AAS 21 (1929), p. 726

se non governare gli animi, se non formare i costumi dei giovinetti?
»1
Ma non vi ha parola che ci riveli la grandezza, la bellezza ed
eccellenza soprannaturale dell'opera dell'educazione cristiana,
quanto la sublime espressione d'amore onde Gesù Signor Nostro,
identificandosi con i fanciulli, dichiara: « Ohi avrà ricevuto uno
di questi piccoli in nome mio, riceve me ».2
Pertanto, per non errare in quest'opera di somma importanza,
e per condurla nel modo migliore che sia possibile, con l'aiuto
della grazia divina, è necessario avere l'idea chiara ed esatta
dell'educazione cristiana nelle sue ragioni essenziali, e cioè: a,
chi spetta la missione di educare, quale è il soggetto dell'educazione,
quali le circostanze necessarie dell'ambiente, quale è il
fine e la forma propria dell'educazione cristiana, secondo l'ordine
stabilito da Dio nell'economia della sua Provvidenza.

L'educazione è opera necessariamente sociale, non solitaria.
Ora tre sono le società necessarie, distinte e pur armonicamente
congiunte da Dio, in seno alle quali nasce l'uomo: due società di
ordine naturale, quali sono la famiglia e la società civile; la terza,
la Chiesa, di ordine soprannaturale. Dapprima la famiglia, istituita
immediatamente da Dio al fine suo proprio, che è la procreazione
ed educazione della prole, la quale perciò ha priorità di
natura, e quindi una priorità di diritti, rispetto alla società civile.
Nondimeno, la famiglia è società imperfetta, perchè non ha in
sè tutti i mezzi per il proprio perfezionamento; laddove la società
civile è società perfetta, avendo in sè tutti i mezzi al fine proprio,
che è il bene comune temporale, onde, per questo rispetto, cioè
in ordine al bene comune, essa ha preminenza sulla famiglia, la
quale raggiunge appunto nella società civile la sua conveniente
perfezione temporale.
La terza società, nella quale nasce l'uomo, mediante il Battesimo,
alla vita divina della Grazia, è la Chiesa, società di ordine

1 Rom. 60, in c. 18 Matth.: Quid maius quam animis moderari, quam adolescentulorum
fingere mores?
ÂMARC , I X , 36: Quisquisunum ex huiusmodi pueris receperit innomine meo, me recipit.

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