VOLTERRA, DIOCESI DI

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VOLTERRA, DIOCESI di. - Città in provincia di Pisa, in Toscana, e diocesi compresa nelle province di Pisa, Livorno, Grosseto, Siena, Firenze: si estende per 1913 kmq. con una popolazione di 113.600 ab., tutti cattolici, 112 parrocchie, 140 sacerdoti diocesani e 22 regolari; ha un seminario, 5 comunità religioshe maschili, con un complesso di 26 soggetti; 34 femminili con 275 unità (Ann. Pont. 1953, p. 491).

Tralasciando leggende che non reggono alla critica più benevola, V., antichissima e celebre città etrusca, è sede vescovile nella seconda metà del sec. V, come è documentato da una lettera di papa Gelasio I (492-96; MGH, Auct. antiqu., XII, p. 389 n. 2) e in piena organizzazione col suo patrimonio mobile ed immobile - praedia mancipia - con la presenza dell'arcidiacono e del tutore legale ed amministrativo. Tra i vescovi si ricordano Elpidio che fu a Roma nel 501-502 (ibid., pp. 436, 454); Gaudenzio al tempo di Pelagio I (558-60); Pietro sotto Stefano V (886); Ruggero sotto Pasquale II (1105-15) e Callisto II (1119-24); Galgano sotto Eugenio III (1151) e Adriano IV (1154-59).

Un primo stato della diocesi si ha dalle due bolle pontificie di Alessandro III (1179) e di Urbano III (1187) al vescovo Ugo. Si estendeva dall'Elsa al Mare Tirreno, fin presso Vada, dai piedi di Montepaggio sese e da Tocchi alla prima Val d'Era: 48 pievi, che sono chiese matrici; 12 monasteri. Più vasto e completo risulta dal Sinodo del vescovo Belforto (1356): territorio, già diviso in quinti, dal 1274 in sesti: città e pendici, Val d'Elsa, Val d'Era, Marittimo, Val di Strove, Montagna: 52 pievi, 326 chiese, 23 monasteri e 42 ospedali, che dal sec. XII al sec. XV, pur avendo alcuni vita breve, salgono a 116. Si aggiunge un convento di Minori (1251) e uno di Agostiniani in V. (1279). Alcuni monasteri risalgono ai primi anni del sec. XI, associati al movimento di restaurazione religiosa, eretti pure da signorotti per la salvezza propria. Più celebri, anche per l'arte, la badia camaldolese di S. Giusto in V. (1034) e la badia di S. Galgano in Val di Merse, la prima dell'Ordine cistercense in Toscana. Tre pievi, pur comprese nel territorio (Colle, Elsa con relative 16 chiese subordinata e Morrona) sono esenti dalla giurisdizione vescovile.

Nel medioevo i vescovi, conti e principi del Romano Impero esercitavano pure la giurisdizione civile; le prime notizie risalgono all'821; per privilegio imperiale batte, e non meno. Caratteristica del tempo l'esistenza di una Universitas Cleri, la corporazione cioè del clero diocesano, anche esente, istituita nel 1265, sempre viva nel 1454.

Un'altra statistica si ha nel 1596: 49 pievi, ora non più matrici, 223 chiese curate, 44 sine cura, 15 in distruzione, 24 oratori, 23 ospedali; inoltre i monasteri: in V. S. Girolamo (1445), una Casa di Benedettine (1548-1821), Cappuccini (1573-1922): posteriormente le Scuole Pie (1711-1935) dove fu educato il giovane Mastai Ferretti, poi Pio IX; inoltre i Cappuccini in Peccioli. Eretta nel 1592 la pieve di Colle d'Elsa a diocesi, V. perde subito 80 chiese parrocchiali; poi nel 1782 altre 52, compreso il celebre castello di S. Gemignano.

Tra i personaggi ci si limita a ricordare i santi. A parte s. Lino, successore di S. Pietro, patrono principale della diocesi, che la tradizione dice volterrano, Antonio di Monticiano, Vivaldo di S. Gemignano, Galgano di Chiusdino, Giacomo di Montieri, eremiti, Attine e Grecinaia, il vescovo Ugo.

