ACTION FRANÇAISE. - Movimento politico-sociale, sorto in Francia nel 1899, per iniziativa di Henry Vaugeois. Charles Maurras ne divenne il principale teorico, sulle tracce del maestro del positivismo francese, Auguste Comte. Il movimento ebbe molte aderenze, anche tra i cattolici. Sopravvissuto a varie e complesse vicende, con a capo Léon Daudet e Charles Maurras, riscosse non poca risonanza nella dottrina e nell'azione politico-sociale francese ed anche estera. Strumenti della sua espansione le opere del Maurras e del Daudet e la Revue d'A.F. divenuta poi il quotidiano L'A.F. (1908).
Il programma politico del movimento, assurto col tempo a vero e proprio partito, era e restava prettamente francese: la restaurazione monarchica in Francia. La lotta però per attuare questo programma venne ad assumere caratteri più universali: l'esaltazione di un «nazionalismo integrale» e il rovesciamento della vita politica e sociale contemporanea, con ogni mezzo e a dispetto di qualsiasi limitazione, fino a prendere atteggiamenti arditamente rivoluzionari. Accanto al movimento politico innovatore ed al partito, stava il sistema filosofico-sociale ispiratore di principi e di dottrine ben più ardite e pericolose. I teorici del movimento, con a capo il Maurras, educato cristianamente ma poi divenuto incredulo, ed il Daudet, credente ma romanziere assai spregiudicato, si ispiravano volentieri alle teorie «positiviste». Nessuna meraviglia dunque se sullo sfondo delle dottrine dell'A. F. troviamo un agnosticismo decisamente ateo ed anticristiano, un naturalismo apertamente pagano, e quindi un inconfondibile amoralismo, dell'individuo come della società, con la conseguente sottrazione dell'individuo e della società all'influsso della legge di Dio e della Chiesa. La proclamata subordinazione della morale e del diritto all'interesse nazionale si spiega appunto sullo sfondo di siffatte dottrine.
Era evidente che il militare nel movimento sotto l'influsso di tali dottrine costituiva un grave pericolo per la fede. Ma non se ne diedero per intesi molti cattolici francesi, non escluse alte personalità del clero, allettati dalle benemerenze che l'A. F. poteva essersi indirettamente acquistate nella lotta contro i persecutori della Chiesa, e abbagliati dalle proteste di assoluto rispetto alla religione ed alle credenze dei singoli aderenti che fiorivano sulla penna dei «maestri». Di qui il grave equivoco e la non meno grave illusione che s'andava nascosta producendo nelle anime dei molti cattolici, che, forse in maggioranza, s'erano accodati al movimento o anche al partito. Ma il pericolo più grave e l'illusione più deprecabile incombeva sulla gioventù, non solo francese.
Pericolo, equivoco, illusione che non tardarono a dar alimento a controversie tra le opposte tendenze di chi li denunciava e di chi li disconosceva o li esagerava ripiegandosi sulle opposte e parimenti false idee democratiche o demagogiche; cf. P. Descoq, A travers l'oeuvre de M. Ch. Maurras, in Etudes, 120 (1909, III), pp. 153-86, 330-46, 593-641 e 121 (1909, IV), pp. 602-28, 773-86, articoli ristampati poi, con ritocchi ed aggiunte, sotto lo stesso titolo, Parigi 1913; P. Exupère de Prats-De-Molle, A propos de la politique religieuse de Ch. Maurras, in Etudes Franciscaines, 29 (1913, I), p. 520 sg.; F. Chalanave, L'A. F. Ses Principes, ses Directions et son Institut, Etude documentaire, Parigi s. d.; ed ancora altre pubblicazioni del genere che comparvero su riviste o in opuscoli fino al 1927, inserendosi così nella notoria analoga controversia del Sillon, chiusasi con la condanna del papa Pio X.
Sintomatico l'episodio che è riportato da F. X. Maquart, L'A. F. devant le Souverain Pontife, in Pourquoi Rome a parlé, IV, Parigi 1927, p. 257: «Les cahiers de l'Association de le Jeunesse Catholique belge ayant organisé, en 1925, un referendum sur le sujet suivant: Parmi les écrivains des dernières vingt-cinq années, quels sont ceux que vous considérez comme vos maîtres, le plus grand nombre de suffrages était allé à Charles Maurras, tandis que le Cardinal Mercier n'avait obtenu que le dernier rang avec six voix seulement».
