ALBERONE. - Arcivescovo di Treviri (1131-1152), discendente da nobile famiglia della Lorena, il cui castello ereditario di Montreuil (Monterol) era situato presso Toul, n. ca. il 1080, e m. a Treviri il 18 genn. 1152. Trascorse la gioventù nel periodo movimento che seguì la riforma gregoriana. A divenne fervente seguace delle idee riformatrici del grande pontefice Gregorio VII. Come arcidiacono di Metz si pose alla testa del partito rigidamente ecclesiastico, che voleva ad ogni costo l'abolizione degli abusi ivi dominanti. Dopo avere ben meritato della Chiesa di Metz come arcidiacono e poi come primicerio, nel 1130 fu costretto dal papa Innocenzo II ad accettare la sede arcivescovile di Treviri. Con l'energia che gli era propria cominciò subito la difficile opera di riforma nella sua diocesi.
Le sue relazioni amichevoli con s. Norberto e s. Bernardo gli facilitarono il successo, soprattutto nella riforma dei monasteri. Il suo palazzo vescovile era divenuto un cenacolo di dotti. Chiamò come Baldrico (v.) che fu poi il suo biografo. Tra i fasti del suo governo sono degni di nota: la partecipazione alla spedizione di Lotario in Italia nel 1136-37; la legazione pontificia per la Germania, conferitagli da Innocenzo II il 2 ott. 1137;
l'inverno nell'elezione del re Corrado III il 7 marzo 1138. Morì dopo essere pienamente riuscito a ristabilire la disciplina nella sua diocesi, portandola ad uno stato di floridezza che nulla aveva da invidiare alle altre diocesi dell'Impero.
