AFFRINGUES, BRUNO D'

AFFRINGUES, BRUNO d'. Certosino, n. a Saint-Omer nel 1546 e m. nella Grande-Chartreuse di Grenoble nel 1632. Di nobili natali, unì ad un eletto ingegno una grande pietà e purezza di vita. Studiò a Parigi, viaggiò in Italia, si fermò a Torino e Padova, visitò Venezia e Roma, e, tornato in Francia, venne eletto vicario generale della diocesi di Carpentras. In fine, quantunque il favore del vescovo e del Papa gli facesse risplendere davanti agli occhi una rapida carriera, si ricoverò tra i Certosini della grande Certosa e vi prese l'abito nel 1591 a quarantacinqu anni. Distintosi come priore della certosa di Villeneuve-lez-Avignon, venne eletto generale del

Article illustration

presa dei contatti tra il cattolicesimo e l'Asia centro-orientale, l'A. ne rimase fuori: per Marco Polo, verso la fine di quel secolo, semplicemente «vi si adora Malcontento». Nel '500 c'600 quattro gesuiti vi passano, chiamati da Goa alla sua corte da Akbar il padre A. Montserrat (1581), il fratel Bento Goes (1603), il padre G. De Castro, torinese, che segue l'imperatore Giahanghir a Cabul, incaricato dell'assistenza dei cristiani che sono con le truppe imperiali (1625-26); e il padre E. Roth, il quale scrive di aver trovato a Cabul un gruppo di cristiani e, per il fatto che li ritiene discendenti di s. Tommaso, sostiene che non gli sono apparsi gente colà presente per caso o di passaggio, ma ivi residenti ab immemorabili.

Cristiani, Portoghesi ed Indiani, nel sec. XVIII si trovano al seguito dei viceré di Cabul e tra i soldati ivi in servizio, per i quali pare che ogni tanto qualche gesuita si spingesse fino a Cabul. Certo, dei cristiani furono condotti da Lahore a Cabul e a Kandahar nel 1752 dal fondatore del regno afghano moderno, Ahmad Shāh Durrēn, per servizio d'artiglieria, e qualche gesuita li visitava due volte l'anno. Degli Armeni cattolici, venuti dalla Persia, si stabilirono a Cabul al tempo delle invasioni di Nādir Shāh in A. e in India, tra il 1736 e 1747; non furono molti, ma rispettati ed influenti specialmente quando donne armenee entrarono nella famiglia regnante. Abitavano un quartiere proprio nello stesso Bala Hissar, la colonia-cittadella di Cabul e sede del palazzo reale, ed un loro reparto cintato nell'antichissimo cimitero della città, e vi si radunavano ogni domenica. Ai tempi della missione di M. Elphinstone (1809) vi era anche un prete greco.

Espulsi gli Armeni da Abdurrahman, perché imparentati col ribelle Ishak Khan (1888), a Cabul non vi fu più comunità cristiana: l'assunzione, però, già con lo stesso re, di Inglesi per il servizio sanitario e tecnico e - dopo che Abdurrahman (1919) ebbe ri-gettata la tutela inglese - di persone di diverse nazioni, a cui si aggiunse il personale delle legazioni e ambasciate, fecero pensare a Pio XI, nell'anno della visita di Amanullah (1928), di stabilire in Cabul, sotto la forma ufficiale di cappellano della legazione d'Italia, che già ne aveva l'autorizzazione nel suo trattato, un sacerdote incaricato dell'assistenza religiosa dei cattolici residenti in A. La cosa si effettuò nel 1932 con l'invio di un padre barnabita e l'erezione di una cappella nella legazione italiana, dove convennero con i ca. 400 cattolici viventi nella capitale afgana.

BIBL.: E. Caspani, Il Cristianesimo in Afganistan, in I Bara-nabiti, 17 (1936), pp. 154-57; G. Messina, Cristianesimo, Bud-dhismo, Manicheismo nell'Asia Antica, Roma 1947, p. 36 seg. Virginio M. Colciago.