 ab. quasi tutti cattolici, distribuiti in 167 parrocchie servite da 367 sacerdoti diocesani e 87 regolari, ha un seminario, II comunità religiose maschili e 112 femminili (Ann. Pont. 1953, p. 450).

Fin dalla sua costituzione (seconda metà del sec. VII) al 1939 è denominata diocesi di Ceneda (Cenetensis), dal rione meridionale, residenza dei vescovi. Nel 1866, insieme col rione settentrionale di Serravalle, la città assume il nome di Vittorio Emanuele II; nel 1918 divenne nome augurale di vittoria per l'Italia, che a V. guerra mondiale. Con decreto della S. Congreg. Consistoriale, in data 13 maggio 1939, è chiamata diocesi di V. V. (Victorienis Venetorum).

I. STORIA

La diocesi, suffragante di Aquileia, ebbe la sua prima costituzione nella seconda metà del sec. IV a Opitergium (v. ODERZO). Dopo la distruzione di Oderzo per opera di Grimolado (665), la nuova sede fu ricostituita a Ceneda, come fondazione longobarda. Un placito di Liutprando (6 giungo 743), riportato in un documento del sec. XI-XII, che alcuni storici dichiarano autentico, altri falso, la attribuisce a questo Re cattolico, che lasciò di sé larga rinomanza tradizionale; P. Paschini ritiene invece attendibilmente che la si debba attribuire al periodo in cui era ancora acceso nella Venezia medi
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VITTORIO VENETO, DIOCESI di. - Le torri del Castello di S. Martino (sec. XV) residenza del Vescovo.

terranea lo scisma dei « Tre Capitoli » (v.): « quando essendo interrotti i rapporti con Roma, si doveva ritenere legittimo il provvedere ai bisogni ecclesiastici di propria autorità; per conseguenza nella seconda metà del sec. VII. Se ciò fosse avvenuto sotto Liutprando, se ne avrebbe più sicura notizia. Intanto, lungo il litorale adriatico, esente dal dominio longobardo, ebbe il governo spirituale un prelato che, a buon diritto, poté continuare, almeno fin verso la fine del sec. VII, a proclamarsi conti nuatore dell'episcopato opitergino ».

Già nucleo romano e nodo stradale importante verso le Alpi, nel medioevo Ceneda divenne sede d'un Ducato longobardo e poi contea carolingia a capo della quale Ottone I (a. 962) pose gli stessi vescovi; all'epoca dei Comuni si collegò con Treviso (1147). Potenti famiglie dominarono nel territorio, come i Caminesi a Serravalle (1175-1335) e i Collato (1110-1806: castelli di Collato e di S. Salvatore di Susegana). Nel 1388 Ceneda passò sotto il dominio di Venezia; i vescovi di Ceneda però, nella loro contea, non ne vollero riconoscere l'assoluto dominio, e una lite fu accesa tra essi, sostenuti dalla Curia romana, e Venezia (si ricordino le consultazioni di fra' Paolo Sarpi, 1613-15), e che si protrasse fino al 1768 quando la contea fu soppressa.

La diocesi di Ceneda abbracciò il territorio appartenente ad Oderzo, tranne alcune pievi, che rimasero alle diocesi di Aquileia, Treviso e Padova e che nel 1818, con breve di Pio VII De salute dominici gregis, furono stabilmente aggregate a Ceneda.

Ora la diocesi di V. V. è contenuta tra il Piave e il Livenza, tra le Prealpi bellunesi e carniche; confina con le diocesi di Concordia, Belluno-Feltre, Padova, Treviso e Venezia.

Tra i vescovi sono particolarmente da ricordare Dolcissimo, che ricevette da Carlomagno (a. 793) il diploma d'immunità per la diocesi; Sicardo, al quale Ottone I (a. 962) concesse dominio temporale sulla contea di Ceneda, mentre Arpone nel 1307 l'acquistò su quella di Tarzo; Matteo di Siena, sotto il governo del quale (a. 1199) i trevigiani devastarono Ceneda incendiando la Cattedrale e asportando le ossa del patrono principale. Tiziano, che poi restituirono per intervento di papa Innocenzo III. In tutta la prima metà del sec. XVI la diocesi è retta da vescovi provenienti dalla famiglia patrizia veneziana dei Grimani; il card. Michele Dalla Torre (1547-86), udinese, intervenne al Concilio di Trento e dedicò la sua opera energica alla riforma della diocesi: a Marcantonio Mocenigo (1586-97) si deve l'istituzione del Seminario, aperto il 15 febbr. 1587; Lorenzo da Ponte (1739-1768) ricostruì la Cattedrale e il card. Iacopo Monico (1822-27) la consacrò (27 sett. 1824).

VITTORIO VENETO, DIOCESI di - Facciata della Cattedrale (arch. G. Moretti, 1912). A sinistra: Vecchio Palazzo Municipale, ora Museo della Battaglia di V. V. (1918).

