Enciclopedia Cattolica vol. I, 1948 Arte Particolari

AFFRESCO

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AFFRESCO - Palinsesto di a. (secc. vi-ix) nell'abside di S. Maria Antiqua - Roma.
AFFRESCO - Palinsesto di a. (secc. vi-ix) nell'abside di S. Maria Antiqua - Roma.

AFFRESCO. - Si chiama così qualsiasi pittura murale eseguita con colori disciolti in acqua su uno strato sottile di intonaco ancora « fresco » sovrapposto in genere ad altro assai più spesso e rugoso detto arricciato. Nel processo di trasformazione dell'idrato di calcio in carbonato il colore si incorpora con l'intonaco e pertanto la pittura acquista una durevolezza che non si può conseguire con altre tecniche. L'a., quindi, è massimamente adatto per la grande decorazione monumentale. Dovendosi eseguire mentre l'intonaco è ancora umido, richiede da parte del pittore una sicura intuizione dei rapporti spaziali, immediatezza di tocco e rapidità senza pentimenti. Fino al Trecento si usava calcolare con abili e complesse divisioni lo spazio da decorare; più tardi si disegnò su un cartone la composizione per poi riportarla sull'intonaco ricalcandone i contorni. Secondo le età e gli intendimenti di ciascun artista, la tecnica, pur rimanendo la stessa nelle sue caratteristiche fondamentali, subì variazioni notevoli.

AFFRESCO - Sinopia dell'a. di Benozzo Gozzoli raffigurante l'Annunciazione (1468-84) - Pisa, Camposanto.
AFFRESCO - Sinopia dell'a. di Benozzo Gozzoli raffigurante l'Annunciazione (1468-84) - Pisa, Camposanto.(fot. Frick Library)

Gli a. delle catacombe risultano eseguiti con impasto di colore denso, rapidi accostamenti di tinte e senza contorni, secondo una maniera che gli antichi chiamavano compendiaria, molto simile al nostro impressionismo. Successivamente i contorni si accentuano, determinando zone che vengono riempite con colore piatto. Finché prevalse l'influsso bizantino, e cioè fino al sec. XIII, si usò dare sull'intonaco la tinta più scura e rilevare in chiaro o in bianco le mezzetinte e le luci quando lo strato era ancora umido. Le lumeggiature a secco sono molto rare; comunque le ultime velature sono assai stabili poiché date con colore molto denso. Attraverso il Cennini conosciamo la tecnica dei frescanti del Trecento, i quali usavano preparare in verdeterra e ricercare prima la modellazione tratteggiando le ombre e i chiari e rifinire poi con l'incarnato e con le profilature nere. Questa maniera che permette di raggiungere la luminosa trasparenza di tante opere trecentesche o le sottili sfumature cromatiche del gotico internazionale fu assai semplificata dai maestri maggiori. Giotto usò direttamente densi impasti di colore e Simone Martini larghe stesure appena variate. Pure immediata e rapida fu la tecnica usata da Masaccio, mentre P. Uccello tornò alla tradizionale preparazione in terretta verde ed il Baldovinetti finiva in gran parte a tempera. La Cena di Leonardo più che un vero a. è in realtà una pittura eseguita con colori a tempera su stucco ceroso; di qui le sue inguaribili malattie. Di sorprendente vigoria la tecnica di Michelangelo che usa direttamente impasti molto complessi e vela poi irregolarmente. Mirabile quella di Raffaello, che raccorda la corposità del colore con tinte liquidissime alle quali è affidata la trasparenza dei toni. Il Correggio invece abbozza a corpo e poi accosta velature diverse in modo da ottenere vibrazioni atmosferiche. Il Veronese rifinisce con pennellate brillanti e trae luminosità dall'accostamento coi neri. Nel Seicento l'uso già prima invalso di rifinire a tempera, biasimato dal Vasari, si diffonde nell'intento di trovare, attraverso una corposità densa ed impenetrabile, e per conseguenza opaca, del colore, effetti simili al luminismo della pittura ad olio; valgono gli esempi napoletani di Battistello o quelli romani del Cortona, del Pozzo o del Baciccio. La gessosa chiarità settecentesca non potè far a meno dello stesso completamento, poiché esso arricchiva l'elementare semplicità della tavolozza. Nel Tiepolo contrastano singolarmente gli abbozzi opachi e le velature limpidiissime e luminose come quelle del Veronese. Nell'Ottocento è stata piuttosto scarsa la fortuna dell'a. nella decorazione chiesastica, mentre invece una notevole ripresa esso ha avuto negli ultimi decenni, anche in rapporto alle mutate forme architettoniche; oltre l'a. vero e proprio, con o senza ritocchi a tempera, si usa spesso sciogliere i colori con caseina, ottenendo una pittura ancor più stabile con vaste possibilità di effetti.

