AGRESTI, LIVIO, DETTO IL RICCIUTO

AGRESTI, LIVIO, detto il RICCIUTO. - Pittore manierista di Forlì, del quale si ignora l'anno di nascita; m. nel 1580. Ebbe a maestro Francesco Mensocchi, erede dell'arte del Parmigianino e del Dosso, e fu in rapporto con Luca Longhi a Ravenna prima di venire a Roma, dove subì l'influsso delle ultime opere di Raffaello. I suoi soggetti sono esclusivamente religiosi: la sua prima opera datata è una Crosafazione per Amelia (1557). Dipinse successivamente a Forlì, a Ravenna, a Terni, a Narni, a Roma (Sala Regia del Palazzo Vaticano [1561], S. Caterina de' Funari, Oratorio del Gonfalone, ecc.). Il suo stile non si stacca di molto dai tardi seguaci della tradizione romana.

BIBL.: Anon., s. V. in Thieme-Becker, I, p. 135; U. Gnoli, Pittori e miniatori nell'Umbria, Spoleto 1923; G. Boccolini, A proposito del restauro di un quadro dell'A. in Cattedrale, Terni 1935, Giovanni Piva
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“AGRESTI, LIVIO, DETTO IL RICCIUTO.” Enciclopedia Cattolica, vol. I (1948), p. 358. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/agresti-livio-detto-il-ricciuto.