APOLOGETICA, LETTERATURA. - Se l'apologetica, considerata come scienza autonoma, è di recente data, le apologie, che l'hanno preparata, risalgono alle origini del cristianesimo e re accompagnano tutta la storia. La parola «apologia» è qui presa nel senso più stretto e teologico attuale, cioè come difesa da un attacco dell'incredulo, concernente, più o meno direttamente, i fondamenti razionali della fede cattolica. Così intesa, l'apologia si distingue dalla polemica e dalla controversia. Nella terminologia tecnica dogmatica la polemica è la difesa di una verità di fede contro l'eretico o il cristiano dissidente; mentre la controversia è propriamente una discussione tra cattolici, professanti la stessa fede, intorno a questioni liberamente disputabili.
La 1. a., ramo speciale della letteratura cristiana, è di grande interesse, facendo conoscere con quale metodo e con quali argomenti, filosofi, letterati, storici e scienziati eminenti hanno saputo, durante venti secoli, rispondere agli attacchi d'ogni sorta di increduli e dimostrare la ragionevolezza della religione cattolica. Seguendo una linea cronologica, si fa seguire qui una rapida sintesi storico-letteraria, dividendola in tre grandi periodi: evo antico, medio, moderno, corrispondenti alle tre principali fasi della lotta del cristianesimo contro gli avversari della sua origine divina e rivelata.
1. Evo ANTICO
Il cristianesimo si presentò al mondo pagano, non come il culto di un sol popolo, di una nazione, di una razza, ma come una religione universale e obbligatoria per tutti, sotto pena della dannazione eterna; non come un culto a una nuova divinità, conciliabile con gli altri culti, ma come un sistema coordinato di dottrine e di leggi, in antitesi con le credenze e soprattutto con la morale del paganesimo; non come una filosofia religiosa, proposta alla libera discussione di ogni aderente, né come una esperienza ascetica o mistica estrarazionale, ma come una fede di autorità divina, fondata su di una rivelazione soprannaturale, di cui bisognava mostrare l'esistenza reale. Una religione siffatta doveva essere il segno della contraddizione, come il suo fondatore aveva predetto, e imponeva ai suoi seguaci la difesa e la giustificazione razionale della sua verità.Nel periodo delle grandi persecuzioni pagane i cristiani vennero accusati di orribili delitti: di antropofagia (a causa dell'Eucaristia), di incesto (per il rito del bacio di pace) e di altre nefandezze. Furono detti atei, perché non adoravano gli dei; socialmente inutili, per una presunta inerzia politica; e addirittura ne
mici del genere umano. Ma l'accusa principale, che poi costituirà il fondo delle apologie dei primi secoli, era il rifiuto dei cristiani a praticare certi riti esteriori della religione ufficiale di Roma, simboli del patriottismo, alla cui osservanza si credevano dovute la salvezza, la prosperità e la grandezza dell'impero romano (vedi: ACCUSE CONTRO I CRISTIANI).
Alle calunnie popolari e alle persecuzioni dell'autorità civile si aggiunse l'ostilità della classe intellettuale: dei filosofi, letterati e storici di gran nome. Alcuni filosofi scrissero opere sistematiche contro le dottrine dei cristiani, i loro libri sacri, il loro fondatore.
Un altro grande avversario del cristianesimo fu il giudaismo. I giudei negavano la messianità di Gesù Cristo e consideravano il cristianesimo come uno scisma che indeboliva la sinagoga, e uno scandalo per la non osservanza di tutta la legge mosaica. Né i giudei della Palestina né quelli della diaspora pubblicarono, nell'età patristica, opere importanti contro i cristiani, ma diffusero oralmente mostruose e ingiuriose menzogne contro di loro e furono i loro zelanti denunciatori, gli istigatori delle persecuzioni, come li chiama Tertulliano.
Occorreva rispondere alle accuse pagane e giudaiche, rivendicare contro le leggi persecutrici, che dovevano durare sino all'editto di Costantino (313), il loro diritto all'esistenza legale, confutare i sofismi dei filosofi e dimostrare la falsità del paganesimo e del giudaismo postcristiano. Ma questa parte difensiva e negativa non bastava. Per convertire pagani e giudei al cristianesimo bisognava provare positivamente la verità della nuova religione. Questa dimostrazione positiva c'interessa maggiormente, in quanto vi troviamo già tutti gli argomenti essenziali delle nostre tesi apologetiche, resistenti alla logica di venti secoli. Fino dal sec. II gli scritti in difesa e giustificazione del cristianesimo furono detti con termine greco «apologie», chiamandosi allora con questo nome la difesa giudiziaria di un accusato dinanzi al tribunale. Il loro contenuto è in gran parte condizionato dai bisogni contingenti della difesa, e a questo scopo pratico è subordinata la scelta dell'argomento. Quanto alla forma letteraria, le prime apologie sono comunemente «discorsi» nel senso tecnico della parola; più tardi appare il «trattato» propriamente detto. Nelle dispute con i giudei è preferito il «dialogo», che suppone una base comune di discussione.
