nere sono del sec. XIV, eseguiti sotto il duplice influsso francese e toscano per effetto dei rapporti con gli ambienti artistici della Napoli angioina. Così, pur senza che appaia sostanzialmente alterato il primitivo, arcaico schema compositivo, accenti e riflessi dell'arte gotica oltremontana e della plastica di Tino di Camaino si colgono nella famosa Madonna della Vittoria di Scurcola Marsicana e in quella bellissima di S. Silvestro dell'Aquila, capolavoro della scultura abruzzese del Trecento. Durante il sec. XV la composizione di questi gruppi si fa assai più libera e mossa, mentre nel Cinquecento essi furono eseguiti anche in terracotta policromata. Le correnti del Rinascimento furono rappresentate principalmente da Silvestro dell'Aquila (m. nel 1504), del cui stile sono state recentemente chiarite le ascendenze marchigiano-urbanitari: la sua opera maggiore è il Mausoleo di S. Bernardino nell'omonima chiesa dell'Aquila.
Scarso sviluppo ebbe la pittura, ove si eccettuano vari cicli di affreschi dei secc. XII e XIII, d'impronta benedettina, nelle chiese della montagna aquilana (S. Pietro ad Oratorium di Capestrano, S. Maria ad Cryptas di Fossa, S. Pellegrino di Bominaco), e, in pieno Quattrocento, la briosa decorazione del coro del duomo di Atri, opera dell'eclettico Andrea Delitio: in compenso, tra le arti minori in ogni tempo intensamente praticate per sopperire

Abruzzo - Pastorale in argento di scuola sulmontina della fine del sec. xiv - Atri.
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**ABRUZZO - Tappeto di Pescocostanzo del sec. XVII. - Castel del Sangro, Proprietà Del Zio.**
aquilana di S. Maria di Collemaggio attesta, sulla fine del sec. XIV, la vitalità e le capacità di riinvasamento di un gusto in parte ancora ispirantesi ai tipici caratteri delle antiche scuole locali.
La scultura durante il periodo romanico si svolse parallelamente all'architettura, attingendo alle medesime fonti di cultura e contribuendo essa stessa a determinare i principali indirizzi stilistici. Oltre che nella ornamentazione delle membrature architettoniche e nella decorazione delle facciate e dei portali, si esplicò nella creazione di numerosissimi pulpiti, amboni, cibori, candelabri pasquali, con lussureggianti rilievi per lo più a motivi vegetali, meno frequentemente figurati; e più d'ogni altra arte fu penetrata da correnti ed influssi della più diversa provenienza, come testimonia ad es. lo stile arabeggiante di Roberto, Roberto e Nicodemo che sulla metà del sec. XII eseguirono, spesso in collaborazione, alcuni fra i più noti cibori ed amboni della regione (Ciborio di S. Clemente al Vomano, di Rogerio e Roberto; Ciborio di S. M. in Valle Porclaneta a Rosciolo, di Roberto e Nicodemo, 1150; Ambone di S.M. del Lago a Moscufo, di Nicodemo, 1159; Ambone di Cugnoli, di Nicodemo, 1166). L'argomento impiegato fu il legno per intagliarvi statue e caratteristici gruppi della Madonna seduta col Bambino, i quali, ricavati da un unico grandioso tronco d'albero, di questo conservavano la forma slanciata e raccolta: essi venivano generalmente collocati entro tabernacoli i cui sportelli anteriori recavano dipinte nelle facce interne piccole scene sovrapposte di soggetto religioso (Madonna di Fossa). Nelle più antiche di queste sculture, fino alla fine del sec. XIII (Madonna di Pieritanzeri) s'avvertono echi bizantineggianti attraverso il ricordo dei famosi gruppi lignei del Lazio, come quelli di Acuto e di Alatri: ma i più belli esemplari del ge
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**ABRUZZO - Pastorale in argento di scuola sulmontina della fine del sec. XIV - Atri.**
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**GAB. FOTOG. NAZ.)**

