VOLFANGO (WOLFGANG), SANTO

VOLFANGO (Wolfgang), santo. - Benedettino, vescovo di Ratisbona e abate di S. Emmeram, n. nel 924 ca. nella Svevia e m. a Pupping (Austria superiore) il 30 ott. 994.
VOLFANGO (Wolfgang), santo. - Benedettino, vescovo di Ratisbona e abate di S. Emmeram, n. nel 924 ca. nella Svevia e m. a Pupping (Austria superiore) il 30 ott. 994.

Ebbe una educazione accurata, prima nell'abbazia di Reichenau, poi (dal 950) nella scuola della cattedrale di Würzburg. Nel 956 Enrico di Babenberg, arcivescovo di Treviri, lo volle a capo della propria scuola della Cattedrale e prefetto dei chierici. Morto l'arcivescovo (965), V. si ritirò nel monastero di Einsiedeln, dove fu ordinato sacerdote (968). Intraprese una spedizione missionaria in Ungheria; ma vi si trattenne un anno solo (970-971), e con scarsi risultati, perché in contrasto di giurisdizione con il vescovo di Passavia, Pilgrim. Ritornato dall'Ungheria, fu nominato dall'imperatore Ottone I abate di S. Emmeram e vescovo di Ratisbona (972), consacrato dal metropolita Federico I di Salisburgo il 1° o il 6 genn. 973.

La sua attività, pastorale e civile (come principe dell'Impero), fu fra le più fruttuose. Si dedicò con fervore alla ricostruzione spirituale e materiale, favorendo la riforma dei monasteri, fondandone dei nuovi e riparando quelli decaduti o devastati, erigendo chiese e castelli, costruendo villaggi; si adoperò molto per elevare l'istruzione e la cultura non solo fra clero e monaci, ma anche fra il popolo. Predicatore infaticabile, viaggiò per tutta la diocesi e per le vaste plaghe orientali (la futura Austria), ove la sua sede aveva molti possedimenti. Nel 973 separò la Boemia dalla giurisdizione di Ratisbona, erigendovi il vescovato di Praga, gesto che favorì la rapida cristianizzazione del popolo boemo. Nel 975 procedette alla netta separazione fra sede episcopale e monastero di S. Emmeram. Quando scoppiò (974) la rivolta del duca della Baviera, Enrico II, detto «Zanker», V., rimasto fedele all'imperatore Ottone II, dovette fuggire e si ritirò nella lontana abbazia di Mondsee che doveva poi diventare il centro del suo culto. In un viaggio di ispezione lungo il Danubio, morì a Pupping e fu sepolto nella cripta del monastero di S. Emmeram di Ratisbona. Là, il 7 ott. 1052, ebbe luogo la sua solenne canonizzazione per opera di Leone IX.
Il centro del suo culto però si formò (ca. il 1200) nelle vicinanze di Mondsee. In un posto solitario e pittoresco dell'Abersee, che poi prese il nome di Wolfgang, si trovò una chiesina di S. Giovanni, creduta dal popolo costruita dal Santo sul luogo dove sarebbe vissuto in solitudine, anzi egli l'avrebbe edificata aiutato validamente da Satana. La prima notizia della chiesina è del 1183, nel 1194 già porta il nome di S. V.; nel 1315 vi si costruì una grande casa per i pellegrini; dal 1330 al 1350 si ingrandì la chiesa che fu distrutta nel 1429 da un incendio. Sore allora, per cura degli abati di Mondsee, la magnifica chiesa gotica a due navate, con ampio coro, che ancora sussiste e racchiude il grandioso altare gotico in legno scolpito, dorato e dipinto, capolavoro di Michele Facher, frutto di dieci anni di lavoro (1471-1481). In epoca barocca (1675-76) un altro grande scultore, Tommaso Schwanthaler, eresse nel mezzo della chiesa l'altro capolavoro, l'altare doppio di S. V. S. Famiglia. Il pellegrinaggio a St. Wolfgang, come poi si chiamò tutto il paese, era fra i più celebri nei secc. XVII-XVIII dell'Europa centrale.

BIBL.: la vita, scritta da un contemporaneo, detto «I Anonimo franco», è perduta; le notizie, però, fondamentali sono conservate in altre due: quella di Arnoldo di Vorburg, monaco di S. Emmeram (ca. il 1037), inserita nel 11 del suo De memoria. Emmeram (ed. G. Waitz, in MGH, Scriptores, IV, pp. 543-74) e quella più ampia, con contributi di altre fonti, di Ottone per la canonizzazione, prima del 1024 (ed. Waitz, loc. cit., pp. 521-42). La leggenda, nella forma primitiva: Rythmus de S. Wolfgang, si trova in un codice di Mondsee. Le due vite e la leggenda, a cura del p. H. Delehaye, in Acta SS. Novembris, II, Bruxelles 1894, pp. 527-99; O. Hafner, Der hl. Wolfgang, Rottenburg 1930; A. Stonner, HL der deutschen Frühzeit, I, Friburgo 1938, pp. 145-68, 268-69; E. Tomek, Kirchengesch. Österreichs, I, Innsbruck 1935; K. Künstle, Ikonogr. der christl. Kunst, II, Friburgo 1926, pp. 596-601; J. Braun, Tracht. u. Attribute der Heiligen im der deutschen Kunst; J. Zibermayer, St. Wolfgang u. die Johannes-Kirche am Aberse, in Mittell. d. Inst. f. österr. Gesch. Forschung, 66 (1952), pp. 120-39 (ove riassume e chiude altri suoi studi precedenti).