AAS 23 (1931), p. 296
ogni attività politica, e così fecero quelli che allora chiesero di
appartenervi.
I quali tutti con quale giustizia e carità si sarebbero espulsi
o non ammessi, quando, forniti delle qualità richieste; si sottomettevano
a quella legge? Il regime ed il partito, che sembranoattribuire
una così temibile e temuta forza agli appartenenti al
partito popolare sul terreno politico, dovevano mostrarsi grati
alla Azione Cattolica, che appunto da quel terreno li ha levati e
con formale impegno di non spiegare azione politica, ma soltanto
religiosa.
Non possiamo invece Noi, Chiesa, Religione, fedeli cattolici
(e non soltanto noi) essere grati a chi dopo aver messo fuori socialismo
e massoneria, nemici nostri (e non nostri soltanto) dichiarati,
li ha così largamente riammessi, come tutti vedono e deplorano,
e fatti tanto più forti e pericolosi e nocivi quanto più dissimulati
e insieme favoriti dalla nuova divisa.
Di infrazioni al preso impegno Ci si è non rare volte parlato;
abbiamo sempre chiesto nomi e fatti concreti, sempre pronti a
intervenire e provvedere; non si è mai risposto a tale Nostra
domanda.
II messaggio denuncia che una parte considerevole di atti di
carattere organizzativo era particolarmente di natura politica
e che aveva niente a fare con « l'educazione religiosa e la propagazione
della fede ». A parte la maniera imperita e confusa onde
sembrano accennarsi i compiti della Azione Cattolica, tutti quelli
che conoscono e vivono la vita d'oggi sanno che non vi è iniziativa
e attività — dalle più spirituali e scientifiche fino alle più materiali
e meccaniche — che non abbia bisogno di organizzazione e di
atti organizzativi, e che questi come quella non si identificano
con le finalità delle diverse iniziative ed attività, ma non sono
che mezzi per meglio raggiungere i fini che ciascuna si propone.
Però (continua il messaggio) l'argomento più forte che può
essere adoperato come una giustificazione della distruzione dei
circoli cattolici dei giovani è la difesa dello Stato, la quale è più
di un semplice dovere di qualunque governo. Nessun dnbbio sulla
appartenervi.
I quali tutti con quale giustizia e carità si sarebbero espulsi
o non ammessi, quando, forniti delle qualità richieste; si sottomettevano
a quella legge? Il regime ed il partito, che sembranoattribuire
una così temibile e temuta forza agli appartenenti al
partito popolare sul terreno politico, dovevano mostrarsi grati
alla Azione Cattolica, che appunto da quel terreno li ha levati e
con formale impegno di non spiegare azione politica, ma soltanto
religiosa.
Non possiamo invece Noi, Chiesa, Religione, fedeli cattolici
(e non soltanto noi) essere grati a chi dopo aver messo fuori socialismo
e massoneria, nemici nostri (e non nostri soltanto) dichiarati,
li ha così largamente riammessi, come tutti vedono e deplorano,
e fatti tanto più forti e pericolosi e nocivi quanto più dissimulati
e insieme favoriti dalla nuova divisa.
Di infrazioni al preso impegno Ci si è non rare volte parlato;
abbiamo sempre chiesto nomi e fatti concreti, sempre pronti a
intervenire e provvedere; non si è mai risposto a tale Nostra
domanda.
II messaggio denuncia che una parte considerevole di atti di
carattere organizzativo era particolarmente di natura politica
e che aveva niente a fare con « l'educazione religiosa e la propagazione
della fede ». A parte la maniera imperita e confusa onde
sembrano accennarsi i compiti della Azione Cattolica, tutti quelli
che conoscono e vivono la vita d'oggi sanno che non vi è iniziativa
e attività — dalle più spirituali e scientifiche fino alle più materiali
e meccaniche — che non abbia bisogno di organizzazione e di
atti organizzativi, e che questi come quella non si identificano
con le finalità delle diverse iniziative ed attività, ma non sono
che mezzi per meglio raggiungere i fini che ciascuna si propone.
Però (continua il messaggio) l'argomento più forte che può
essere adoperato come una giustificazione della distruzione dei
circoli cattolici dei giovani è la difesa dello Stato, la quale è più
di un semplice dovere di qualunque governo. Nessun dnbbio sulla