AFFRESCO - Giulio II. Particolare dell'a. del Miracolo di Bolsena (1512) nelle Stanze di Raffaello - Vaticano.
AFFRESCO - Giulio II. Particolare dell'a. del Miracolo di Bolsena (1512) nelle Stanze di Raffaello - Vaticano.(fot. Alinari)
AFFRESCO - S. Lorenzo che elargisce i tesori della Chiesa. Particolare dell'a. distrutto di C. Fracassini nella basilica di S. Lorenzo (sec. XIX) - Roma.
AFFRESCO - S. Lorenzo che elargisce i tesori della Chiesa. Particolare dell'a. distrutto di C. Fracassini nella basilica di S. Lorenzo (sec. XIX) - Roma.(fot. Anderson)

Per le malattie degli a. antichi, i metodi di restauro ed i trasporti su tela o rete metallica, v. RESTAURO. - Vedi Tav. XXVI.

IL PROFETA ISAIA di Michelangelo (1508-12) - Cappella Sistina. TESTA DI APOSTOLO nel Giudizio Universale di Pietro Cavallini (sec. xiv) - Roma, Monastero di S. Cecilia.
Tav. XXVI IL PROFETA ISAIA di Michelangelo (1508-12) - Cappella Sistina. TESTA DI APOSTOLO nel Giudizio Universale di Pietro Cavallini (sec. xiv) - Roma, Monastero di S. Cecilia.(fot. Alinari) · (fot. Anderson)
Bibliografia10 opere
BIBL.: Teofilo, Diversarum artium schedula, in Eitelbergers Quellenschriften, VII, Vienna 1878; C. Cennini, Il libro dell'arte, ed. Milanesi, Firenze 1859; G. Vasari, Introduzione alle arti del disegno, in G. Baldwin Brown, Vasari on technique ecc., Londra 1907; G. B. Armenini, Di vari precetti della pittura, Ravenna 1587; A. Pozzo, Introduzione per dipingere a fresco, in Prospettiva de' pittori ed architetti, I, Roma 1693; L. Ward, Fresco painting, Londra 1900; Baudouin, La fresque: sa technique, ses applications, Parigi 1914; H. Hildebrandt, Wandmalerei, Berlin 1920; P. Zancani Montuoro-N. Tarchiani-M. Bazzi, s. v. in Enc. Ital. I, pp. 688-703; A. Eibner, Entwicklung der Wandmalerei, Monaco 1926.

Guglielmo Matthiae

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Testo originale: Enciclopedia Cattolica, vol. I (1948), coll. 370–373.

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Altre voci di Guglielmo Matthiae: AGELTRUDE · AGEMINA (DA AGIAM = PERSIA, IN ARABO) · ACQUASANTIERA · ALBERTINELLI, MARIOTTO · ABSIDE

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Matthiae, Guglielmo. “Affresco.” In Enciclopedia Cattolica, vol. I, coll. 370–373. Città del Vaticano: Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1948. https://azioneromana.com/it/article/affresco.

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Matthiae, Guglielmo. “Affresco.” Enciclopedia Cattolica, vol. I, Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1948, coll. 370–373. Azione Romana, https://azioneromana.com/it/article/affresco.

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