La massima parte delle apologie dei primi secoli furono dirette contro i pagani, come appelli agli imperatori e uomini di Stato, o come istruzione al popolo o a persone private.
Il primo apologista a noi noto è l'ateniese Quadrato, che verso il 125 presentò all'imperatore Adriano, venuto ad Atene, un'apologia del cristianesimo, della quale restano solo poche parole conservate da Eusebio (Hist. eccl., IV, 3), ma di grande interesse. Quadrato, infatti, attesta che al tempo suo vivevano ancora persone guarite o risuscitate da Cristo: è già la dimostrazione della verità del cristianesimo per la prova del miracolo. Di molti altri apologisti del sec. II (Aristote di Pella, Milziade, Claudio Apollinare, Melitone di Sardi, Apollonio) le opere sono andate interamente perdute. L'apologia del filosofo ateniese Aristide, diretta, secondo Eusebio, ad Adriano come l'apologia di Quadrato o, secondo altri, ad Antonino Pio (circa 140) è stata ritrovata verso la fine del secolo scorso. Aristide dimostra, con un esame comparato delle religioni, che solo i cristiani
hanno la vera nozione di Dio e che essi sanno tradurre nella loro vita pratica la perfezione delle verità della loro religione. Ma il maggior apologista del sec. 11 è il filosofo e martire s. Giustino, convertito al cristianesimo dopo aver cercato lungamente e invano la verità religiosa nelle diverse scuole filosofiche pagane. Scrisse l'Apologia cosiddetta prima (147-61) e l'Apologia seconda, breve appendice della prima e di poco posteriore, diretto entrambe ad Antonio Pio, a Marco Aurelio e a Lucio Vero, e poi (155-61) il Dialogo con Trifone (trad. ital., Roma 1920, Torino 1929-30). La tesi fondamentale delle due apologie è la dimostrazione che il cristianesimo contiene tutte le verità della filosofia, e che è anzi la filosofia più perfetta e alla portata di tutti, capace di trasformare i costumi, come è provato dalla vita santa dei cristiani. Giustino cerca dunque l'accordo della rivelazione cristiana con le più elevate dottrine filosofiche del paganesimo, e in ciò sarà seguito da quasi tutti gli apologisti greci; mentre gli apologisti latini preferiranno insistere sui contrasti tra la perfezione della dottrina rivelata e gli errori, le assurdità, la corruzione del paganesimo. Il Dialogo con Trifone è un'apologia contro i giudei, nella quale Giustino risponde alle più importanti obiezioni giudaiche contro i cristiani e dimostra che Gesù è il vero Messia, argomentando soprattutto dalle profezie del Vecchio Testamento. Appartengono alla lotta tra cristianesimo e filosofia, ma solo in senso largo alle apologie, il Discorso ai greci (150-73; trad. ital., Torino 1921) del filosofo Taziano e la Satira dei filosofi pagani (trad. ital., Prato 1884), d'incerta data, ma probabilmente del sec. 11, del filosofo Ermia. Sono due critiche esagerate e parziali delle perpetue contraddizioni delle filosofie pagane. Un altro filosofo, Atenagora d'Atene, che anche dopo la sua conversione continuò a portare, sull'esempio di Aristide e di Giustino, il mantello filosofico, scrisse (ca. 177) una Supplica per i Cristiani (trad. ital., Torino 1913), diretta a Marco Aurelio e a Commodo, che è letterariamente una delle più belle apologie dell'antichità cristiana. Con ragionamento solido, chiaro, metodico, Atenagora difende i cristiani dalle tre grandi accuse pagane di ateismo, incesto, antropofagia, fa la dimostrazione razionale dell'unità di Dio e illustra la perfezione della morale cristiana. L'apologia Tre libri su la fede dei cristiani ad Antolico (180-85; trad. ital., Venezia 1798) di s. Teofilo, vescovo di Antiochia, non è più diretta agli imperatori o al popolo, come le apologie precedenti, ma ad un pagano amico dell'autore. Teofilo, non filosofo, ma letterato elegante ed erudito, dimostra l'assurdità del paganesimo e la verità della dottrina cristiana, risultante dalla sua semplice esposizione. La bellissima Lettera a Diogneto (trad. ital., Genova 1912), d'ignoto autore, probabilmente del sec. 11, risponde alle questioni di un pagano sulla differenza tra il culto cristiano e il culto pagano e quello giudaico, sulla nuova vita condotta dai cristiani e sull'origine tardiva del cristianesimo.
