AAS 37 (1945), p. 166
chea una cosa sola : condurre una vita tranquilla e pacifica nella dignità
e nell'onesto lavoro.
E per'questo essa brama che si ponga termine alla sfrontatezza, con
cui la famiglia e il focolare domestico negli anni della guerra sono stati
malmenati e profanati; sfrontatezza che grida al cielo e si è tramutata
in uno dei più gravi pericoli non soltanto per la religione e la morale,
ma anche per la ordinata convivenza umana ; mancanza che ha soprattutto
creato le moltitudini dei dissestati, dei delusi, dei desolati senza speranza,
i quali vanno ad ingrossare le masse della rivoluzione e del disordine,
assoldate da una tirannide non meno dispotica di quelle che si sono
volute abbattere.
Le Nazioni, segnatamente quelle medie e piccole, reclamano che sia
loro dato di prendere in mano i propri destini. Esse possono essere condotte
a contrarre, con loro pieno gradimento, nell'interesse del progresso
comune, vincoli che modifichino i loro diritti sovrani. Ma dopo aver sostenuto
la loro parte, la loro larga parte, di sacrifici per distruggere il
sistema della violenza brutale, esse sono in diritto di non accettare che
venga loro imposto un nuovo sistema politico o culturale, che la grande
maggioranza delle loro popolazioni recisamente respinge.
Esse ritengono, e con ragione, che ufficio principale degli organizzatori
della pace è di porre un termine al giuoco criminale della guerra, e
di tutelare i diritti vitali e i reciproci doveri tra grandi e piccoli, potenti
e deboli.
Nel fondo della loro coscienza i popoli sentono che i loro reggitori si
screditerebbero, se al folle delirio di una egemonia della forza non facessero
seguire la vittoria del diritto. Il pensiero di una nuova organizzazione
della pace è scaturito — nessuno potrebbe dubitarne — dal più retto
e leale volere. Tutta l'umanità segue con ansia il progresso di così nobile
impresa. Quale amara delusione sarebbe, se essa venisse a fallire, se
fossero resi vani tanti anni di sofferenze e di rinunzie, lasciando nuovamente
trionfare quello spirito di oppressione, dal quale il mondo sperava
di vedersi finalmente liberato per sempre ! Povero mondo, al quale si
potrebbe allora applicare la parola di Gesù : che la sua nuova condizione
è divenuta peggiore di quella da cui era così penosamente uscito !7
Le condizioni politiche e sociali Ci mettono sul labbro queste parole
ammonitrici. Pur troppo abbiamo dovuto deplorare in più di una regione
uccisioni di sacerdoti, deportazioni di civili, eccidi di cittadini senza
procèsso o per vendetta privata ; nè meno tristi sono le notizie che Ci sono
pervenute dalla Slovenia e dalla Croazia.
7 Cfr. Luc. 11, 24-26.
e nell'onesto lavoro.
E per'questo essa brama che si ponga termine alla sfrontatezza, con
cui la famiglia e il focolare domestico negli anni della guerra sono stati
malmenati e profanati; sfrontatezza che grida al cielo e si è tramutata
in uno dei più gravi pericoli non soltanto per la religione e la morale,
ma anche per la ordinata convivenza umana ; mancanza che ha soprattutto
creato le moltitudini dei dissestati, dei delusi, dei desolati senza speranza,
i quali vanno ad ingrossare le masse della rivoluzione e del disordine,
assoldate da una tirannide non meno dispotica di quelle che si sono
volute abbattere.
Le Nazioni, segnatamente quelle medie e piccole, reclamano che sia
loro dato di prendere in mano i propri destini. Esse possono essere condotte
a contrarre, con loro pieno gradimento, nell'interesse del progresso
comune, vincoli che modifichino i loro diritti sovrani. Ma dopo aver sostenuto
la loro parte, la loro larga parte, di sacrifici per distruggere il
sistema della violenza brutale, esse sono in diritto di non accettare che
venga loro imposto un nuovo sistema politico o culturale, che la grande
maggioranza delle loro popolazioni recisamente respinge.
Esse ritengono, e con ragione, che ufficio principale degli organizzatori
della pace è di porre un termine al giuoco criminale della guerra, e
di tutelare i diritti vitali e i reciproci doveri tra grandi e piccoli, potenti
e deboli.
Nel fondo della loro coscienza i popoli sentono che i loro reggitori si
screditerebbero, se al folle delirio di una egemonia della forza non facessero
seguire la vittoria del diritto. Il pensiero di una nuova organizzazione
della pace è scaturito — nessuno potrebbe dubitarne — dal più retto
e leale volere. Tutta l'umanità segue con ansia il progresso di così nobile
impresa. Quale amara delusione sarebbe, se essa venisse a fallire, se
fossero resi vani tanti anni di sofferenze e di rinunzie, lasciando nuovamente
trionfare quello spirito di oppressione, dal quale il mondo sperava
di vedersi finalmente liberato per sempre ! Povero mondo, al quale si
potrebbe allora applicare la parola di Gesù : che la sua nuova condizione
è divenuta peggiore di quella da cui era così penosamente uscito !7
Le condizioni politiche e sociali Ci mettono sul labbro queste parole
ammonitrici. Pur troppo abbiamo dovuto deplorare in più di una regione
uccisioni di sacerdoti, deportazioni di civili, eccidi di cittadini senza
procèsso o per vendetta privata ; nè meno tristi sono le notizie che Ci sono
pervenute dalla Slovenia e dalla Croazia.
7 Cfr. Luc. 11, 24-26.