Per queste ragioni le autorità della Chiesa, evitando con ogni cura, come sempre, d'ingerirsi nel programma meramente politico dell'A. F., disapprovarono e condannarono gli errori, dal punto di vista morale e religioso. La condanna era decretata e pronta fin dal 1914; ma ne era stata differita la pubblicazione
« a tempo più propizio ». Questo richiamo cronologico ha la sua importanza, perché smantella l'equivoca tesi dell'A. F., la quale tendeva a mettere in opposizione Pio XI con il suo predecessore Pio X.
D'altronde sono noti i documenti emanati in proposito dall'episcopato francese, nonché dal papa Pio XI e dai vari dicasteri della Curia romana, a cominciare dal 1926 (cf. gli AAS e le principali riviste cattoliche dal 1926 al 1929). Interessanti pure i documenti marginali riportati da F. X. Maquart (loc. cit.), perché dimostrano con quanta longanimità, ponderatezza e sollecitudine paterna abbia agito il Papa in una questione tanto complessa e spinosa. Frattanto Pio XI dovette personalmente riesaminare tutta la questione, non avendo potuto procurarsi la posizione, smarrita durante lo sloggiamento degli archivi dell'Indice. Ma le sue conclusioni furono in tutto conformi a quelle del 1914. Ecco come egli si esprimeva in una lettera al card. Andrieu, arcivescovo di Bordeaux, il 5 genn. 1927 (La documentation catholique, 17 [1927], col. 139 seg.).
« Il est de toute évidence que Nous aurions employé de tout autres procédés si les documents que Nous publions avaient été à Notre connaissance; mais ce n'est qu'après le jour du Consistoire que Nous les avons eus en Nos mains. Sans doute, il Nous était très pénible de voir opposer (comme on l'a si souvent fait plus ou moins ouvertement) le nom et le prétendue conduite de Notre vénéré Prédécesseur à Notre nom et à Notre conduite vis-à-vis de l'A. F.; Nous avions le profond sentiment, dites le presentiment, pour ne pas dire autre chose, qu'une telle opposition ne répondait pas au vrai... mais les documents positifs Nous manquait, ils Nous ont manqué jusqu'à la toute dernière heure... ils attestent le persévérant jugement de l'Eglise, sur cette grave question. Nous espérons que, révélée à l'heure qu'il est, une telle continuité de jugement suprême de cette Eglise que l'Esprit-Saint appelle calumne et firmamentum variata, suffirait à elle seule à éclairer les esprits, à dissiper les doutes, à tranquilliser les âmes, à ramener partout et en tous la paix ».
Contrastò invece penosamente l'atteggiamento di aperta insubordinazione assunto dagli esponenti del movimento, che non si peritarono di pubblicare un preteso libro giallo, in risposta al Vaticano (cf. Les pièces d'un procès. L'A. F. et le Vatican, con prefazione di Charles Maurras e Léon Daudet, Parigi 1927; nonché l'esaurìente commento che ne fece La Civiltà Cattolica, (1927, III, p. 329 sg.). L'A. F. rispose con l'orgoglioso « non possumus » e si lanciò in una campagna di antidericalismo velenoso. Seguirono allora condanne più formali e più gravi sia da parte della S. Congregazione del S. Uffizio, concernenti il sistema dottrinale non solo del movimento ma anche del giornale stesso e delle leghe, sia da parte della S. Penitenzieria, circa l'interdetto ed il rifiuto dell'assoluzione ai ribelli. Interessante notare che i capi stessi della casa reale di Francia furono a loro volta costretti a sconfessare l'A. F. Più tardi vi fu una lodevole resipiscenza. Fin dal 1938, gli esponenti del movimento si erano rivolti al papa Pio XI per ottenere il ritiro della condanna. La supplica fu ripetuta, con leale ritrattazione e garanzie per l'avvenire, nel 1939, al papa Pio XII, che la accolse ed esaudì (cfr. gli AAS e le principali riviste cattoliche dell'anno 1939).
La lettera del 19 giugno 1939 dell'A. F. al papa Pio XII diceva, fra l'altro: « Nous exprimons la plus sincère tristesse de ce qui a été de notre part irrespectueux, injurieux, et même injuste envers la Personne du Pape, envers le S. Siège et la Hiérarchie Ecclesiastique... Tous ceux d'entre nous, qui sont catholiques, rejettent complètement tout principe et toute théorie contraire aux enseignements de l'Eglise Catholique...».
Bisogna però tener presente che la misura di clemenza di Pio XII riguardo all'A. F. dopo ripetuti atti di resipiscenza, concerne soltanto il giornale omonimo, lasciando evidentemente sussistere la condanna delle opere del Maurras e del Daudet elencate nel libro dell'Indice.