Abruzzo - T'appeto di Pescocostanzo del sec. xvir. - Castel del Sangro, Proprietà Del Zio.
ABRUZZO
(prop. B. Degennari)
AURUZZO - Donne di Scanno in costume festivo.
alle esigenze del culto, ebbe un notevole rilievo l'oreficeria, la quale, dal medioevo al sec. XVII, produsse reliquiari, ostensori, calici, pastorali e grandissima copia di croci processionali in argento sbalzato, con figurazioni, i cui più celebrati esemplari si debbono a Nicola da Guardia-grele (prima metà del sec. XV).
4. FOLKLORE RELIGIOSO
La vita tradizionale del popolo abruzzese è permeata da un vivo sentimento religioso. Ricchissimo vi è, come nella contigua Um-bria, il tesoro della poesia religiosa popolare, costituito specialmente da canti narrativi ispirati a episodi della vita di Cristo, da leggende agiografiche, da brevi preghiere contro le infermità, da invocazioni e canti lirici in cui un sincero ed acceso sentimento religioso si esprime con un linguaggio originale e commovente.Interessante anche un gruppo di brevi leggende in prosa, fiorite intorno alla Sacra Famiglia, a Cristo, agli Apostoli. Notevole, poi, il fatto della localizzazione in A. di leggende relative a vari personaggi del Vangelo. Nu-mero si sono anche le reliquie viventi del dramma sacro, e le processioni drammatiche, in cui l'elemento spettacolare è costituito da quadri plastici evocanti scene del Vecchio o del Nuovo Testamento. È il caso, ad es., della festa dei talami di Orsogna (detta anche festa dei pazzi o della Ma-donna del Rifugio), che si svolge il secondo giorno di Pasqua. Dello stesso genere è pure la rappresentazione che si fa a Capistrello il venerdì santo e che rievoca episodi della Passione, dalla cattura di Gesù alla sua crocifissione. In altri paesi, come a Lanciano, sempre durante la settimana santa, l'elemento drammatico della processione è costituito dalla scena di Maria in cerca del Figlio, motivo che trova riscontro in molti luoghi dell'Italia centro-meridionale. In questo caso, però, si tratta di statue, non di persone in costume, e l'uso di statue sacre e simboliche è il più diffuso in queste processioni della settimana di Pasqua. Assai caratteristica è anche la festa della Madonna dei Turchi a Tollo (Chieti), durante la quale i fedeli, divisi in due schiere e armati di puntali, frecce, lance, alabarde, rappresentano una scena di combattimento fra cristiani e saraceni. Particolare senso di poesia agreste, di candore e fervore religioso anima la processione del bove di s. Zo-pito, che si tiene a Loreto Aprutino il lunedì dopo la Pentecoste. Dietro la statua del santo protettore, portata in processione, segue un maestoso bove, mantenuto senza essere sottoposto ai lavori campestri, con le corna e la coda ornate di nastri dai vivaci colori; lo copre un manto rosso e lo cavalca un fanciullo vestito di bianco. Quando la processione rientra, il bove si inginocchia sulla soglia della chiesa e segue la statua anche nell'interno del tempio.
Carattere prevalentemente agreste hanno anche le processioni di Bugnara (Aquila) e Bisenti (Teramo), dove un ausilio inghiardato gira per il paese tra il suono delle musiche, seguito da una processione di fanciulle recanti sul capo canestre colme di grano. Ma la festa forse più tipica dell'A. è la processione dei serpari, che si tiene in onore di s. Domenico a Cocullo (tra Avezzano e Sul-mona) il primo giovedì di maggio. Una settimana avanti, i paesani vanno sul vicino Monte Luparo a caccia di serpi, che poi custodiscono in sacchetti di tela, e il giorno della festa i serpari, che precedono e seguono la statua del santo, portano avvolte intorno al collo e alle braccia delle serpi vive, mentre altre serpi si annodano intorno alla statua. Poiché sul luogo ove si venera il santo si crede sorgesse anticamente un tempio dedicato ad Angizia, que-sta manifestazioni si vollero ricollegare col culto di tale dea. Così in alcuni tratti delle processioni agresti ora descritte si son voluti vedere rapporti con le feste di De-metra. Ma se anche in taluni casi la tradizione può far supporre un sostrato pre-cristiano, è certo che ora tutta la festività si svolge entro le forme regolate dalla Chiesa.
Manifestazioni interessanti, ma non molto dissimili da quelle di altre regioni italiane, hanno in A. le usanze e feste per s. Antonio Abate, s. Giovanni, il Natale; per esse rinviamo alle rispettive voci. Grande importanza anche coloristica rivestono nella vita popolare religiosa abruzzese i pellegrinaggi ai diversi santuari della regione, dedicati per lo più alla Vergine. Mette di questi pellegrinaggi sono i santuari della Madonna del Lago a Scanno (Aquila), della Madonna della Livera a Pratola Peligna, le grotte

alle esigenze del culto, ebbe un notevole rilievo l'oreficeria, la quale, dal medioevo al sec. xvit, produsse reliquiari, ostensori, calici, pastorali e grandissima copia di croci processionali in argento sbalzato, con figurazioni, i cui più celebrati