AAS 33 (1941), p. 157
vitali ; nè esso, per essere così alto, è tutto e il solo necessario nella com
pagine umana. Cervello nella vita di un popolo possono dirsi coloro che
hanno ricevuto una formazione universitaria; simili a quei maiores o
superiores, che S. Tommaso a proposito della fede distingueva dai mino
res o inferiores, i quali aderiscono a loro, li ascoltano, li seguono e ne
ricevono la verità e la regola.4
In contrasto, sovranamente doloroso, colla luce di multiforme scienza
ed esperienza, che, se ben diretta, viene dalle Università e dagli Atenei,
si levano le tenebre che premono come una delle cause principali del
l'abisso morale, in cui oggidì si dibatte il mondo ; vogliamo dire il divor
zio che separa un numero considerevole degli uomini di alta cultura dal
pensiero cristiano. Le Università e gli Studi Generali non sono di oggi
nè di ieri; sono nati nel Medio Evo dal seno e sotto la protezione della
Chiesa. Anche allora voi vi trovate talvolta errori, eresie, teoriche anti
sociali ; tuttavia in quei tempi, oggi non di rado tanto denigrati, per le
Università formatrici e direttrici delle menti, nell'atmosfera generale,
aleggiava il pensiero delle concezioni cristiane è splendeva la face di
quella fede, che non umilia gl'ingegni, e, se li pone in ginocchio, li fa
più grandi innanzi alla verità e alla veracità di Dio che ha parlato, e
nell'accordo mirabile della scienza della ragione con la scienza divina
rende angelico un intelletto umano. Ma col lento lavoro di disgregazione
spirituale originata dall'umanesimo paganeggiante, dal libero esame,
dal filosofismo fumoso del secolo decimottavo, dall'idealismo e dal posi
tivismo del decimonono, contro i quali grida la realtà del mondo e del
l'uomo, che cosa è avvenuto? Quali vantaggi e progressi ne hanno rac
colti la società, la famiglia, la persona umana? Date uno sguardo alla
cultura universitaria, voi che ne frequentate o ne frequentaste le aule.
Quanti campi di studi e di ricerche scientifiche si sono svolti e dilatati
fuori di ogni contatto col pensiero cattolico, senza tenere in alcun conto
il gran fatto della rivelazione soprannaturale, allargandosi in un ambito,
se non sempre antireligioso, almeno non curante della religione ! Donde
un funesto scristianarsi dello spirito in tanti di quei maiores, chiamati
a condurre i loro fratelli, a illuminare gli altri, a pensare per essi, a
guidarli nella vita, con quegli amari frutti che ci fa gustare il presente.
Da questo divorzio e antagonismo fra la scienza e la religione la ve
rità non può venire ottenebrata nè sbalzata dal suo trono di luce, perchè
essa medesima è luce e trono, vestigio e fulgore della luce inaccessibile,
in cui Dio ha il suo trono, e da cui scendono all'uomo, come due rivi
4 S. THOM., 2a 2ac, Q. 2, a, 6.
pagine umana. Cervello nella vita di un popolo possono dirsi coloro che
hanno ricevuto una formazione universitaria; simili a quei maiores o
superiores, che S. Tommaso a proposito della fede distingueva dai mino
res o inferiores, i quali aderiscono a loro, li ascoltano, li seguono e ne
ricevono la verità e la regola.4
In contrasto, sovranamente doloroso, colla luce di multiforme scienza
ed esperienza, che, se ben diretta, viene dalle Università e dagli Atenei,
si levano le tenebre che premono come una delle cause principali del
l'abisso morale, in cui oggidì si dibatte il mondo ; vogliamo dire il divor
zio che separa un numero considerevole degli uomini di alta cultura dal
pensiero cristiano. Le Università e gli Studi Generali non sono di oggi
nè di ieri; sono nati nel Medio Evo dal seno e sotto la protezione della
Chiesa. Anche allora voi vi trovate talvolta errori, eresie, teoriche anti
sociali ; tuttavia in quei tempi, oggi non di rado tanto denigrati, per le
Università formatrici e direttrici delle menti, nell'atmosfera generale,
aleggiava il pensiero delle concezioni cristiane è splendeva la face di
quella fede, che non umilia gl'ingegni, e, se li pone in ginocchio, li fa
più grandi innanzi alla verità e alla veracità di Dio che ha parlato, e
nell'accordo mirabile della scienza della ragione con la scienza divina
rende angelico un intelletto umano. Ma col lento lavoro di disgregazione
spirituale originata dall'umanesimo paganeggiante, dal libero esame,
dal filosofismo fumoso del secolo decimottavo, dall'idealismo e dal posi
tivismo del decimonono, contro i quali grida la realtà del mondo e del
l'uomo, che cosa è avvenuto? Quali vantaggi e progressi ne hanno rac
colti la società, la famiglia, la persona umana? Date uno sguardo alla
cultura universitaria, voi che ne frequentate o ne frequentaste le aule.
Quanti campi di studi e di ricerche scientifiche si sono svolti e dilatati
fuori di ogni contatto col pensiero cattolico, senza tenere in alcun conto
il gran fatto della rivelazione soprannaturale, allargandosi in un ambito,
se non sempre antireligioso, almeno non curante della religione ! Donde
un funesto scristianarsi dello spirito in tanti di quei maiores, chiamati
a condurre i loro fratelli, a illuminare gli altri, a pensare per essi, a
guidarli nella vita, con quegli amari frutti che ci fa gustare il presente.
Da questo divorzio e antagonismo fra la scienza e la religione la ve
rità non può venire ottenebrata nè sbalzata dal suo trono di luce, perchè
essa medesima è luce e trono, vestigio e fulgore della luce inaccessibile,
in cui Dio ha il suo trono, e da cui scendono all'uomo, come due rivi
4 S. THOM., 2a 2ac, Q. 2, a, 6.