AAS 15 (1923), p. 25
civile e terrena, della società umana. Sebbene infatti la Chiesa, per
divina volontà, intenda direttamente ai beni spirituali e sempiterni, tuttavia,
per una certa connessione di cose, tanto giova anche alla prosperità
terrena degli individui e della società, che più non potrebbe se
ad essa dovesse direttamente servire.
Non vuole dunque nè deve la Chiesa, senza giusta causa, ingerirsi
nella direzione delle cose puramente umane; ma neanche permettere e
tollerare che il potere politico ne prenda pretesto, con leggi o disposizioni
ingiuste, a ledere i beni di ordine superiore, ad. offendere la divina
costituzione di lei o a violare i diritti di Dio stesso nella civile società.
Facciamo dunque Nostre, venerabili fratelli, le parole che Benedetto
XV, di f. m., pronunciava nell'ultima sua allocuzione tenuta nel
Concistoro del 21 novembre dell'anno andato, a proposito dei patti
chiesti ed offerti dai diversi Stati: in pactiones huiusmodi Nos minime
passuros ut quidquam irrepat quod sit ab Ecclesiae alienum dignitate
aut libertate; quam quidem salvam esse atque incolumem vehementer
interest, hoc maxime tempore, ad ipsam civilis convictus prosperitatem.
« Niente tollereremo in tali convenzioni che sia in contrasto con la
dignità e con la libertà della Chiesa:.essendo della massima importanza,
anche per il progresso della civiltà, che essa abbia vita sempre più
prospera e goda di ampia libertà ».
Appena occorre dire a questo proposito, con quanta pena all'amichevole
convegno di tanti Stati vediamo mancare l'Italia, la carissima
patria Nostra, il paese nei quale la mano di Dio, che regge il corso della
storia, poneva e fissava la sede del suo Vicario in terra, in questa Roma,
che da capitale del meraviglioso ma pur ristretto romano impero, veniva
fatta da Lui la capitale del mondo intero, perchè sede di una sovranità
divina che, sorpassando ogni confine di nazioni e di Stati, tutti gli
uomini e tutti i popoli abbraccia. Richiede però l'origine e la natura
divina di tale sovranità, richiede l'inviolabile diritto delle coscienze di
milioni di fedeli di tutto il mondo, che questa stessa sovranità sacra
sia ed apparisca manifestamente indipendente e libera da ogni umana
autorità o lègge, sia pure una legge che annunci guarentigie.
La guarentigia di libertà onde la Provvidenza divina, governatrice
e arbitra delle umane vicende, senza danno, anzi con inestimabili
benefici per l'Italia stessa, aveva presidiata la sovranità del Vicario
di Cristo in terra; quella guarentigia che per tanti secoli aveva opportunamente
corrisposto al disegno divino di tutelare la libertà del
Pontefice stesso, e in cui luogo nè la Provvidenza divina ha finora indicato,
nè i consigli degli uomini han finora trovato altro mezzo con-
divina volontà, intenda direttamente ai beni spirituali e sempiterni, tuttavia,
per una certa connessione di cose, tanto giova anche alla prosperità
terrena degli individui e della società, che più non potrebbe se
ad essa dovesse direttamente servire.
Non vuole dunque nè deve la Chiesa, senza giusta causa, ingerirsi
nella direzione delle cose puramente umane; ma neanche permettere e
tollerare che il potere politico ne prenda pretesto, con leggi o disposizioni
ingiuste, a ledere i beni di ordine superiore, ad. offendere la divina
costituzione di lei o a violare i diritti di Dio stesso nella civile società.
Facciamo dunque Nostre, venerabili fratelli, le parole che Benedetto
XV, di f. m., pronunciava nell'ultima sua allocuzione tenuta nel
Concistoro del 21 novembre dell'anno andato, a proposito dei patti
chiesti ed offerti dai diversi Stati: in pactiones huiusmodi Nos minime
passuros ut quidquam irrepat quod sit ab Ecclesiae alienum dignitate
aut libertate; quam quidem salvam esse atque incolumem vehementer
interest, hoc maxime tempore, ad ipsam civilis convictus prosperitatem.
« Niente tollereremo in tali convenzioni che sia in contrasto con la
dignità e con la libertà della Chiesa:.essendo della massima importanza,
anche per il progresso della civiltà, che essa abbia vita sempre più
prospera e goda di ampia libertà ».
Appena occorre dire a questo proposito, con quanta pena all'amichevole
convegno di tanti Stati vediamo mancare l'Italia, la carissima
patria Nostra, il paese nei quale la mano di Dio, che regge il corso della
storia, poneva e fissava la sede del suo Vicario in terra, in questa Roma,
che da capitale del meraviglioso ma pur ristretto romano impero, veniva
fatta da Lui la capitale del mondo intero, perchè sede di una sovranità
divina che, sorpassando ogni confine di nazioni e di Stati, tutti gli
uomini e tutti i popoli abbraccia. Richiede però l'origine e la natura
divina di tale sovranità, richiede l'inviolabile diritto delle coscienze di
milioni di fedeli di tutto il mondo, che questa stessa sovranità sacra
sia ed apparisca manifestamente indipendente e libera da ogni umana
autorità o lègge, sia pure una legge che annunci guarentigie.
La guarentigia di libertà onde la Provvidenza divina, governatrice
e arbitra delle umane vicende, senza danno, anzi con inestimabili
benefici per l'Italia stessa, aveva presidiata la sovranità del Vicario
di Cristo in terra; quella guarentigia che per tanti secoli aveva opportunamente
corrisposto al disegno divino di tutelare la libertà del
Pontefice stesso, e in cui luogo nè la Provvidenza divina ha finora indicato,
nè i consigli degli uomini han finora trovato altro mezzo con-