ANTIFONARIO ANTIFONARIO

ANTIFONARIO

ANTIFONARIO - A, con miniature di scuola ferrarese (sec. XV). Ferrara, Capitolo della Cattedrale.

dotti, specialmente alla fine del secolo scorso. Si mise decisamente contro la tradizione, sebbene altri primi di lui avessero messi dubbi e difficoltà contro l'opinione comune, Augusto Gevaert, che tolse la paternità dell'a. a. s. Gregorio Magno per attribuirla al papa Gregorio II (715-731). Al Gevaert rispose G. Morin, che in una breve ma acuta ansia esaminò tutti gli argomenti pro e contro, e concluse affermando i diritti della tradizione. Col Morin si schierò tutta una serie di studiosi, e così prevale ben presto l'opinione tradizionale. Non si può però affermare che la controversia sia definitivamente chiusa in favore di s. Gregorio Magno, e non mancarono tentativi anche recenti nel senso antiregionalismo. Comunque, la tesi tradizionale ha ottimi argomenti in suo favore, e le difficoltà che le si oppongono sono per lo più di carattere negativo. Nessuno, del resto, ha mai preteso di affermare che s. Gregorio sia autore dell'a., com'è autore, ad esempio, della Regula pastoralis o dei Dialoghi: la sua opera personale al riguardo deve essere stata analoga a quella comunemente ammessa per il Sacramentario che porta il suo nome. Egli dovrà prendere il fondo dei canti del sec. IV con le aggiunte e modificazioni dei due secoli seguenti, scegliere quelli che gli parvero più convenienti, rifonderli «imprendono loro», come dice bene il Morin, «le note caratteristiche del suo genio: naturalezza e descrizione, semplicità e armonia», e poi distribuirli per l'anno liturgico da lui riordinato. Probabilmente vi aggiunse anche qualcosa di suo, secondo i bisogni delle nuove feste; ma i pezzi da lui composti non devono essere molti. Anche riducendo a queste proporzioni l'attività personale del grande Pontefice, crediamo che l'a. non porti a torto il suo nome. Quest'opera di revisione e di ritocco fu, in parte almeno, definitiva: nessuno ardi poi metter mano su ciò che si credeva fosse stato ispirato al santo Papa dallo stesso Spirito divino. L'a. autentico di Gregorio si conservò per lunghi anni, al dire di Giovanni Diacono che ne scrisse la vita, nel Laterano, legato con una catenella all'altare maggiore della basilica. La Schola cantorum, istituita dallo stesso Papa, lo considerava come una delle reliquie più care e più preziose del suo fondatore.

I papi nel corso dei secoli VII, VIII e IX si occuparono dei canti dell'a.; tra essi è da ricordare Bonifacio IV allievo della schola e greco di nascita. Dal suo pontificato datano gli uffici della S. Croce, dell'Annunziazione e della Natività della Madonna, e in parte anche della Purificazione. È facile accorgersi che questi canti presentano uno stile ben diverso da quelli gregoriani. Alcuni sono presi da santa pianta dalla liturgia greca, tanto per il testo che venne tradotto in latino, quanto per la melodia. Altri papi che si interessarono attivamente del canto furono Gregorio II e Adriano I (772-95), il quale inviò nelle Gallie, su richiesta dei re franchi, copie dei libri liturgici romani, che ebbero così una nuova diffusione. Ci sono noti anche i nomi di tre abati di monasteri vicini a S. Pietro a Roma, i quali lavorarono diligentissime sul repertorio di canti: Catalano, Mauriano e Virbono.

I manoscritti più antichi dell'a. per l'ufficio sono rappresentati dal codice della biblioteca Nazionale di Parigi, Lat. 17. 436, della seconda metà del sec. IX, proveniente dall'abbazia di S. Cornelio di Compiègne, e dal cod. 390 di S. Gallo del X sec., chiamato l'a. del beato Hartker, dal nome del monaco che lo scrisse. A partire dal sec. IX fino al XIV, abbondano i manoscritti dell'a. che riproducono il fondo più antico, ma con tutte le aggiunte di uffici nuovi creati dal sec. XI in poi. I pezzi nuovi però sono facilmente riconoscibili, e si fanno diversi sempre più dallo stile gregoriano, anche se non mancano di valore artistico. Da notare in particolare il tipo di a. che si fissò tra il sec. XI e XII a Roma, nelle due basiliche del Laterano e di S. Pietro. Fu questo l'a. della Curia, che poi passò nel breviario di Pio V e quindi anche nel breviario e a. attuali. I più notevoli a. miniati sono quelli del sec. XIII, nella biblioteca Civica di Padova e quello di Girolamo da Cremona nella biblioteca Piccolomini di Siena.

Dal sec. XIII in poi, l'interesse musicale verso la nascente polifonia, l'ignoranza delle antiche regole, l'incuria ed altre cause prepararono la decadenza del canto sacro. Tuttavia, fino al sec. XVI, nonostante il cattivo gusto dell'esecuzione, la struttura del canto ritrasse inalterata, e si continuarono a riprodurre per quanto possibile le antiche melodie. Ma nel 1582 comparve il famoso Directorium chori di G. GUIDETTO (v.), il quale ebbe l'infelice idea di correggere il canto secondo i gusti del tempo, riservando in particolare tutti i gruppi di note alla sillaba accentata. La via era ormai aperta ad ogni sorta di contaminazioni. Nel 1614-15, la stamperia del card. de' Medici pubblicò l'edizione dell'a., chiamata poi Medicea, in cui l'antico canto fu sottomesso a una vera e propria mutilazione, sopprimendo i melismi o accorciandoli, cambiando, spostando e componendo anche qualcosa di nuovo. Non rimase che uno scheletro nudo e senza vita. Si volle far passare questo sfregio all'arte sotto il nome del Palestrina, ma ricerche più accurate hanno sfatato questa leggenda. Nel 1871 l'editore Pustet di Ratisbona ristampò la Medicea, che nel 1873 venne dichiarata ufficiale dalla S. Sede. Ma frattanto andavano maturandosi i tempi della restaurazione. Gli studi liturgici, per opera soprattutto di Dom Guéranger, riforivano a nuova vita. Molti studiosi cominciarono ad interessarsi dell'antica melope gregoriana e a compulsare gli antichi manoscritti che la presentavano come nella sua epoca d'oro. Tra questi ricordiamo i nomi di G. Pottier e di A. Mocquereau, monaci ambedue di Solesmes, che si posero a capo del movimento di restaurazione.

Il favore di Leone XIII prima, e l'avvento al soglio pontificio di Pio X poi, segnarono il trionfo della causa gregoriana. Pio X istituì un'apposita commissione per restituire il canto ad fidem codicum. Frutto di tanti studi, uscirono nel 1908 il Graduale e nel 1912 l'a. per gli uffici diurni. Non si può dire che questa edizione ufficiale vaticana risponda a tutte le esigenze della critica paleografica gregoriana; ma è certo che essa segna

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Antigonario - A, con miniature di scuola ferrarese (sec. xv). Ferrara, Capitolo della Cattedrale.

dotti, specialmente alla fine del secolo scorso. Si mise decisamente contro la tradizione, sebbene altri prima di lui avessero mossi dubbi e difficoltà contro l'opinione comune, Augusto Gevaert, che t