La Cattedrale fu sempre dedicata alla Vergine e fin dalle prime pergamene del sec. IX dei preziosi archivi vescovile e canoniche si apprende che è S. Maria di mezzo ag. : festa cittadina per eccellenza con caratteristiche economiche e sociali e con liturgia completa solennissima di I classe e ottava. Venne consacrata il 20 maggio 1120 dal papa Callisto II. La facciata, attribuita da G. Vasari a Nicola Pisano, è piuttosto opera di architetti pisani. L'interno è a tre navate divise da colonne monolittiche con capitelli del '500; il pergamo è duecentesco, restaurato con bassorilievi rappresentanti episodi del Vecchio e Nuovo Testamento; sul portale di sinistra, busto in terracotta di s. Lino, di Giovanni della Robbia; arco di s. Ottaviano di Raffaele Cioni da Settignano. Nella cappella maggiore due angeli portanti candelabri di Mino da Fiesole. Il Battistero (1283) ottagonale è opera di Girolamo di Jacopo da Como o da Lugano; all'esterno è a strati isometrici alternati di marmo bianco e verde; il portale è romanico; il ciborio è di Mino da Fiesole, composto nel 1467-71; fino al 1590 era nel Duomo. La chiesa di S. Michele ha una facciata romanica ispirata a quelle pisane. La chiesa di S. Francesco ha un affresco datato al 1410 di Cenni di Francesco di ser Cenni, rappresentante il Rinuveimento della S. Croce. A 1 km. da V. è la chiesa di S. Girolamo, del sec. XV con rifacimenti posteriori, dove sono due terracotte di Giovanni della Robbia del 1501 e la tavola di Benvenuto di Giovanni con firma e data 1470, con l'Amnunciatione e in alto l'Eterno Padre, inoltre i ss. Michele, Caterina d'Alessandria e il committente. Il Museo Guarnacci fu iniziato con la raccolta del can. P. Franceschini: prese il nome dal munifico mons. Mario Guarnacci (1701-85) che donò al Comune nel 1781 la sua ricca collezione. Contiene una delle più ragguardevoli raccolte di arte etrusca, tra cui oltre 600 urne cinerarie del III sec. a. C.

La Pinacoteca comunale nel Palazzo dei Priori è ricca di opere di pittori toscani. Notevole la tavola con l'Amnunciatione di Luca Signorelli, datata 1491; il Redentore in Gloria di Domenico Ghirlandaio con i ss. Benedetto, Romualdo, Attinia e Grecinaia, nell'angolo destro il committente abate Buonvicino; la Deposizione della Croce in legno di Rosso Fiorentino del 1521; Presepio di Benvenuto di Giovanni (1470).

La Biblioteca Guarnacci ha oltre 30.000 voll., 500 manoscritti e 233 incunaboli. L'Archippo storico comunale ha documenti che risalgono all'anno 907 e manoscritti al 1219; preziosi sono gli Statuti; ha una ricca collezione numismatica.

Nella Piazza Maggiore è il duecentesco Palazzo dei Priori con stemmi dei commissari fiorentini; il Palazzo pretorio con la torre detta del Porcellino dalla scultura in alto. A S. Dalmazio, tra Pomarance e

Larderello, rimangono rovine della pieve e della chiesa romanica con elementi gotici. Nella chiesa parrocchiale è un tabernacolo robbiano. A Silano è una grandiosa fortezza dei vescovi di V. che ebbe una triplice cinta di mura e rocca poligonale. A Monteverdi marittimo sono le rovine dell'abbaia di S. Pietro in Palazzolo. Celebre le antiche pievi di Cellori e di Ghianni d'Elsa.

La diocesi volterrana fino dall'origine fu e rimase, per privilegio, provincia romana e quindi immediatamente soggetta alla S. Sede. Pio IX l'aggregò a Pisa e concesse, in compenso, il privilegio del pallio pontificale. - Vedi tav. CLV.

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