ACROSTICO

ACROSTICO. - È una composizione poetica figurata, nella quale le lettere iniziali o finali (in questo caso si dice più propriamente telestico) dei versi, lette verticalmente, danno un senso. L'origine di questa ingegnosità o frivolezza era attribuita ad Epicarmo od anche alle Sibille, nei cui carmi fu molto usata. Difatti il primo a. cristiano si trova fra i carmi attribuiti alla Sibilla Eritrea (Orac. Sibyll., VIII, 217 SGR. menzionato anche da Costantino nel suo discorso ai padri di Nicea), ove trentaquattro versi danno il motto Ἰησοῦς Χριστὸς Θεοῦ Τίος Σωτὴρ Σταυρός, e le iniziali di queste stesse parole la parola mistica ΙΧΘΥC (v.), che poi compare molte altre volte in a. Pare che questo a. sia stato composto ad Alessandria (sec. II). Si è creduto che la figura del pesce, quale simbolo di Cristo, si debba porre in relazione con esso, ma è ipotesi priva di fondamento. Basti ricordare l'espressione di Tertulliano: «nos pisciculi, secundum Ἰχθὼν nostrum Iesum Christum, in aqua nascimur» (De Baptismo, 1).

Del predetto a. diamo ora il testo greco (J. Geffcken, Die Oracula Sibyllina: CB, VIII, Berlino 1902, pp. 153-57) seguito dalla versione:

Ι δρώσει δὲ χθὼν, κρίσεως σημεῖον ὅτ' ἔσται.
Η ξει δ' οὐρανόθεν βασιλεὺς αἰῶσιν ὁ μέλλον
Σ' ἄρκα παρὼν πᾶσαν κρίναι καὶ κόσμον ἅπαντα.
Ο φονταί δὲ θεὸν μέροπες πιστοί καὶ ἀπιστοί
Υ φιστοὶ μετὰ τῶν ἁγίων ἐπὶ τέρμα χρόνου.
Σ' ἀρχοφόρων δ' ἀνδρῶν ψυχὰς ἐπὶ βήματι κρίνει,
Χ' ἔσας ὅταν ποτὲ κόσμος ὅλος καὶ ἄκανθα γένηται.
Ρ' ἔφουσιν δ' εἰδῶλα βροτοί καὶ πλοῦτον ἅπαντα,
Ε' κακύσει δὲ τὸ πῦρ γῆν οὐρανὸν ἠδὲ θάλασσαν
Ι' χνεῦον, ῥῆξει τε πύλας εἰρκτῆς· Λίδα.
Σ' ἄρξ τότε πᾶσα νεκρῶν ἐς ἐλευθέριον φάος ἦξει
Τ' ὧν ἁγίων ἀνόμους δὲ τὸ πῦρ αἰῶσιν ἐλέγξει.
Ο ππόσα τις πράξας ἔλαθεν, τότε πάντα λαλήσει·
Σ' τήθεα γὰρ ξοφάντα θεὸς φωστήριον ἀνοίξει.
Θ' ῥήνος δ' ἐκ πάντων ἔσται καὶ βρυγμὸς ὀδόντων.
Ε' κλείφει σέλας ἠελίου ἀστρῶν τε χορεῖαι.
Ο ὑρανὸν εἰλίζει μήνης δὲ τε φέγγος ὀλεῖται.
Υ' φώσει δὲ φάραγγας, ὀλεῖ δ' ὕψοματα βουνῶν,
Υ' φῶς δ' οὐκέτι λυγρὸν ἐν ἀνθρώποιαι φανεῖται.
Ι' σα δ' ὄρη πεδίοις ἔσται καὶ πᾶσα θάλασσα
Ο ὑκέτι πλοῦν ἔξει, γῆ γὰρ φρυγθεῖσα τότε ἔσται
Σ' ὧν πηγαῖς, ποταμοί τε καχλάζοντες λείψουσιν.
Σ' ἀλπινῇ δ' οὐρανόθεν φωνὴν πολύθρηνον ἀφήσει
Ο ρόουσα μύσος μελέων καὶ πήματα κόσμου.
Τ' ἀρτάρεον δὲ χάος δείξει τότε γαῖα χάνοῦσα.
Η ξουσιν δ' ἐπὶ βήμα θεοῦ βασιλῆος ἅπαντες.
Ρ' εὔσει δ' οὐρανόθεν ποταμὸς πυρὸς ἠδὲ θεοίον.
Σ' ἦμα δὲ τοι τότε πᾶσι βροτοῖς, σφηγὶς ἐπίσημος
Τ' ὁ ξύλον ἐν πιστοῖς, τὸ κέρας τὸ ποθοῦμενον ἔσται,
Α' νδρῶν εὐσεβέων ζωῇ, πρόσκομμα δὲ κόσμου,
Υ' ἄσαι φωτίζων κλητοὺς ἐν δώδεκα πηγαῖς.
Ρ' ἄβδος ποιμαίνουσα σιδηρεῖν γε κρατήσει.
Ο ὕτος ὁ νῦν προγραφεῖς ἐν ἀκροστιχίοις θεὸς ἡμῶν
Σ' ὠτήρ ἀθάνατος βασιλεύς, ὁ παθὼν ἐνεχήμῳ.

