WOLSEY, THOMAS

WOLSEY, THOMAS. - Cardinale e politico inglese, n. a Ipswich probabilmente nel 1472-73, morto nell'abbazia di Leicester il 29 nov. 1530.

Studiò ad Oxford fino al 1500; nel 1507 venne a corte; Enrico VIII poco dopo la sua accensione lo scelse come elemosinere, ne ascoltò i consigli, gli diede continue prove del suo favore, tra cui i vescovati di Tournai (in commenda) e di Lincoln, poi l'arcivescovo di York (1514) cui, dopo concluso il matrimonio di Maria sorella d'Enrico con Luigi XII di Francia, seguirono il cardinalato (titolo di S. Cecilia in Trastevere; 10 sett. 1515) e la carica di gran cancelliere (24 dic. 1515). Nominato anch'egli legato papale insieme con il card. Campeggio (1518), fu confermato varie volte, infine (1524) a vita, con amplissimi poteri.

L'azione di W. è stata variamente interpretata. A lui risalirebbe la prima formulazione cosciente della politica estera tradizionale dell'Inghilterra, tendente a fare di questa il fattore decisivo del mantenimento dell'equilibrio europeo, con l'impedire la formazione di un'egemonia continentale. Tale scopo avrebbe suggerito al W. di seguire le linee stesse dalla politica papale, per mantenere alto il prestigio dell'Inghilterra nella curia e impedirvi l'affermarsi dell'influsso d'una delle grandi potenze continentali; da ciò il suo brigare appoggi e voti nei conclavi e il tentativo di ottenere poteri di vicario generale di Clemente VII, prigioniero dopo il sacco di Roma (1527). Ma non vi è dubbio che lo guidò anche l'enorme ambizione personale, forse anche vaghe intenzioni di riforma cattolica, come poi la speranza - ch'egli mantenne viva nel Re, forse per allontanare la catastrofe - di poter ottenere l'annullamento del matrimonio con Caterina d'Aragona. Il fallimento di questa illusione provocò la sua disgrazia (1529), benché dapprima il Re gli desse ancora segni di benevolenza; i maneggi per riacquistare il potere condussero all'accusa di alto tradimento e all'arresto; durante il viaggio verso Londra, lo colse la morte.

Pare si rammaricasse di non aver servito, con la stessa diligenza che il Re, Dio, il quale non l'avrebbe abbandonato. Gli storici inglesi gli riconoscono meriti di amministratore. L'aver concentrato in sé, con la giurisdizione civile, quella ecclesiastica, se poté servire di remora alle tendenze anticlericali già forti, costituì un esempio pericoloso, come si vide subito dopo la sua morte.

BIBL.: J. Gärdner, s. V. in *Dictionary of National Biogr. phy.*, LXII, pp. 325-43; A. F. Pollard, *W.*, Londra 1929; C. H. Williams, *The making of the Tudor despotism*, 2a ed., 1935; A. D. Innes (e J. M. Henderson), *England under the Tudor*, 11a ed., 1937; H. M. Smith, *Henry VIII and the Reformation*, 11a ed., 1948; Pastor, IV, 1 e II, passim. Alberto Pincherle