ANTONINO, ARCIVESCOVO DI FIRENZE, SANTO

ANTONINO, arcivescovo di FIRENZE, santo. - Domenicano, della famiglia Pierozzi, n. a Firenze nel marzo 1389, m. a Montughi, presso la stessa città, il 2 apr. 1459. L'ambiente familiare ispirò al gracile ragazzo amore alla pietà e allo studio, specialmente del diritto. Sotto l'influsso del beato Giovanni Dominici, vestì nel 1405 l'abito dei Domenicani, passando il noviziato a Cortona. Dal 1406 al 1409 abitò il convento riformato a Fiesole, eretto dal Dominici. Durante lo scisma pisano, gli osservanti di Fiesole, fedeli a Gregorio XII, dovettero rifugiarli in varie parti dell'Umbria, massimamente a Foligno. Dopo 7 anni di studi - A. era come il Dominici autodidatta - fu ordinato sacerdote a Cortona nel 1413 e nominato vicario a Foligno nel 1414. Mentre rendeva possibile il ritorno dei confratelli a Fiesole nel 1418, fu ritenuto priore a Cortona fino al 1421, per assumere poi i prioritari in Fiesole nel 1421, Napoli (S. Pietro Martire) nel 1424, Roma (Minerva) nel 1430.

Se a Napoli compose la sua prima opera Omnis mortalium cura, a Roma fu conosciuto da Eugenio IV, eletto nel Conclave della Minerva, e nominato uditore di Rota. Si adoperò allora, tra l'altro, per fissare gli onorari dei procuratori e dei notai. Dal 1435 al 1444, come vicario generale degli osservanti dell'Italia centrale e meridionale, provvide alla riforma regolare. Divenne pure il fondatore del celeberrimo convento di S. Marco, passato nel 1436 dai Silvestrini ai Domenicani. Cosimo de' Medici, coadiuvato da Michelozzo, riedificò e ampliò il convento e la chiesa. S. Marco fu dotato di due tesori speciali: le pitture del Beato Angelico e la libreria, che ebbe origine da un lascito dell'umanista Niccolò Niccoli e da sovvenzioni del Medici. Alle sue varie mansioni spirituali e di governo A. nel 1439 aggiunse il priorato di S. Marco. Allora mise mano alle sue opere maggiori, la Somma e le Cronache. Se non tologo ufficiale, fu almeno testimone del Concilio unionistico di Firenze. Spinto da carità e senso sociale, istituì nel 1442 i buonomini di S. Martino per l'assistenza agli indigenti ed afflitti.

Eugenio IV lo volle arcivescovo di Firenze, successore di Bartolomeo Zabarella (1445). Questa nomina fu una sorpresa per la città medicea e un peso per A., ma una benedizione per la Chiesa e per le anime. Non potendo sottrarsi, come pure avrebbe desiderato, all'ordine pontificio, A. ricevette la consacrazione episcopale il 12 marzo 1446 a S. Domenico di Fiesole, prendendo possesso della diocesi fiorentina il giorno seguente. Noncurante dei movimenti filosofici e umanistici, si fece pastore del suo gregge, adempendo con somma diligenza i suoi obblighi. Riorganizzò la diocesi, tenne come metropolita il Sinodo del 1451, esegui visite pastorali, amministrò la parola divina e i sacramenti, fu zelante del miglioramento dei costumi, si prodigò nella cura per la formazione del clero, nella direzione spirituale e nel promuovere le conferenze, si moltiplicò in opere di carità particolarmente per gli infetti di pestilenza. Mandato dai Fiorentini in missioni diplomatiche a Niccolò V, Callisto III e Pio II, ebbe dalla Curia romana incarichi particolari per tutta la Toscana, come il commissariato apostolico contro gli usurai e la promozione della crociata, banalita da Callisto III. Con estrema prudenza appoggiò il partito cittadino, opponente al principio mediceo, e nel 1458 si alzò fermo difensore della libertà e della costituzione fiorentina.

Versatissimo nelle questioni di diritto, dotato di esimia prudenza e sicuro giudizio, propenso a soluzioni moderate, giovò a quanti ricorsero ai suoi consigli (Antoninus consiliorum). Lasciò lettere, trattati spirituali, cronache e opere di teologia pratica di grande utilità, che ebbero una larghissima diffusione.

Gli scritti teologici, di carattere divulgativo, ma pieni di discernimento, assegnano all'autore un posto onorevole tra i sommi moralisti cattolici.

La sua salma dalla villa arcivescovile di Montughi fu trasportata e tumulata a S. Marco, ove tuttora è venerata. Adriano VI il 31 maggio 1522 lo canonizzò, ma la bolla relativa fu spedita da Clemente VII il 26 nov. dell'anno seguente. Festa il 10 maggio.