Si è disputato tra i critici, se la prima apologia in lingua latina sia l'Octavius (fine del sec. 11; trad. ital., Arezzo 1902, Genova 1912, Firenze 1918, ecc.) di Minucio Felice o l'Apologeticum (197; trad. ital., Asti 1913, Brescia 1936, ecc.) di Tertulliano. Le due opere si assomigliano in molti punti. L'Octavius è un elegantissimo ed erudito dialogo tra un pagano e un cristiano, arbitro l'autore, nel quale si fa la critica del paganesimo e si dimostrano la bellezza della fede e la purezza dei costumi cristiani. L'Apologe-
ticum, diretto ai governatori delle province dell'impero romano, è una magistrale difesa giuridica del cristianesimo, con una confutazione decisiva delle accuse pagane, per concludere che la dottrina cristiana è vera e che la vita dei cristiani è inensurabile. Tertulliano lasciò anche altri scritti di genere apologetico: Ad Nationes (197), per denunziare i delitti dei pagani e confutare il politeismo; De testimonio animae (dopo il 197; trad. ital., Tortona 1887), per illustrare il famoso testo dell'Apologeticum: «O testimonium animae naturaliter christianae!» (cap. 17); la lettera Ad Scapulam (211-13), per ricordare a questo governatore d'Africa i castighi divini contro i persecutori dei cristiani; Adversus Iudaeos (200-206), per dimostrare la messianità di Gesù Cristo con la prova delle profezie del Vecchio Testamento, e la caducità della Antica Alleanza.
Ritornando alle apologie in lingua greca, troviamo, all'inizio del sec. 11, la trilogia di Clemente Alessandro: Esortazione ai Greci, Pedagogo e Stromata (200-202). Il capo della scuola alessandrina non ha di mira la situazione legale del cristianesimo, nè la confutazione delle accuse pagane; vuole piuttosto, ancora una volta, conciliare la filosofia greca con la dottrina cristiana e mostrare che questa è la migliore filosofia; ed essendo un educatore, cerca di condurre gradatamente il pagano al cristianesimo. Nella Esortazione ai Greci dimostra gli errori del paganesimo; nel Pedagogo (trad. ital., Torino 1937) espone ai pagani l'etica cristiana; negli Stromata illustra la trascendenza del cristianesimo sulla filosofia pagana.
Il suo grande discepolo Origene scrisse (244-48) l'importante apologia Contra Celsum, l'autore dell'opera Discorso di verità, che era un attacco generale e sistematico alla religione cristiana e al suo fondatore. Origene confuta metodicamente le obiezioni del filosofo Celso e dimostra positivamente la divinità del cristianesimo, argomentando dai miracoli di Gesù Cristo, dai miracoli contemporanei, dalle profezie messianiche e dalla santità dei cristiani.
Anche s. Cipriano, fra i latini, scrisse apologie: l'opuscolo Quod idola di non sint (ca. 246) è una confutazione del politeismo; il trattato Ad Quirinum (ca. 248) dimostra con testi biblici che il cristianesimo è legittimamente succeduto al giudaismo; il trattato Ad Demetrianum (ca. 252) prova che il cristianesimo non è la causa delle pubbliche calamità.
Altri due apologisti, del secolo di s. Cipriano, sono Arnobio e il suo discepolo Lattanzio. Il retore Arnobio, rimasto ardente pagano sino all'età di 50 anni, per mostrare la sincerità della sua conversione scrisse (ca. 304) l'Adversus Nationes, in cui prova la divinità del cristianesimo con l'argomento dei miracoli del suo fondatore, con la meravigliosa propagazione della nuova religione e con la mirabile armonia delle dottrine cristiane con le più alte verità della filosofia, mentre nella seconda parte dell'opera fa una critica, diremmo oggi, volteriana della dottrina, dei culti e dei costumi pagani. Lattanzio, con l'opera Divinarum institutionum libri VII (ca. 304), volle fare una specie di manuale d'a., riassumendo ed esponendo sistematicamente quanto era stato già scritto in proposito. Nei primi tre libri confuta gli errori del paganesimo, e nei libri seguenti dimostra che la vera sapienza e la vera religione si trovano solo nella rivelazione divina, comunicataci da Gesù Cristo, Figlio di Dio, com'è provato dal compimento in lui delle profezie messianiche e dai suoi miracoli. Questa opera ebbe grande successo, soprattutto per i
suoi pregi letterari, per i quali Lattanzio fu detto il Cicerone cristiano.