Suderà la terra, quando sarà il segno del giudizio: verrà dal cielo il Re dei Secoli, che ha da giudicare in persona ogni carne e il mondo tutto. Vedranno Dio i mortali fedeli e infedeli altissimo con i (suoi) santi al termine del tempo. Ed (Egli) giudicherà dal suo tribunale le anime degli uomini vestiti di carne, quando tutto il mondo diventerà terra arida e spine. I mortali getteranno via gl'idoli ed ogni ricchezza, e il fuoco serpeggerà per la terra, pel cielo e pel mare, e arderà e infrangerà le porte della prigione dell'Ade. Allora ogni carne di morti uscirà alla luce della libertà dei santi; mentre il fuoco castigherà gli ingiusti nei secoli. Tutto quello che uno ha fatto di nascosto allora lo rivelerà: Dio coi suoi splendori aprirà i petti tenebrosi. Pianto da tutti sarà e stridore di denti. Cesserà la luce del sole e la danza degli astri: Ravvolgerà il cielo e della luna il raggio si spegnerà. Colmerà i burroni e farà sparire le cime dei colli. Non più tra gli uomini appariranno faticose alture: pari saranno i monti al piano: e tutto il mare non sarà più navigato: ché la terra allora sarà arsa e con le fonti l'abbandoneranno i fiumi gorgoglianti. Una tromba dal cielo getterà un suono lugubre, ruggendo sull'impurità dei miseri e sui mali del mondo. La terra allora aprendosi farà vedere l'abisso tartareo. Verranno tutti al tribunale del Dio re. Scorrerà dal cielo un fiume di fuoco e di zolfo. Segno sarà allora a tutti i mortali e suggello insigne la croce per i fedeli, il desiderato corno, vita degli uomini pii, ma scandalo al mondo, illuminando i fedeli coll'acque di dodici fonti. Una ferrea verga come di pastore dominerà. Questi ora scritto al principio degli acrostici è il Dio nostro, Salvatore, Re immortale, che ha sofferto per noi.

Pare che l'a. fosse inventato e usato dapprima per imprimere come un sigillo d'autenticità all'opera, e perciò soleva riprodurre il nome dell'autore (ad es. il più antico finora ritrovato dice ΕΥΔΟΞΟΥ ΤΕΧΝΗ, arte di Eudosso, il famoso astronomo di Cnido, del 193-190 a. C.), e un altro tramandatoci da Cicerone, De div. II, 11, diceva Q. Ennius fecit; lo stesso si trova

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ACROSTICO - A. latino (Bassae suae Gaudentius) nel cimitero di Pretestato - Roma.
(propr. E. Jesi)
fatto molte volte nelle iscrizioni cristiane antiche occidentali, specialmente italiane: ad es. quella di s. Eusebio di Vercelli dà Eusebius episcopus et martyr. Talora il poeta stesso ammonisce espressamente della presenza dell'a.: revertere per capita versorum et invenies proprium nomen, ovvero: nomina sanctorum lector si forte requiris, ex omni versu te littera prima docebit. Grande uso di a. complicati con telestici e anche mesostici (nel mezzo dei versi) Commodiano (v.), TAZIANO (v.), FORTUNA (v.) nelle loro poesie, e altri poeti medievali; non è esso ignoto neanche a poeti italiani come il Boccaccio.

Affini agli a. sono le composizioni abecedarie (v. ABECEDARI).

BIBLI.: Graf. in Pauly-Wisnowa, Realencyclop., I, coll. 1200, segg.; H. Leclercq, s. V. in DACL, I, coll. 336 segg. - Esempi in E. Diehl, Inscript. latinae christ. veteres, Berlino 1925-28, nn. 316, 412, 452; 1029, 1049, 1054, 1097, 1123, 1212, 1356, 1524, 1644, 1675, 1714, 1729, 1768, 3311, 3347, 3421, 3424, 3438, 4839, 4841. Sono acrostici e telestici 1098 e 1234. Esempi pagani in F. Bücheler, Carmina epigraphica, Lipsia 1895-1926, nn. 108, 109, 220, 271, 273, 413, 436, 440, 511-516, 569, 570. Antonio Ferrua

Cite this article

“ACROSTICO.” Enciclopedia Cattolica, vol. I (1948), p. 174. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/acrostico.