II. MONUMENTI

Nella diocesi di V. V. sono superstiti, talune solo con parziali strutture, le antiche abbazie benedettine di S. Maria di Follina (Cistercensi e Camaldolesi dal 1150 al 1717, Servi di Maria dal 1915) con basilica (1305-35), frequentato santuario diocesano e chiostro di stile romanico (1268), misto a variazioni gotiche; di S. Bona di Vidor, di S. Pietro di Colle e di S. Andrea di Busco; di quelle di Follina e Colle fu abate commendatario anche s. Carlo Borromeo. Molti altri monasteri e conventi, ca. una trentina, scomparvero in seguito alle soppressioni venete e napoleoniche. Sussistono: un monastero di Benedettine Cistercensi, 5 conventi di Ordini religiosi e varie case di congregazioni religiose.

Nel santuario di Motta di Livenza, eretto agli inizi del sec. XVI in seguito ad apparizione della Vergine, basilica, chiostri e ancona a decorazioni e bassorilievi dell'altar maggiore sono stupende opere rinascimentali di J. Sansovino; affreschi e dipinti del Pordenone, Amalteo, Palma il Giovane, scuola di G. B. Tiepolo e Nono. Il santuario di S. Augusta vergine e martire (sec. V), sul colle omonimo a Serravalle, è meta di pellegrinaggi dalla diocesi e dal Veneto.

La città di V. V., comprendente Serravalle e Ceneda e, tra esse, la parte nuova, si estende e sviluppa in forma longitudinale, tra la breve chiostra di colline, cui fanno da sfondo le Prealpi nello svariare pittoresco di parchi bene alberati e fontane fiorite e nel susseguirsi di architetture sacre e civili romaniche, gotiche e rinascimentali che danno un aspetto e tono caratteristico alla città.

Nel monumentale Palazzo della Comunità di Serravalle, un piccolo Museo (1938) custodisce cimeli e opere d'arte di varia epoca, tra cui gli affreschi di Francesco da Milano e una Madonna col Bambino, in stucco e cartapesta di Jacopo Sansovino; il castello medievale di S. Martino è ancora residenza del vescovo e vicino si sviluppa e fiorisce il complesso delle opere diocesane.

L'antica Cattedrale, dedicata all'Assunta e a Tiziano, riferibile alla fine del sec. VIII, distrutta dai trevi giaini, fu rinnovata subito dopo (fine del sec. XII) in stile romanico; ricostruita alla metà del sec. XVIII, assume aspetto neoclassico con facciata recente e persistenza dei elementi configurativi romanici (cripta, massiccia torre campanaria restaurata, divisione in tre navate).

III. Arte

In essa sono conservate pregevoli opere d'arte di Jacopo da Valenza (Vergine tra s. Sebastiano e s. Antonio da Padova, 1484; Madonna in trono e santi, 1507); di scuola del Tiziano (Vergine tra s. Sebastiano e s. Rocco, 1540); di Dario Varotari (Battesimo di Gesù, seconda metà del sec. XVI); l'antica cattedrale episcopale (prima metà del sec. XV) con i ss. Ermagora e Fortunato, evangelizzatori di Aquileia e della regione veneta; un messale e un breviario, le cui miniature sono attribuite a Giulio Clovio (1498-1578), dono del card. Marino Grimani, vescovo di Ceneda, l'urna di bronzo che custodisce le reliquie di s. Tiziano. L'Incoronazione della Vergine (1438), capolavoro di Iacobello del Fiore, nel secolo scorso fu ceduta all'Accademia di Belle Arti di Venezia.

Altre opere di pittura, prevalentemente pale d'altare, sono sparse in tutta la diocesi; di alto valore artistico sono quelle del Tiziano nella chiesa parrocchiale di Serravalle; di Cima da Conegliano nel duomo di Conegliano e di S. Fior di Sopra; del Pordenone nelle chiese parrocchiali di Susegana e Morigao, di A. Bellunello, Jacopo Bassano, Amalteo nel duomo di Oderzo e Motta di Livenza; di A. Previtali a Meschio, di G. B. Canal a Serravalle. Sono da aggiungere affreschi trecenteschi e quattrocenteschi nella chiesa di S. Giovanni Battista di Serravalle, nella chiesa di S. Andrea di Bigonzo e di S. Pietro di Feletto e inoltre cicli pittorici moderni ben riusciti, come quelli di Pino Casarini nella cattedrale e nel duomo di Sacile.

BIBL.: I. Bernard, La civica aula cenedese..., Ceneda 1845; L. Marson, Guida di V. e suo distretto, Treviso 1889; id., Romanità e divisi, dell'agro cenetense, Roma 1904; A. Maschietto, S. Tiziano, Oderzo 1932; id., S. Magno, 1933; id., La chiesa cattedra di V. V., 1915; P. Paschini, Le origini della Chiesa di Ceneda, in Miscell. Mercati, V (Studi e testi, 126), Città del Vaticano 1946, pp. 145-59.