Meritano appena di essere ricordati, dato il loro scarso valore apologetico, le Instructiones e il Carmen apologeticum del poeta Commodiano, che alcuni suppongono vissuto in Africa durante la persecuzione di Decio (249-51), nel qual caso sarebbe il primo poeta latino cristiano, mentre altri lo credono del sec. IV o V. ECCLESIASTICO, Eusebio di Cesarea, scrisse molte ed importanti opere apologetiche: la Preparazione evangelica (313-25), diretta ai pagani per rispondere alle loro obiezioni contro il cristianesimo e dimostrare la trascendenza di esso sul paganesimo; la Dimostrazione evangelica, di cui restano solo i primi dieci libri, scritti nello stesso periodo dell'opera precedente, per provare che il giudaismo fu la preparazione profetica del cristianesimo; la Teofania (ca. 333), riassunto della Dimostrazione evangelica, conservato in una versione siriaca; l'Introduzione generale elementare (prima del 311), in dieci libri, dei quali non abbiamo che quattro libri e alcuni frammenti degli altri, riguardanti le profezie messianiche; il Contro Ierocle (ca. 312), vigorosa confutazione del magistrato Ierocle, che pretese opporre ai miracoli di Cristo le leggendari prodigi attribuiti nel romanzo di Filostrato ad Apollonio di Tiana. Altri scritti apologetici di Eusebio sono andati perduti, fra i quali la grande opera Contro Porfirio, in 25 libri. Eusebio volle non solo respingere gli attacchi avversari, ma provare positivamente la divinità del cristianesimo, fondando la sua dimostrazione sui motivi ormai tradizionali di credibilità: le profezie messianiche compiute in Gesù Cristo, i miracoli evangelici e la storia meravigliosa della religione cristiana.
Appartengono pure alle apologie del sec. IV: il Discorso contro i Greci (ca. 320) di s. Atanasio, che dimostra la falsità del politeismo e la verità del monoteismo; il trattato Su san Babila, Contro Giuliano e i pagani (ca. 387) e l'opuscolo Che Cristo è Dio, contro i giudei e i pagani (ca. 387) di s. Giovanni Crisostomo, che provano la divinità di Gesù Cristo con gli argomenti dei miracoli e delle profezie. Il maggiore poeta cristiano del sec. IV, Prudenzio, scrisse il poema Contra Symmachum (402-403), per confutare la difesa del paganesimo fatta, nel 383, dal prefetto di Roma Simmaco. Il poema allegorico Psycomachia, in cui Prudenzio descrisse la lotta dell'anima tra le virtù cristiane e i vizi pagani, è di genere più morale che apologetico.
Il più grande dei Padri della Chiesa, s. Agostino, portò un contributo di sommo valore anche all'a. Preziosi elementi apologetici si trovano in molte sue opere, e specialmente nelle seguenti: De vera religione; De fide rerum quae non videntur; De utilitate credendi; De divinatione daemonum; Adversus Iudaeos. Ma la sua grandiosa opera De civitate Dei (413-26; trad. ital., Firenze 1927-30; ivi 1938; Torino 1939, ecc.), è considerata la più importante apologia dell'evocazione tristico, trasformata in filosofia della storia. La prima parte, difensiva, respinge le accuse dei pagani contro il cristianesimo e fa un'acuta critica del paganesimo. La seconda parte, positiva, dimostra che l'unica religione destinata dalla provvidenza a condurre, dal principio alla fine del mondo, l'umanità alla sua salvezza è il cristianesimo.
Le Historiae adversus paganos (417-18; trad. ital., Firenze 1849) di Paolo Orosio, discepolo di Agostino, sviluppano la tesi del De civitate Dei, che il cristia
nesimo non era la causa dei mali che affliggevano allora l'impero romano. Dell'opera Per la santa religione dei Cristiani contro Giuliano l'ateo (ca. 433) di s. Cirillo Alessandrino non possediamo più che i primi dieci libri e alcune citazioni sparse degli altri venti. È una confutazione dello scritto Contro i Galilei di Giuliano l'apostata, il quale asseriva essere la religione cristiana una degenerazione del giudaismo con alcune aggiunte pagane. L'ultima grande apologia dell'antichità cristiana è la Cura delle malattie pagane (429-37; trad. ital., Firenze 1931) di Teodoro, vescovo di Ciro in Siria. Con molta erudizione, Teodoro, dopo avere protestato con Eusebio di Cesarea contro la calunnia di coloro che accusavano i cristiani di insinuare ai loro seguaci solo una supina credulità, per curare l'ignoranza dei pagani, causa di tutti i loro mali spirituali, dimostra l'assurdità delle dottrine filosofiche e religiose del paganesimo e la trascendenza delle verità dogmatiche e morali del cristianesimo.
