AFGANISTAN

AFGANISTAN. -

1. GEOGRAFIA

Ampio più del doppio dell'Italia (650-700 mila kmq.), l'A. occupa la parte NE. dell'altopiano iranico.

Paese per due terzi montuoso, con vaste superfici desertiche o steppose, e clima continentale secco, vi predomina la pastorizia nomade e transumante (ovini). Ristrette le aree coltivabili (cereali, cotone, barbabietola); cospicue le possibilità minerarie (carbone, metalli, zolfo), ma solo il petrolio viene sfruttato. Lo sviluppo economico, cui si oppone l'antagonismo anglo-russo (l'A. è uno stato-cuscinetto), è ritardato dalla scarsità e arcaicità delle comunicazioni (commercio carovaniero, mancanza di ferrovie); insignificante è perciò il volume degli scambi (frutta, lanerie esportate, contro cotonami e thè).

La popolazione (7-12 milioni di ab.) è in prevalenza di stirpe iranica, musulmana-sunnita e nomade. Lo Stato è retto da un Emiro, nominato per diritto ereditario. Scarso successo hanno avuto i tentativi di rinnovamento secondo modelli occidentali.

Capitale è Cabul (150 mila ab.), presso il confine indiano.

BIBL.: R. Furon, L'Afghanistan, Parigi 1926; E. Trinkler, Afghanistan, Gotha 1928; Sirdar Iqbal Ali Shah, A. of the Afghans, Londra 1928; R. Dollot, L'Afghanistan, Parigi 1937; P. Sykes, A History of A., Londra 1940. Giuseppe Caraci

2. IL CATTOLICESIMO NELL'A

Le prime notizie di gruppi di cristiani in A. si trovano nel Libro delle leggi delle nazioni di Bardesane (ed. Fr. Nau, in Patrologia syriaca, I, 2, p. 606 sgg.), il quale visse tra il 154 e il 222. Dal sec. v in poi i cristiani dell'A. seguirono le sorti della Chiesa nestoriana. Essi resistettero, anche dopo la conquista musulmana nel sec. VII (soltanto nell'871 avvenne la presa di Cabul), in minoranze rispettabili almeno fino al sec. IX, e poi, fino alla seconda metà del XIX, in tribù accantamente indipendenti nel Kafiristan (cioè « terra di infedeli »). Quando poi la sanguinosa dominazione mongolica di Gengis Khan (dal 1221 in A.) permise la ri-

presa dei contatti tra il cattolicesimo e l'Asia centro-orientale, l'A. ne rimase fuori: per Marco Polo, verso la fine di quel secolo, semplicemente «vi si adora Malcometto». Nel '500 e '600 quattro gesuiti vi passano, chiamati da Goa alla sua corte da Akbar: il padre A. Montserrat (1581), il fratel Bento Goes (1603), il padre G. De Castro, torinese, che segue l'imperatore Giahanghir a Cabul, incaricato dell'assistenza dei cristiani che sono con le truppe imperiali (1625-26); e il padre E. Roth, il quale scrive di aver trovato a Cabul un gruppo di cristiani e, per il fatto che li ritiene discendenti di s. Tommaso, sostiene che non gli sono apparsi gente colà presente per caso o di passaggio, ma ivi residenti ab immemora.

Cristiani, Portoghesi ed Indiani, nel sec. XVIII si trovano al seguito dei viceré di Cabul e tra i soldati ivi in servizio, per i quali pare che ogni tanto qualche gesuita si spingesse fino a Cabul. Certo, dei cristiani furono condotti da Lahore a Cabul e a Kandahar nel 1752 dal fondatore del regno afghano moderno, Ahmad Shāh Durreni, per servizio d'artiglieria, e qualche gesuita li visitava due volte l'anno. Degli Armeni cattolici, venuti dalla Persia, si stabilirono a Cabul al tempo delle invasioni di Nādir Shāh in A. e in India, tra il 1736 e 1747; non furono molti, ma rispettati ed influenti specialmente quando donne armene entrarono nella famiglia regnante. Abitavano un quartiere proprio nello stesso Bala Hissar, la collina-cittadella di Cabul e sede del palazzo reale, ed un loro reparto cintato nell'antichissimo cimitero della città, e vi si radunavano ogni domenica. Ai tempi della missione di M. Elphinstone (1809) vi era anche un prete greco.

Espulsi gli Armeni da Abdurrahman, perché imperantati col ribelle Ishak Khan (1888), a Cabul non vi fu più comunità cristiana: l'assunzione, però, già con lo stesso re, di Inglesi per il servizio sanitario o tecnico e - dopo che Abdurrahman (1919) ebbe rigettata la tutela inglese - di persone di diverse nazionalità, a cui si aggiunse il personale delle legazioni e ambasciate, fecero pensare a Pio XI, nell'anno della visita di Amanullah (1938), di stabilire in Cabul, sotto la forma ufficiale di cappellano della legazione d'Italia, che già ne aveva l'autorizzazione nel suo trattato, un sacerdote incaricato dell'assistenza religiosa dei cattolici residenti in A. La cosa si effettuò nel 1932 con l'invio di un padre barnabita e l'erezione di una cappella nella legazione italiana, dove convengono i ca. 400 cattolici viventi nella capitale afgana.

BIBL.: E. Caspani, Il Cristianesimo in Afganistan, in I Barnabiti, 17 (1936), pp. 154-57; G. Messina, Cristianesimo, Buddhismo, Manicheismo nell'Asia Antica, Roma 1947, p. 36 segg. Virginio M. Colciago
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“AFGANISTAN.” Enciclopedia Cattolica, vol. I (1948), p. 241. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/afganistan.