AAS 21 (1929), p. 300

Ricordiamo ed apprezziamo i non pochi luoghi ne' quali la
sovranità e la indipendenza con i conseguenti diritti sono abbastanza
esphcitamente riconosciuti alla Chiesa ed alla Santa Sede;
ma anche più numerosi sono i luoghi dove quelle cose sembrano
rimettersi in dubbio o non veranìente e giustamente interpretarsi.
Anche nel Concordato sono in presenza, se non due Stati,
certissimamente due sovranità pienamente tali, cioè pienamente
perfette, ciascuna nel suo ordine, ordine necessariamente determinato
dal rispettivo fine, dove è appena d'uopo soggiungere
che la oggettiva dignità dei fini, determina non meno oggettivamente
e necessariamente l'assoluta superiorità della Chiesa.
Che la Santa Sede è organo supremo della Chiesa cattolica
universale e quindi è legittimo rappresentante della Organizzazione
della Chiesa in Italia, non si può dire se non come direbbesi
che il capo è l'organo supremo del corpo umano, e che il potere
centrale e sovrano di un paese è il rappresentante legittimo di
ciascuna provincia del paese stesso. È sempre il Sommo Pontefice
che interviene e che tratta nella pienezza della sovranità della
Chiesa cattolica che Egli, esattamente parlando, non rappresenta,
ma impersona ed esercita per diretto mandato divino. Non è
dunque l'Organizzazione cattolica in Italia che si sottopone alla
sovranità dello Stato, sia pure con una condizione di particolare
favore, ma è il Sommo Pontefice, la suprema e sovrana Autorità
della Chiesa, che dispone quello che giudica potersi e doversi
fare per la maggior gloria di Dio e per il maggior bene delle anime,
e nel peggiore dei casi (che di gran lunga non è il Nostro) per la
minore offesa di Quello e per il minor male di queste.
Ci spiacciono, e, se la minima animosità od amarezza fosse
nell'animo Nostro, diremmo che Ci offendono le non infrequenti
espressioni di nessuna rinuncia, di nessuna concessione dello Stato
alla Chiesa, di non perduto controllo, di conservati mezzi di vigilanza
su di essa, sul clero secolare e regolare, quasi si trattasse
di gente sospetta, a dir poco; quasi la Chiesa avesse mai tentata
una vera e propria usurpazione o spoliazione a danno dello Stato,
mentre è così storicamente e notoriamente vero il contrario,

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