SCRITTI E DOTTRINA. -

I. Le opere minori

Sotto il nome di Confessione sono compresi tre tipi di opuscoli: a) il Defecerunt, in latino (Firenze 1473, ecc.), italiano e spagnolo; b) il Curan illius habe, manuale per i confessori Bologna 1472, ecc.); c) l'Omissi mortalium cura, detto anche Specchio di coscienza, destinato ai fedeli (Firenze 1475, ecc.). Il De ornatu mulierum, sul lusso delle donne, scritto prima del 1437, venne inserito nella Somma, parte II. Il De excommunicationibus (Venezia 1474) fu inserito nella Somma, parte III. Le Responsiones Antonini ad LXIX quae-sita F. Dominici de Cathalonia, consultazione giuridica del 1440 circa, sono aggiunte in varie edizioni del Confessione. Il Trialogus de duobus discipulis euntibus in Emaus è una

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spiegazione dialogata delle profezie messianiche (Firenze 1480, ecc.).

Nella biblioteca Nazionale di Firenze (Magliabechiana, Conv. soppr. A. 8, 1750: il quadragesimale Converte minii) e nella Riccardiana (Cod. 308) si trovano piani e abbozzi di prediche del Santo. Una raccolta di 24 lettere di vario argomento spirituale uscì a Firenze nel 1859. L'Opera a ben vivere, dedicata a Dinora Tornaboni e a sua sorella Lucrezia, madre di Lorenzo il Magnifico, espone questioni spirituali (ed. di C. Angelini, 1926; vers. francese di Thiérad-Baudrillart, Une règle de vie du XVe siècle, Parigi 1921) e preannunzia l'Introduzione alla vita devota di s. Francesco di Sales.

II. Le opere maggiori

La Summa moralis e le Chro-nicae (anche Summa historicalis), nelle intenzioni dell'autore, dovevano costituire un'opera in due sezioni: quella morale e quella illustrativa storica. Ma di buon'ora invalse l'uso di distinguere queste parti in due opere separate. La Summa moralis è l'opera capitale del Santo, con cui esercitò un grande influsso fino al 1600. «Importante sotto l'aspetto teologico-morale ed etico-economico, persegue un fine più pratico che teorico, e per conseguenza non l'ha disposta come un sistema scientifico, nondimeno nella sua forma severa di pretese raccoglie una gran copia di cognizioni teologiche» (M. Grabmann, Storia della Teologia cattolica, Milano 1939, p. 138). Le 20 edizioni complete vanno dal 1477 (Norimberga e Venezia) fino al 1740 (a cura di P. Ballerini, Firenze), l'ultima delle 10 edizioni incomplete si deve a D. Remedelli e T. Mamachi (Firenze 1741). Le Chronicae, composte tra il 1440 e 1459, distribuite in tre parti, 24 titoli e molti paragrafi, contengono, come simili opere medievali, delle compilazioni su persone, eventi e fatti presi dalle Sacre Scritture e altre fonti. Quanto più si avvicina al tempo suo, tanto più l'autore diventa sicuro e importante. Se ne registrano 17 edizioni dal 1484 (Norimberga) fino al 1587 (Lione), fatto che attesta la fortuna dell'opera.
BIBL.: Le fonti per la vita del Santo sono: la Vita, scritta dal segretario Francesco di Castiglione (Acta SS. Maii, I, Parigi 1866, pp. 314-62), l'altra del libraio Vespasiano da Bisticci, la terza del notaio Baldovino, il libro d'entrate e uscite, documenti d'archivio e cronache conventuali. Fondamentale la monografia di R. Morcay, S. A. fondateur du convent de Saint-Marc, archevêque de Florence, Tours-Parigi 1913 (con bibliogr.); id., s. V. in DHG, III, coll. 856-60. Vite di A. Masseron (Parigi 1926), P. Bargellini (Brescia 1947) e E. Sanesi (Firenze 1940). Sull'attività letteraria: J. Quétif-J. Echard, Scriptores Ord. Praed., I, Parigi 1719, coll. 817-19, II, 1719, coll. 311; Gesamtkatalog der Wiegendrucke, II, Lipsia 1926, coll. 360-476, nn. 2068-2203; Indice gen. degli incunaboli delle bibli. d'Italia, I, Roma 1943, pp. 78-92, nn. 604-702; B. Walker, The «Chronicles» of c. Antonius, Washington 1933. Sulla coscienza: F. J. Bück, Die Lehre von Geissern nach dem hl. Antonin, in Der Katholik, 39 (1909), pp. 17-37, 81-99. Sulla economia: C. Ilgner, Die volkswirtschaft. Anschauungen Antonius V. Florenz (1789-1459), Paderborn 1904; id., s. V. in Staatslexikon, I (1926), pp. 226-28; B. Jarré, M. B. Antonius and mediaeval economics, Londra 1914. Sul denti: I. Paci, I doni dello Spirito Santo, secondo s. A. Arricci, Deo eto. O. P., in Vita Cristiana, 1939, pp. 387-89; H. Wilms, Die heiligen Antonius Anschauung von Aszese und Mystik, in Zeitschrift f. Asz. u. Myst., 1941, pp. 137-45.