AAS 35 (1943), p. 138
campì e uffici di attività. Non si tratta qui di capacità o disposizioni
naturali secondarie, come sarebbero propensioni o attitudini alle lettere,
alle arti o alle scienze; bensì di doti di efficacia essenziale nella
vita della famiglia e del popolo. Ora chi non sa che la natura, anche
se cacciata con la violenza, tuttavia sempre ritornerà, tamen usque recurretf
Rimane quindi da vedere e da attendere se essa non imporrà,
quando che sia, una correzione della odierna struttura sociale.
Si potrebbe forse dire che un tale difetto costituisce, sì, un pericolo,
ma a lungo andare; un pericolo che non minaccia la società nè si affaccia
immediato, soprattutto nei casi singoli, e sul quale, se specialmente
si ponderino le difficili condizioni del tempo presente, conviene
per ora dare solo uno sguardo e passare. Ciò che mette l'animo in pensiero
è però la considerazione delle circostanze in cui questo rovesciamento
o trasformazione dell'indole e della vita della donna avviene. Da
un lato, l'umanità si trova da alcuni decenni nei paesi più civili in un
alto grado di cultura e operosità materiale, forse senza esempio nella
storia. Se infatti anche in altri tempi fiorirono giorni luminosi di fulgida
grandezza materiale, come fu, ai primi secoli dell'era cristiana,
l'apogeo della grandezza dell'Impero romano, chi però non vede come
quei secoli difficilmente vengono al paragone con l'oggidì? Dalle scoperte
degli ultimi duecento anni, dal progresso scientifico, civile ed economico
si è originata, in tempi normali — non intendiamo naturalmente di parlare
del presente eccezionale stato di guerra — una condizione di vita
media, uno stato di comune agiatezza, quali nelle età anteriori non si
sarebbero potuti concepire o sognare. Simultaneamente, d'altro lato —
non per intrinseca necessità, ma ad ogni modo in seguito a concomitanza
storica — si è manifestato un affievolimento del senso religioso,
della forza della fede, dell'accoglienza del soprannaturale e del pensiero
per l'anima. Una volta incontratesi, queste due tendenze si sono
rafforzate l'una con l'altra. Certamente non presso tutti. Una larga e
generosa schiera di anime ecco sorgere e rispondere alla sovracultura
materiale con una ancor più profonda convinzione religiosa. Ma moiti
sembrano così accecati dall'abbagliante splendore del sapere e del benessere
materialistico, che la loro interna veduta intellettiva per ciò
che è sovrasensibile e soprannaturale vien meno e si dilegua sempre
più. Il vuoto e l'abisso spirituale, che in loro si apre, si studiano di
riempirlo con le quotidiane rappresentazioni e manifestazioni della cultura
terrena, con una filosofìa di sogni, con tutto ciò che il mondo, pur
nella dura vita odierna, offre tuttora di distrazioni, di lusso, di piaceri
e di godimenti.
naturali secondarie, come sarebbero propensioni o attitudini alle lettere,
alle arti o alle scienze; bensì di doti di efficacia essenziale nella
vita della famiglia e del popolo. Ora chi non sa che la natura, anche
se cacciata con la violenza, tuttavia sempre ritornerà, tamen usque recurretf
Rimane quindi da vedere e da attendere se essa non imporrà,
quando che sia, una correzione della odierna struttura sociale.
Si potrebbe forse dire che un tale difetto costituisce, sì, un pericolo,
ma a lungo andare; un pericolo che non minaccia la società nè si affaccia
immediato, soprattutto nei casi singoli, e sul quale, se specialmente
si ponderino le difficili condizioni del tempo presente, conviene
per ora dare solo uno sguardo e passare. Ciò che mette l'animo in pensiero
è però la considerazione delle circostanze in cui questo rovesciamento
o trasformazione dell'indole e della vita della donna avviene. Da
un lato, l'umanità si trova da alcuni decenni nei paesi più civili in un
alto grado di cultura e operosità materiale, forse senza esempio nella
storia. Se infatti anche in altri tempi fiorirono giorni luminosi di fulgida
grandezza materiale, come fu, ai primi secoli dell'era cristiana,
l'apogeo della grandezza dell'Impero romano, chi però non vede come
quei secoli difficilmente vengono al paragone con l'oggidì? Dalle scoperte
degli ultimi duecento anni, dal progresso scientifico, civile ed economico
si è originata, in tempi normali — non intendiamo naturalmente di parlare
del presente eccezionale stato di guerra — una condizione di vita
media, uno stato di comune agiatezza, quali nelle età anteriori non si
sarebbero potuti concepire o sognare. Simultaneamente, d'altro lato —
non per intrinseca necessità, ma ad ogni modo in seguito a concomitanza
storica — si è manifestato un affievolimento del senso religioso,
della forza della fede, dell'accoglienza del soprannaturale e del pensiero
per l'anima. Una volta incontratesi, queste due tendenze si sono
rafforzate l'una con l'altra. Certamente non presso tutti. Una larga e
generosa schiera di anime ecco sorgere e rispondere alla sovracultura
materiale con una ancor più profonda convinzione religiosa. Ma moiti
sembrano così accecati dall'abbagliante splendore del sapere e del benessere
materialistico, che la loro interna veduta intellettiva per ciò
che è sovrasensibile e soprannaturale vien meno e si dilegua sempre
più. Il vuoto e l'abisso spirituale, che in loro si apre, si studiano di
riempirlo con le quotidiane rappresentazioni e manifestazioni della cultura
terrena, con una filosofìa di sogni, con tutto ciò che il mondo, pur
nella dura vita odierna, offre tuttora di distrazioni, di lusso, di piaceri
e di godimenti.