2. Mediovo
In questo lungo periodo di fede vittoriosa le difese della credibilità razionale del cristianesimo non sono molto numerose né, generalmente, di grande valore. I principali avversari continuano ad essere i giudei, ai quali si aggiungono i musulmani. Filosofi arabi di gran nome (Avicenna, Averroè) negano la rivelazione cristiana, proclamano l'autonomia assoluta della ragione, si servono della filosofia di Aristotele per combattere la dottrina cattolica e, anzi, gli stessi fondamenti della religione naturale.Contro i giudei gli apologisti cristiani dimostrano la messianità di Gesù Cristo con le prove delle profezie e dei miracoli, l'abrogazione della legge mosacica, sostituita dalla legge del Vangelo, la divinità del cristianesimo, provata specialmente con l'argomento tratto dal suo miracoloso trionfo sul paganesimo e sul giudaismo. Analoghi argomenti sono addotti contro l'islamismo, con la controprova che Maometto non ha provato con nessun fatto soprannaturale storico la sua missione profetica e che la sua dottrina è soprattutto la sua morale sono inconciliabili con l'insegnamento del Vecchio Testamento e in perfetto antagonismo con il Vangelo. Molte apologie contro i giudei e i musulmani sono rimaste inedite e d'ignoto autore. La massima parte delle apologie di questo periodo sono state raccolte nelle Patrologie del Migne (PG e PL). Uno sdegno disprezzo dell'avversario, spesso accompagnato dall'ingiuria e qualche volta dalla calunnia, e la poca conoscenza delle dottrine del giudaismo e specialmente dell'islamismo dominano gran parte di questa l. a., la quale però negli ultimi secoli del medioevo dimostra maggior competenza dei problemi trattati. Questo progresso fu dovuto a due fatti: la conversione al cristianesimo di giudei e musulmani, fatti difensori della loro nuova fede contro gli errori, ad essi ben noti, dei loro vecchi correligionari, e l'istituzione nella Spagna, per opera di s. Raimondo di Peñafort, di un centro di studi per la formazione linguistica e dottrinale degli apologisti contro i musulmani e i giudei. Anche il campo della difesa fu allargato e si ebbero apologie d'indole più generale contro ogni sorta d'avversari della divinità del cristianesimo. Nel periodo del rinascimento degli antichi ideali grecoromani, gli apologisti umanisti presentano il cristianesimo come il perfezionamento di tutta la verità antica.
Tra i molti apologisti contro il giudaismo ricordiamo: s. Isidoro di Siviglia (m. nel 636), De Fide catholica ex Vetere et Novo Testamento contra Iudaeos
(PL 83, 449-538); s. Fulberto (m. nel 1028), Tractatus contra Iudaeos (PL 141, 305-18); s. Pier Damiani (m. nel 1072), Antiquus contra Iudaeos e Dialogus inter Iudaeum requirendum et christianum e contrario respondentem (PL 145, 41-68); Pietro Alfonso (m. verso il 1140), Dialogus Petri cognomento Alphonsi ex iudaeo Christiani, et Moysi iudaei (PL 157, 535-672); Pietro il venerabile (m. nel 1156), Tractatus adversus Iudaeorum inveteratum duritiem (PL 189, 507-660). Numerosi anche gli apologisti contro i musulmani, fra i quali: s. Giovanni Damasceno (m. nel 789), Disputa tra un saraceno e un cristiano (PL 96, 1336-48); il già nominato Pietro il venerabile, Summula quaedam brevis contra haereses et sectam diabolicae fraudis Saracenorum sive Ismaelitarum e Adversus nefariam sectam Saracenorum (PL 189, 651-58; 661-720); card. Niccolò da Cusa, Cribratio Alcorani (1459); card. Giovanni di Torquemada (m. nel 1468), Tractatus contra principales errores perfidi Mahometi. Ebbe grande successo e fu tradotta in molte lingue la Confutazione della setta maomettana (trad. ital. 1540) del maomettano spagnolo Giovanni Andrea 'Abdallah, convertitosi nel 1487.
Ma l'opera che fece epoca fu: Pugio fidei adversus Mauros et Iudaeos, scritta in latino e in ebraico nel 1270 (Parigi 1642 e 1651, Lipsia 1687) dal rabbino convertito e fattosi domenicano, Raimondo Martini, uscito dalla scuola di s. Raimondo di Peñafort. L'opera consta di tre parti: nella prima sono confutati gli errori dei filosofi che negano la divina rivelazione; nella seconda si fa un'erudita critica del giudaismo con argomenti presi non solo dalla S. Scrittura, ma anche dalla tradizione talmudica e dalla teologia rabbinica, e si dimostra con la prova delle profezie del Vecchio Testamento la messianità di Gesù Cristo; nella terza parte si difendono dagli attacchi degli increduli i principali dogmi cristiani.
Ad uso di coloro che attendevano alla conversione dei musulmani, s. Tommaso d'Aquino scrisse la Summa catholica fidei contra gentiles (1261-64), avendo di mira soprattutto gli errori dei filosofi arabi. S. Tommaso confuta questi errori indirettamente, dimostrando che le dottrine cattoliche di ordine filosofico sono provate vere dalla ragione, e che quelle di ordine dogmatico non sono contrarie alla ragione. L'opera, che è propriamente una filosofia della dottrina rivelata, constata di due parti. La prima parte (II. I-III) tratta le questioni di teologia naturale, dimostrate direttamente vere dalla sola ragione; la seconda parte (I. IV) espone i misteri della fede, fondati sulla divina rivelazione, la cui credibilità è provata dalle profezie del Vecchio Testamento, dai miracoli di Gesù Cristo e dalla conversione del mondo al cristianesimo, miracolo questo che compendia e perpetua tutti gli altri miracoli.
