ALUMNUS

ALUMNUS. - Nel mondo greco-romano era ammesso di sbarazzarsi dei neonati, anche liberi, che venivano esposti o nei luoghi dove si gettavano i rifiuti o in luoghi speciali, come a Roma ai piedi d’una colonna detta Lactaria, presso il tempio della Pietà nel Foro Oltorio. Chi raccoglieva gli esposti poteva allevarli come schiavi: expositi in nullo nu-

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(propr. A. P. Frutas)
Alumnus - Cubicolo detto di Sabina con iscrizione sepolcrale dell'alumna Sabina, ricordante la sua condizione di alumna s, la quale volle essere sepolta super patronum - - Roms, cimitero di S. Annese sulla via Nomentana.

mero sunt, servi fiunt: hoc legum latori visum est (Seneca, Controv., 5, 33); nel novero della servitù prendevano la denominazione di a.

Contro le tristi conseguenze di tale stato di cose si levò ben presto la voce degli Apologisti cristiani: Giustino (I Apol., 27: PG 6, 369), Minucio Felice (Octavius, 31: PL 3, 350), Tertulliano (Ad nationes, I, 15: PL 1, 651), Clemente Alessandrino (Paedagog., 3, 3: PG 8, 585), Lattanzio (Divin. Instit., VI, 20: PL 6, 709). Si ricordi il Pastore d'Erm, che comincia con la frase: «Colui che mi aveva nutrito mi mise in vendita ad una tale Rode che viveva in Roma».

Sessoa a tali esposti si davano nomi che ricordavano i luoghi dove erano stati trovati: Stercorius, Proiectus, Kōrēpōw, ecc. Il padre adottivo di un a. veniva chiamato nutritor, papas o patronus.

Ma col cristianesimo, secondo un'espressione di Paolo Allard, l'opera della Santa Infanzia è in realtà cominciata fin dai primi secoli (Les esclaves chrétiens, p. 368, vers. italiana, p. 375).

I cristiani si occuparono di raccogliere bambini abbandonati, esposti alle intemperie e alle malattie. I più antichi cimiteri cristiani di Roma offrono una duplice documentazione: la grande quantità di piccoli sepolcri, non giustificati dalla sola maggiore mortalità infantile, e una serie di iscrizioni che ricordano gli a. o i o pērētōr, in una sola galleria (E. Diehl, Inscr. christ. lat., II, Berlino 1925, pp. 142-43) del cimitero di Panfilo, su 111 sepolcri, 83 sono per bambini e di questi solo 5 con epigrafe.

Forse tale opera fece nascere l'accusa contro i cristiani che nelle loro riunioni mangiasero la carne palpitante di un bambino (G. Waltzing, Le crime rituel reproché aux chrétiens du IIe siècle, in Bulletin de la classe des lettres de l'Académie royale de Bel- gique, 1925, pp. 205-39). S. Agostino attesta che le vergini consacrate raccoglievano i bambini esposti e li portavano al battesimo (Epist. 98: PL 33, 362). Una legge costantiniana dell'a. 315, estesa all'Africa nel 331, cercò, con elargizioni alimentari e di vestiti, di far diminuire l'esposizione; poi intervennero i Concilì di Vaison del 422 e d'Arles del 452 finché giustiniano nel 529 stabilì che gli esposti, qualunque fosse la loro origine, non potevano essere né schiavi, né coloni, ma liberi, (Cod. Iust., VIII, 52,3,4). In un'iscrizione cristiana letta in S. Prassede, ora perduta, il defunto si raccomanda ai martiri, dichiarandosi loro a.

BIBL.: P. Allard, Les esclaves chrétiens, Parigi 1876, pp. 324-388; vers. II. di E. Radaeli, Firenze 1914, pp. 359-84; G. Humbert, Expositio, in Daremberg e Saglio, Dictionnaire des antiquités grecques et romaines, II, 1, p. 939; H. Leclercq, s. V. in DACL, I, 1, coll. 1288-1306. Enrico Josi