TEBEI, saints, martyrs — Incipit of the Passio Acaunensium Martyrum, written by s. Eucherius, bishop of Lyon. Manuscript from the 7th century, originating from the monastery of St-Claude and preserved since 1804 in the Bibl. naz. of Parigi, ms. lat. 9550.
G. Legrain, Les temples de Karnak, there 1929; M. Pillet, Thébes, Karnak et Lousor, Parigi 1930; id., Thébes, palais et néeropole, there 1930. Aristide Calderini
TEBEI, saints, martyrs. — This designation comprises: 1) the martyrs of Agaunum, presented as belonging to the Theban legion by Eucherius of Lyon; 2) a large group of martyrs from the Gauls and Italy, especially northern Italy, attached without any foundation by medieval and modern hagiographers to the glorious heroes of Agaunum.
I. THE T. MARTYRS. — Properly speaking, these are the martyrs of Agaunum (v.) in the Valais, whose martyrdom is described in the Passio Acaunensium Martyrum, written by Eucherius, bishop of Lyon (ca. 434–50), on the basis of local traditions. This Passio (ed. B. Krusch, MGH, Script. rer. Meroving., III [1896], pp. 32–39) is preserved in manuscripts dating from the seventh to the fourteenth century: the earliest, from the seventh century, and one from the tenth are free of interpolations, whereas the others are variously interpolated in the final paragraphs (VII–VIII of Th. Ruinart’s edition [PL 50, 827–32]; 16–19 of the critical edition). To which of the two Theban legions of the Diocletianic period—the tertia Diocletiana Thebaeorum or the prima Maximiana Thebaeorum—mentioned in the Notitia dignitatum (ed. O. Seeck, Berlin 1876, p. 25, cf. also p. 64) St. Maurice (v.) and his companions (22 Sept.) belonged, if indeed they belonged to either, cannot be known. In any case, the historicity of the martyrs of Agaunum, even though attempts to determine their number precisely are futile, is beyond doubt, especially following the confirmation provided by systematic explorations of the archaeological area of exceptional importance represented by the Agaunian “martolet” (v. the archaeological plan under AGAUNUM and photographs under MAURICE).
II. I MARTIRI PSEUDO T
L'eroico comportamento della legione Tebea, chiamata entusiasticamente: « angelica legio » (s. Eucherio, § 12), « felix exercitus » (s. Avito, vescovo di Vienne, sermone recitato ad Agauno nel 515: ed. R. Peiper, in MGH, Auctores antiquus., VI, 2 [1883], p. 145), « legio felix Agaunensis » (Venanzio Fortunato, Carm., VIII, 3, 172: ed. F. Lico in MGH, ibid., IV 1 [1881], p. 185), oltre a trasformare Agauno in uno dei più popolari santuari d'oltr'Alpe, indusse più di un agiografo ad aggregarle numerosissimi altri martiri. Nonostante si credesse, nel sec. V, al totale annientamento della legione (« interfecta est illa plane angelica legio », Eucherio § 12; « nullus exsati », Avito, loc. cit.), il primo ad allargarne le file fu lo stesso Eucherio che annoverò tra i T., seppure con un « dicuntur », Orso (v.) e Vittore di Solothurn (30 ott.). Il suo esempio fu poi seguito nel sec. VI da Gregorio di Tours che pose tra i T.: i 50 martiri di Colonia, detti « santi aurei », a causa degli splendenti musaici della Basilica cretta in loro onore (cf. In gloria martyrum, 62: PL 71, 761-62: V. GERDONZ). Da allora in poi la sbrigliata fantasia di più devoti popolò di martiri pseudo T. le Gallie e l'Italia settentrionale, sia creando dislocamenti di soldati T., sia organizzando evasioni dalla strage di Agauno. Colonia si vantò di averne 318 (o 392 a seconda delle fonti) con a capo s. Gereone (10 ott.), ai quali lo pseudo Elinando del sec. X (BHL 3464) associò 360 (altri dicono 350 o 500) soldati provenienti dalla Mauretania (15 ott.), i ss. Cassio e Florenzio, martiri di Verona (= Bonn), e s. Vittore, martire di Xanten. La festa di questi tre martiri ricorre il 10 ott. e i loro primitivi santuari vennero in luce or non è molto (cf. G. P. Kirsch, in Riv. di arch. crist., 9 [1932], pp. 151-58; 11 [1934], pp. 363-71). Treviri (v.) credette di possederne 300 con a capo Tirso, Secondo e Bonifacio (festa 4 ott.: BHL 8282-85, cf. anche 3949). Dopo la Renania, che divenne nel medioevo il centro irradiatore del culto ai martiri pseudo T., la regione che ne annovera il maggior numero è il Piemonte, ove si seguì e purtroppo tuttora si segue il « malvezzo di chiamare T. tutti i santi di cui [sono] ignote le gesti », come ha giustamente osservato il p. F. Savio (Gli antichi vescovi d'Italia, Il Piemonte, Torino 1898, p. 419). F. Alessio ha elencato 58 pseudo T. piemontesi, e non è riuscito a darne una lista completa. Giova dire subito che diversi nomi ivi elencati non sono altro che presunti martiri, come, ad es., Giorgio, Maurizio e Tiberio, pseudo T. della diocesi di Pinerolo, Evenzio pseudo T. della diocesi di Aosta e altri. Spesso l'origine del culto di un martire piemontese pseudo T. è dovuto al ritrovamento casuale di una tomba che si credette d'un martire (fatto del resto che sta all'origine del culto di non pochi martiri), come avvenne per s. Chiaffredo, venerato nella diocesi di Saluzzo. Talvolta invece si tratta di storici martiri locali, come Avventore, Ottavio e Solutore (20 nov.), autentici martiri torinesi in onore dei quali s. Massimo tenne un'omelia (PL 57, 427-30), trasformati in pseudo T. soltanto nel sec. VI-VII dall'autore della loro Passio (BHL 85). Fuori del Piemonte, i martiri pseudo T. più noti e tuttora considerati tali dal Martirologio romano sono: s. Secondo a Ventimiglia (26 ag.), probabilmente martire della regione Torinese o Vercellese, attribuito a Ventimiglia in seguito ad una errata interpretazione del nome della località del martirio ricordato nella Passio del sec. VI (BHL, 7568); s. Alessandro (26 ag.), martire di Bergamo, trasformato in pseudo T. nella terza redazione della Passio (BHL, 277), anteriore al sec. IX; s. Antonino (30 sett.), il celebre martire di Piacenza, dichiarato T. dall'autore della relazione del ritrovamento del suo corpo, non posteriore al sec. IX-X (BHL, 280).Bollond., 68 (1950), pp. 362-68; Lanzoni, pp. 814-15, 843, 971, 1044-45; Martyr. Hieronymianum, pp. 522, 534, 547-51, 557, 611; Martyr. Romanum, pp. 361, 410, 426, 445, 455, 535. Sugli scavi del «martolet» e delle zone vicine, oltre le opere cit. alla V. AGAUNO, cf. L. Blondel, Le baptistère et les anciens édifices conventuels de l'Abb. d'Agaune, in Vallesia, 4 (1949), pp. 15-28; id., La reconstruction du choeur orient. de la basil. d'Agaune au Xe siècle, ibid., 5 (1950), pp. 167-84; id., Le caveau funéraire du cimet. d'Agaune et la basil. du XIe siècle, ibid., 6 (1951), pp. 1-17; id., La Chapelle Notre-Dame sous-le-Bourg à St-Maurice d'Agaune, ibid., 8 (1953), pp. 5-18.
A. Pietro Frutaz