Tra le ultime apologie del medioevo merita speciale menzione il Triumphus crucis sive de veritate fidei libri IV (1497), di G. Savonarola (edizione dei testi, latino e volgare, a cura di L. Ferretti, Siena 1899). Il libro tratta della esistenza di Dio e dei suoi attributi e dell'immortalità dell'anima; il II dimostra la divinità del cristianesimo, argomentando soprattutto dai suoi frutti morali; il III esamina i principali misteri della fede cattolica in rapporto alla ragione; il IV risponde alle obiezioni dei filosofi, astrologhi, idolatri, giudei, musulmani contro il cristianesimo.
Nel periodo del Rinascimento la principale apologia fu l'opera dell'umanista spagnolo Juan Luis Vives: De veritate fidei christianae libri V (Basilea 1544, Londra 1639). È una dimostrazione dogmatico-apologetica della dottrina cattolica, con la confutazione del giudaismo e dell'islamismo. L'ultimo libro tratta della trascendenza del cristianesimo dal punto di vista etico sociale.
3. TEMPI MODERNI
A) APOLOGIE. - Tra le innumerevoli apologie dei tempi moderni è necessario qui limitarsi alle principali, di carattere generale e di particolare interesse per la storia dell'apologetica. Le opere, che hanno per oggetto solo questioni apologetiche speciali (rivelazione, miracolo, profezia, Gesù Cristo, Chiesa, protestantesimo, ecc.) sono rinviate alle rispettive voci. Tanto meno si possono prendere in considerazione opere che spettano direttamente alla filosofia (teodicea), alla storia delle religioni, alle scienze bibliche, alla storia ecclesiastica, ecc., anche se portano il titolo di apologia.La tanto discussa opera Pensées sur la religion di B. Pascal (m. nel 1662) è generalmente considerata la maggiore apologia del sec. XVII. Sono frammenti di una grande opera apologetica rimasta incompiuta, insufficienti per un giudizio definitivo sul metodo apologetico di Pascal. Egli riconosce le prove tradizionali del miracolo e della profezia, ma non gli sembrano apodittiche. Vi suppliscono le ragioni del cuore, in quanto l'uomo, vivendo la vita cristiana, ne può sperimentare la verità. È come margine di prova e ultima risorsa resta il suo famoso «Argumentum a pari», un calcolo matematico delle probabilità, di valore decisivo per Pascal, ma realmente un calcolo d'interesse, privo di valore apologetico. Più fedele al metodo tradizionale è in questo stesso sec. XVII l'apologia L'incrudulo senza scusa (Firenze 1690) di P. Segneri. L'incrudulo, dimostra il celebre oratore, è irragionevole, perché i miracoli, specialmente il miracolo della conversione del mondo al cristianesimo, la profezia, il martirio cristiano, l'unità e santità della Chiesa dimostrano la divinità del cristianesimo.
Il filosofismo francese del sec. XVIII incontrò un valoroso difensore della religione rivelata in N. S. Bergier, autore del Traité historique et dogmatique de la vraie religion (Parigi 1780, 1820) e di altri scritti apologetici: Le déisme réfuté par lui-même (Parigi 1765, 2a ed. 1822), contro Rousseau; La certitude des preuves du christianisme (Parigi 1767), contro l'insidiosa opera Examen critique des apologistes de la religion chrétienne, attribuita a N. Fréret; Apologie de la religion chrétienne (Parigi 1769), contro gli errori di D'Holbach e del Dictionnaire philosophique di Voltaire. In Germania una dottrina confutazione degli errori degli increduli del sec. XVIII, panetisti, deisti, razionalisti, fu fatta da S. Storchenau nelle opere: Die Philosophie der Religion, Augusta 1775-81, e Zügaben zur Philosophie der Religion (ivi 1785-88, 3a ed. Colonia 1810), nelle quali si dimostra, con il solo lume della ragione, la necessità morale della rivelazione e la sua certezza storica. Anche in Italia abbiamo nel sec. XVIII pregevoli apologie contro gli errori dei cristiani. Importanti quelle di A. Valsecchi, Dei fondamenti della religione e delle fonti dell'empietà (Padova 1765, Treviso 1770); La religione vincitrice (ivi 1776); La verità della Chiesa cattolica romana (ivi 1787). A s. Alfonso de' Liguori dobbiamo i seguenti scritti apologetici: Verità della fede fatta evidente per il contrassegni della sua credibilità (Napoli 1762); Verità della fede contro i materialisti... i settari... i deisti (Napoli 1767); Riflessioni sulla verità della divina rivelazione (Napoli 1773). Merita pure di essere ricordata l'apologia di A. Tassoni, La religione dimostrata e difesa (Roma 1800, Pisa 1817). Tutte queste apologie seguono il metodo tradizionale della dimostrazione con le prove di fatti miracolos nell'ordine fisico, intellettuale e morale.
Una via nuova segui Fr. R. de Chateaubriand nella sua celeberrima opera *Le Génie du christianisme* (1a ed., Parigi 1802; trad. ital., 8a ed., Milano 1879). Contro le calunnie degli enciclopedisti, i quali ritenevano il cristianesimo un culto assurdo e ridicolo, nemico della ragione e della bellezza, delle lettere e delle arti, conchiudendo con Voltaire che solo un imbecille o un furbo poteva essere cristiano, Chateaubriand volle dimostrare che il cristianesimo è la più umana, più benefica, più bella, più poetica, più favorevole alle lettere e alle arti di tutte le altre religioni, per concludere che una tale religione non può essere una creazione umana. Ma una dimostrazione, fondata esclusivamente sulla bellezza e l'utilità del cristianesimo, su argomenti estetici e sentimentali, non può provare l'origine divina, e tanto meno rivelata, della religione cattolica.
Nei secc. XIX e XX la Germania ci offre le apologie del cristianesimo più poderose. La *Apologie des Christianismes* di F. Hettinger (5 voll., Friburgo in Br. 1863-67, 10a ed. 1907-18, curata da E. Müller; trad. ital., Pistoia 1906), dimostra, nella prima parte, i fondamenti razionali del cristianesimo, e difende, nella seconda parte, le verità fondamentali della fede cattolica. La *Apologie des Christianismes* di P. Schanz (3 voll., 3a ed., Friburgo in Br. 1903-1906, 4a ed. 1907, 11a ed. 1907, trad. ital., Firenze 1907), tratta, nel vol. I, di Dio e della natura; nel II, della religione rivelata; nel III, della Chiesa cattolica. *L'Apologie des Christianismes* di A. M. Weiss (5 voll., 4a ed., Friburgo in Br. 1905-1908; trad. ital., Trento 1902-1908), segue un metodo diverso da quello delle due precedenti apologie; considerando il valore del cristianesimo nei suoi rapporti con i costumi e la civiltà, si propone di dimostrare che solo la religione cattolica corrisponde mirabilmente a tutti i bisogni ed aspirazioni individuali e sociali dell'uomo. Molto pregevole per dottrina ed erudizione moderna è l'opera *Religion, Christentum, Kirche* (3 voll., Kempten 1911; 5a ed. 1923) di G. Esser, J. Mausbach e altri collaboratori. Il vol. I ha per oggetto Dio e la religione del Vecchio Testamento; il II tratta di Gesù Cristo come maestro dell'umanità e fondatore della Chiesa; il III espone la vita mirabile della Chiesa come prova della sua origine divina.
Copiosissima la 1. a. francese contemporanea. Basti qui ricordare la grande enciclopedia apologia. *Dictionnaire apologétique de la foi catholique*, pubblicata sotto la direzione di A. D'Alès (4 voll., 4a ed., Parigi 1924-28), edizione interamente rifusa del *Dictionnaire apologétique* (1888), di J. B. Jaugey, e la piccola enciclopedia intitolata *Apologétique*, diretta da M. Brillant e M. Nédoncelle, (2a ed. Parigi 1948). In questa ultima opera sono trattati sistematicamente tutti i problemi direttamente o indirettamente apologetici e si risponde alle principali obiezioni odierne contro la Bibbia, il dogma e la morale cattolica e contro la Chiesa. All'apologetico nel senso più largo la Francia ha dedicato anche una rivista speciale, la *Revue pratique d'apologie*, poi *Revue apologétique*, fondata nel 1905.
Nella Spagna, il filosofo G. Balmes pubblicò le *Cartas á un esceptico* (Barcellona 1845; trad. ital., Imola 1850). Sono venticinque lettere scritte con profondità di pensiero e con logica serrata in difesa della religione cattolica. L'opera *Jesucristo y la Iglesia Romana* (Madrid 1899-1902) di L. Murillo, dimostra la divinità di Gesù Cristo e l'istituzione divina della Chiesa romana e difende le dottrine cattoliche più combattute dall'incredulità contemporanea.
Tra le apologie in lingua inglese ricordiamo: J. Poynter, *Christianity or the evidences and character of the christian religion* (Londra 1827, trad. franc. nella raccolta del Migne, *Démonstrations évangéliques*, XIII, 1221-1314); Th. Moore, *Travels of an Irish Gentleman in search of a religion* (Londra 1833; trad. ital., Venezia 1835, Firenze 1850); M. J. Spalding, *Evidences of catholicity* (6a ed., Baltimore 1866); card. H. E. Menning, *The grounds of Faith* (Londra 1853, 6a ed. 1890; trad. ital., Roma 1906).
In Italia ha avuto un meritato buon successo la *Breve apologia per giovani studenti* (6a ed., Firenze 1920), di G. Ballerini, i cui quattro volumetti hanno rispettivamente per oggetto: Dio, l'uomo, l'anima; la religione; il cristianesimo; la Chiesa.
B) Apologetica. — Il più splendido prodotto del progresso apologetico è stato l'evoluzione delle apologie nella apologetica propriamente detta, divenuta una scienza a sé, avente per oggetto proprio ed esclusivo la dimostrazione positiva, metodica, sistematica dei fondamenti razionali della fede cattolica.
La creazione di questa scienza è stata provocata dagli attacchi dell'incredulità moderna, non più diretti contro l'una o l'altra verità cattolica, ma sistematicamente concentrati contro le basi stesse del cattolicesimo. Il protestantesimo, proclamando il principio della «sola et sufficiens Scriptura», rese necessario il trattato apologetico dell'istituzione divina della Chiesa cattolica romana; e addentrando il concetto della nostra adesione intellettuale alla parola rivelata, obbligò i teologi cattolici ad un esame più approfondito dell'atto di fede e dei suoi rapporti con la ragione. Il razionalismo tedesco, il deismo inglese e il filosofismo francese, negando qualsiasi religione rivelata, anzi la possibilità, utilità, conoscibilità d'ogni rivelazione soprannaturale, impone agli apologisti cristiani una trattazione sistematica del fatto storico della divina rivelazione con la previa discussione della tesi sulla possibilità, necessità e discernibilità della rivelazione stessa.
Già fin dal sec. XVIII, allo studio scolastico della teologia dogmatica si solevano premettere i due trattati allora comunemente detti «Démonstrazione cristiana» e «Démonstrazione cattolica», per provare l'esistenza storica della rivelazione e la conservazione di essa per mezzo della Chiesa cattolica romana. Un grande impulso all'apologetica sistematica e scientifica fu dato dal Concilio Vaticano con le sue definizioni sulla rivelazione divina, sui rapporti tra la fede e la ragione e sulla Chiesa. L'istituzione poi sempre più comune nelle facoltà teologiche e, dopo la costituzione *Deus scientiarum Dominus* (24 maggio 1931), obbligatoria di cattedre speciali di teologia fondamentale ha provocato la pubblicazione di molti manuali di questa scienza. Ma anche per i laici colti fu necessaria una trattazione dei problemi apologetici meno polemica e più positiva, cioè più preoccupata di stabilire la verità che di confutare l'errore, e quindi più competente e soprattutto condotta secondo le norme e le esigenze del metodo scientifico odierno, coordinante cioè le sue tesi sotto un unico oggetto formale, criticamente dimostrato e con prove certe, indipendentemente dall'atto, avversario, sempre presupposto dall'apologia. Circa l'àmbito della materia specifica dell'apologetica, considerata come scienza autonoma, si è lungamente discusso; e molti apologeti hanno preferito sacrificare l'unità scientifica ai bisogni d'ordine pratico e didattico. Le diverse opere apologetiche presentano quindi varietà di contenuto. Trattano però in modo sistematico e scientifico tutti i problemi essenziali alla dimostrazione del fatto storico della rivelazione cristiana e
alla dimostrazione della divina istituzione della Chiesa cattolica romana. A queste dimostrazioni storiche si suole premettere, per connessione di materia, la trattazione filosofica della religione naturale.
Il. Per i primi cinque secoli: a) Testi: Collezione degli scritti patristici (v. ASTROLOGIA); Th. V. Otto, Corpus Apologetarum civilis, 1, 2a ed., Jena 1847-72; C. J. Goosened, Die ältesten Apologeten, Gottinga 1914; b) Studi: Manuali di storia della letteratura ecclesiastica antica (Bardenhewer, Cayré, Steidle, Altaner, Mannucci e Casamassa); E. Freppel, Les apologistes chrétiens du IIe siècle, Parigi 1860; J. Donalsdon, The Apologetics, Londra 1866; J. Rivière, S. Justin et les apologistes du second siècle, Parigi 1907; A. Puech, Les apologistes grecs du IIe siècle de notre ère, Parigi 1912; I. Giordani, La prima polemica cristiana, 2a ed., Brescia 1943; M. Pellegrino, Gli apologeti greci del II secolo, Roma 1947; id., Studi sull'autistica apologetica, 1914.
III. Per il medioevo: M. Steinschneider, Polemische und apologetische Literatur in arabischer Sprache zwischen Muslimen, Christen und Juden, Lipsia 1877; A. Lukyn Williams, Adversus Iudaeos, Cambridge 1935.